i come parigi

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symbol-square-number-math-mathematics-letter-i-i-square-imaginary_tla i di parigi è una e una sola: irène némirovsky. tanto le è dovuto. se non la conoscete dovete incontrarla e partecipare al sofferto e alla sofferenza. grandissima scrittrice, immensa. deportata nel 1942 ad auschwitz e mai più tornata. leggete tutto, perché tutto merita. pare che le figlie abbiano trovato il suo capolavoro, suite francese, in una valigia lasciata in cantina ed aperta solo perché si era bagnata a causa di una lavatrice guasta. ha avuto una madre pessima e non deve esser stata un capolavoro di madre nemmeno lei. la sua scrittura è potentissima e senza tempo. le sue parole sono affilate come bisturi, l’intensità dei sentimenti che trasmette lascia straniti e paralizzati. storie di umanità, di quotidiano atroce vivere, che anticipano i romanzi di philip roth e sono senza tempo in un respiro di eternità che ha i piedi radicati, cementati per terra.

dado-peintre-irene11 febbraio 1903 – 17 agosto 1942

parigi ha avuto anche lei nelle mie passeggiate, quando guardavo per aria, con gli occhi ai secondi piani, perché sennò si vedeva che piangevo, riuscivo a rubare qualche soffitto e qualche lampadario.

leggetela, glielo dobbiamo tutte.

A B C D E F G H

h come parigi

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images images-1 images-2 280px-Il_tempo_delle_meleimgresh come holy motors. perché è un film grandioso che ho interpretato, non vuol dire che l’abbia capito, camminando su e giù per parigi. perché ogni scena è dentro a parigi fino al collo. perché è un film incantevole, struggente, dell’orrore e romantico. la parte al samaritaine quasi mi ha fatta piangere, sempre in tensione ogni minuto. da vedere se amate parigi o se amate il cinema e a parigi non ci siete mai stati. se a parigi ci andate dopo averlo visto vedrete passare una limousine bianca e vi cadrà dalle mani tutto quello che stavate tenendo, dozzina di ostriche e bottiglia di dp compresa. film parigini: ultimo tango tantissimo, i suoi colori voglio andare a cercarli di nuovo, truffaut lo voglio rivedere per intero, woody allen NON è riuscito a far il miracolo con midnight in paris, le week-end di roger michell visto appena tornati con proiezione personalissima pomeridiana (soli io e chéri!) mi ha fatto tirar fuori anche i nomi delle vie, gli aristogatti (dev’esser nato tutto lì il mio amore infinito per parigi). ancora: di amélie già detto e, sicuramente ha inciso a millemila il mitico tempo delle mele. nel mio peregrinare con chéri l’ho fatto passare casualmente davanti al liceo di vic. mi veniva da piangere e non ho potuto dirgli niente, il fanculo era assicurato.

alfabetiere parigino: A B C D E F G

delle cose che non vi dicono del running

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running

1. è una roba bellissima. ma questo ve lo dicono tutti quelli che corrono. il segreto è ovviamente perseverare, dopo un anno di running costante e crescente vedete l’invidia, di quelli che hanno appena iniziato, disegnata sulle loro faccette. perché voi fate 10/12 km -ma anche di più- e chiedete “scusa” per farvi dar strada. l’invidia degli altri è carburante liquido ad iniezione immediata: con un pubblico adorante e invidioso correte di più, meglio e con il sorriso sulle labbra. quello, quando c’è gente, sempre. quando vi ricapita che vi invidino per -altre- prestazioni fisiche? anche se a chi vi vede passare viene in mente una jena ridens che rantola prima di vomitare nel mezzo della savana perché ha mangiato una carcassa troppo avariata, sorridete sempre.

2. vestitevi bene per uscire. non pensate di andar a correre con braghe molle e maglietta bianca fruit of the loom extra large dell’ultimo anno dell’università (erano gli anni ’90). vietato. mettete roba della vostra misura, anche se non è una 38. perché: 1. la roba molla vi intriga 2. un certo stile negli outfit da running vi aiuta. almeno due completi: uno nero (il tubino della runner è un must to have) e uno fosforescente per farvi vedere quando correte su strada. a parte il tubino nero, ne ho uno grigio e uno rosa fluo. andare a correre in grigio è elegantissimo e ha un suo maledetto senso: vi fa vedere dove sudate, e lo vedono anche gli altri. in particolare uno speciale tipo di cromosoma xy si attizza non poco a vedervi evidenziate su grigio. meditate. di rosa fluo sono a metà tra jane fonda e il tenerone ma non mi interessa passare inosservata, loro devono schivarmi e io devo sopravvivere. [messo per far sessione lunga su strada e sudata come un facocero arrapato -ovviamente- incontro il mio dirigente scolastico, magnifico].

