GIUDA di amos oz

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mi ha lasciato una tristezza infinita, un senso di precarietà che non ho mai provato, non conosciuto e quindi mi ha angosciata non poco. il libro è bello e scritto benissimo. AmosOz675primo libro di amos oz letto. gerusalemme. shemuel abbandona l’università e in cambio di vitto, alloggio e un magro compenso si trasferisce da gershom wald, un colto settantenne malato cui dovrà tenere compagnia dalle 5 del pomeriggio a sera inoltrata. atalia abravanel, nuora vedova di gershom vive con loro, bella e misteriosa affascina shemuel. la bellezza del libro è la ricerca del tradimento in uno studio su giuda visto sotto luce ebraica insieme ad altri tradimenti che si raccontano nelle pagine. scorre lento, triste e sapiente. atalia mi ha infastidita immediatamente, tanto quanto shemuel, invece ho amato moltissimo gershom con la -sua- storia che lo schiaccia più della malattia.

una questione privata (fenoglio mi perdonerà)

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800px-HENRI_ROUSSEAU_-_La_Encantadora_de_Serpientes_(Museo_de_Orsay,_París,_1907._Óleo_sobre_lienzo,_169_x_189.5_cm) 513certe città son questioni private. privatissima è parigi tanto quanto venezia. l’unica cosa che mi salva dall’esser lontana da parigi é l’esser molto vicina a venezia. la mia questione privata con venezia è iniziata il 20 gennaio del 1991. qui ai confini dell’impero la domenica a venezia è un grande classico fin da piccoli. venezia è IL mio regalo salvavita (non solo di compleanno) una giornata o anche solo mezza mi rimettono in piedi sempre: spritz, passeggiata, spritz, mostra, spritz, museo, spritz. un giro senza nessuna fretta e senza la voracità turistica di dover vedere tutto perché non si tornerà mai più, o chissà quando. negli ultimi anni la cosa si è amplificata a livello emotivo, le fughe son segrete, silenziose e senza mete definite, con posti che son diventati miei e dell’anima tanto da chiamare intitolazioni solo col nome di battesimo, e il ghetto mi costringe a in-seguirlo, ogni volta emozionata e chiedendo il permesso. ieri pranzo lungo a chiacchiere, spritz bianco, olive, cicchetti e baccalà con biscotti e candela pirotecnica finale che mi hanno portato per la fine della settimana di festeggiamenti! e poi parigi a venezia. parigi e TUTTI QUELLI CHE VOLEVO INCONTRARE a palazzo ducale in un tardo pomeriggio con piazza san marco mai vista tanto vuota. rousseau il doganiere mi ha trattata con i guanti con sale deserte e silenziose prendendomi per mano fino a farmi esser parte di quella cage aux fauves amatissima. c’eran tutti e tutti hanno preso vita in un girotondo incredibile di solitari intimi silenzi che mi hanno travolta: rousseau trainante padrone di casa; picasso che a novembre 1908 organizza celebrazioni per lui al bateau lavoir; cézanne con quelle mele che hanno stupito parigi e hanno fatto scivolare me sul pianto inclinato delle sue tovaglie; morandi e carrà a portare in un vuoto immobile anche un tricolore con il verde; delunay ipnotico e vorticoso; frida da una collezione privata berlinese (ieratica e non convenzionale) separata da diego nella sala accanto; la cricca del blau reiter. e poi baudelaire e apollinaire a scrivere il finale epitaffio (“[…] perché tu dipinga nel sacro ozio della vera luce”) che brancusi, mancava solo lui ma è arrivato all’ultimo momento, scolpisce. tutto perfetto per una festa di compleanno nelle sale di palazzo ducale con abbracci caldi di cento anni fa.

mi hanno già detto che non appartengo al mio secolo

1910, henry rousseau (e dida)

11063372_10152908635783821_892285675_ntappa finale in una libreria incredibile e ultimo giro di spritz.

foto micio di dida

i come parigi (bis)