3. biancheria. trasformatevi in vergini medievali e imbragatevi in reggiseni sportivi due taglie meno di quello che portate di solito. tutto deve stare fermo e non muoversi di un millimetro. non importa se non respirate. dovete correre senza farvi male alle tette, il respirare è secondario, funziona da solo, è sopravvivenza. preferire il nero al bianco o ai colori. stritolatevi, fatevi aiutare a metterlo se non ce la fate da sole a chiudere come si deve i ganci sulla schiena. presente mamy e miss rosella? ecco.
da non sottovalutare che il chéri della situazione,  vi aspetta a casa, abbia delle visioni simil bondage dominatrix che vi riguardino da vicino.

4.  noi signore non sputiamo di default. ma una volta nella vita capita e se vi capita facendo running avete delle attenuanti. ricordatevi che sarà la prima e anche l’ultima volta perché: a) ci sarà qualcuno che vi guarda b) vi sputerete sulle scarpe o sul telefonino che avete in mano. è roba di statistica, matematica. certezza.

5. non importa che cosa vi dicono e quanti anni ha quello che vi dice qualcosa. sorridete e se la porcata è troppo per la vostra sopportazione: ridete, salutate, mandate baci e se vi salta in testa una battuta sarcastica e affilata collegate immediatamente il cervello alla lingua e: fuoco. in questo ultimo caso dev’esser veramente una roba immediata e geniale, deve far ridere e confermare quello che hanno detto di volervi fare. e sorridere sempre. un fun club fa la differenza e se il fun club è una squadra di under 20 che gioca a calcio: coltivatevi la vostra personale sezione primavera.
e trattate bene sempre tutti (stronze ma educate, signore) : madonna non tratta male i suoi fan. così per dire.

6. unghie e piedi. curateli. sempre. ogni giorno. coccolateli. quando il running diventa indispensabile per il vostro sollazzo e per la vostra salute mentale, le vostre estremità ve lo faranno immediatamente notare. per le scarpe si deve spendere, mettetevela via: qui non si può andare al risparmio. e non è detto che il primo paio per cui spendete un patrimonio siano quelle giuste per voi. vi cadranno unghie, diventeranno nere, cresceranno storte, di tutto e di più ma niente che un rouge noir di chanel non possa nascondere. le estremità devono esser sempre a posto: saranno tutti ai vostri piedi, non vorrete mica deludere le folle?

run, baby, run.

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G come parigi

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G coG_colore-2me gertrude (stein) che sto leggendo un pezzo alla volta, che sto anche rileggendo con altro spirito rispetto a dieci anni fa. dopo paris, france la voglio abbracciare ma ci vorrebbero due me per prenderla tutta intera, mi avrebbe messa in un angolo, con alice a mangiare biscotti, che mica son un uomo io. G come gran palais. ci siamo entrati perché c’era una monografica di robert mapplethorpe, voleva vederla chéri ma ha commosso più me, infinitamente. sapendo la sua storia, le foto hanno un sapore forte, buono, di scommessa e rivalsa. in una saletta foto più vietate ai minori delle altre. certo mi son messa a ridere a vedere distintissime signore parigine che con aria serissima, da intenditrici non si specifica di cosa, son state dieci minuti a guardare una foto a grandezza naturale di un notevole maschio con pantaloni giacca e cravatta e pisellone en plein air. il bianco e nero meglio del colore, ritratti strepitosi e con un’energia incredibile. cartier-bresson, come capa, mi coinvolge sempre molto ma mapplethorpe mi ha sedotta e scossa. e non per i piselloni, per quanto…

IMG_6434sempre al gran palais, mezza mattina, c’erano fotografi con una modella che ha continuato a bere prima di ogni scatto, con conseguente ritocco trucco alle labbra finché se n’è andata, ci piace immaginare una sbronza di champagne. non ci piace immaginare i motivi. attraversate la strada e c’è il petit palais, entrate a destra dell’ingresso principale. non sottovalutate mai le collezioni gratuite che potete vedere, curiosate, se vi piace state, altrimenti au revoir e merci beaucoup. nel caso i caffe dei musei meritano sempre, se non altro per studi antropologici.

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G come gioconda. il louvre non era nei programmi, ma considerata l’apertura serale e il magico pass salta code, alla fine ci siamo entrati, senza mio grande entusiasmo. un museo così con me è sprecato: non ho abbastanza bagaglio per godermelo. per questo per me è una perdita di tempo. ma sul louvre ci ritornerò. abbiamo fatto il selfie di tutti i selfie con la gioconda, ebbene si. sala strapiena ad uso fast food, mordi e fuggi. impossibile starci più di un minuto perché la folla spinge da ogni direzione, ed è incredibile come si dissolva immediatamente fuori, puf! la gioconda attira tutti: è identificabile anche dai piccoli, è IL quadro. comunque è lei che ti guarda e pensa: “guarda questi idioti a farsi selfie”. amen.

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alfabetiche parigino: A B C D E F

il mondo è rotondo di gertrude stein

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10634337_10152464767408821_194566149_npreso dalla biblioteca della scuola. non so quanti pargoli l’abbiano letto intero. è uno di quei testi che vanno letti in inglese avendo una buona buonissima padronanza della lingua perché gertrude c’è andata pesante in musicalità e doppi sensi fonetici. non avendo tali strumenti l’ho letto in italiano: sebbene sia surrealista e quindi godibile dai fanciulli con leoni, cugini, arrampicate, cani e sedie blu, in italiano perde tutta la musicalità dell’originale. quindi diventa troppo lungo e noioso. the world is round è scritto nel 1938, è un libro per bambini. gertrude lo manda in lettura a cesare pavese (aveva già tradotto in italia suoi testi) che lo definisce delightful. l’ha scritto a bilignin suo buen ritiro. bilignin che mi aspetta. la mia ricerca sulle loro tracce mi porterà anche lì. oggi intanto una grande nostalgia dei miei passi a parigi. qualcuna è tornata e a neanche 9 anni, mi dicono, stregata (adorata m!). qualcun’altra è là adesso e qui ci si strugge di malinconia a svegliarsi il sabato mattina e non trovar un pain au chocolat che sia uno.

tumblr_m3ao8jVvxl1r1bfd7o1_1280credit: Paulo and Olga Picasso, Alice B. Toklas, Pablo Picasso and Gertrude Stein; Bilignin, France, 1930. Yale Collection of American Literature. Gertrude Stein and Alice B. Toklas Papers. (C) 2008 Estate of Gertrude Stein.

jane, la volpe & io di isabelle arsenault e fanny britt

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9788804637257-jane-la-volpe-iodagli 11 anni in su. è bellissimo ma doloroso. come ogni ricerca di se stessi. a scuola, isolata dalle altre, sempre più belle, più magre, più tutto finché un giorno qualcosa cambia. parallela c’è la lettura di jane eyre che è un rifugio sicuro dove perdersi ed escludersi dagli altri e che fa sempre sperare, nonostante tutto. è un libro illustrato. le pagine che parlano per helene sono monocromatiche, quelle di jane eyre colorate. sembra che la vita vera sia quella di jane. prima di regalarlo a scatola chiusa a qualche vostra nipote (concedetemi di dirvi che non è un libro per tutte le ragazze) sistematevi in libreria e prendetevi 20/30 minuti per leggerlo. così diventerete anche voi ladre di libri. o passate in biblioteca. potrebbe essere anche un’arma pericolosa e a doppio taglio, usatela con cognizione di causa. la mamma di helene è single con tre figli, ha amici e pare che faccia di tutto per far star meglio la figlia, ma non abbastanza perché la gestione non è facile. non ci si parla, come potrebbe essere facile.  con questo libro sono tornata nel mood da maestra. primo giorno di leggera agitazione in vista del rientro in un ambiente non sconosciuto ma comunque nuovo, come sono nuova io e molto cambiata da quando 4 anni fa mi hanno assegnato ad un’altra scuola.

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