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è arrivata la primavera e mi ha preso una nostalgia malefica che si insinua nella pancia. non ho un biglietto per parigi, non ho previsioni di imminenti partenze solo grandi immensi desideri di tornarci fosse solo per vedere il museo picasso che hanno finalmente riaperto a ottobre scorso. mi son rivista foto, ho riletto pagine, pezzi che ho scritto, rimesso insieme altri pezzi lasciati nel fondo di borse vintage prese nel marais che, ogni volta che le tocco (le metto sempre troppo poco), mi danno la scossa. l’esser soggiogata in questo modo da una città mi pare sconsideratamente fuori luogo, ma è un fuori luogo interamente e perdutamente mio, quindi esclusivo. parigi mi manca come mi può mancare una persona. la prossima settimana esce il film tratto da suite francese di irène némirovsky, mi auguro che non sia ancora violata, che chi ha deciso di produrlo e girarlo abbia fatto i conti più con la storia che con il suo portafoglio. per girare intorno alla i di parigi torno nel giardino del museo rodin a guardare la cupola luccicante de l’hôtel national des invalides stando davanti al pensatore. la cupola che è la tomba di napoleone che non son riuscita a schivare nella mia corsa al louvre, come in un labirinto per trovare con urgenza l’uscita. quella tomba che (fra tante che ho cercato) non ho neanche preso in considerazione perché troppo visibile e visitata, ma che mi pareva tanto bella da fotografare da lì: dentro una limitazione fatta di siepi, rosai e  ringhiere che hanno l’aria di proteggerti da tutto, che se chiudi gli occhi e ti convinci, diventa il tuo giardino segreto. IMG_6291alfabetiere parigino  A B C D E F G H I

SOTTOMISSIONE di michel houellebecq

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SottomissioneCopertina

alla fine houellebecq è tornato. quello di piattaforma, quello delle particelle elementari (libro che ho infinitamente amato). lo aspettavo dopo la carta e il territorio, non piaciuto, preso come un tradimento. quell’autore che dovrebbe essere detestato da tutto il genere femminile ma che non posso fare a meno di cercare, leggere e decantare. non posso neanche fare a meno di esser convinta che il personaggio maschile dei suoi romanzi sia sempre lui. mi sembra quasi che debba scontare il suo riconoscersi in quegli uomini viscidi, -teoricamente- inavvicinabili, descrivendosi e offrendosi, facendosi scoprire per non avere l’ansia del momento in cui sarebbe comunque scoperto, facendosi leggere: “ecco sono io”.

trama: in una francia che elegge il primo presidente di un partito islamico la società cambia in modo evidente da subito. un professore solo, solitario, estremamente colto e acuto scende a patti.

uscito una settimana dopo i fatti di parigi dello scorso gennaio, houllebecq più che visionario è una novella cassandra. il libro è scritto meravigliosamente e il futuro della francia (ma anche il nostro) che racconta, non mi pare così tanto inventato. il suo alter ego, un prof universitario, prima scende a patti per poi accettare una conveniente, ponderata sottomissione che gli eviterà una solitudine data per scontata per 200 pagine. come gli altri maschi dei suoi romanzi françois, studioso di huysmans, non si dà a niente e nessuno nella sua interezza, anzi si concede in misura minima ed indispensabile per la sola stentata sopravvivenza di qualsiasi tipo di rapporto. trainato da voracità sessuali e gastronomiche -che lo lasciano comunque sempre indifferente e insoddisfatto- si costringerà a cedere (fingendo titubanze) alle lusinghe intellettuali e pecuniarie del nuovo regime che gli garantirà un declino (parola clou, con decadenza, di tutta la produzione letteraria di houllebecq) meno atroce.

ci son pagine che non son riuscita a capire in toto: huysmans, scarron, nietzsche … quelle ignorance!

GENTE di alan bennett

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2f6668a7f7f6574c22a4bd668cc96681_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyquando adelphi fa arrivare cose fucsia (fuschia per gli amici) in libreria -e bennett è fuschia- mi costringe a riacquistare libri di carta ed entrare alla feltrinelli e cercare, con un certo brivido, la loro tesserina fidelity blu persa fra portafoglio e borsa perché non più oggetto indispensabile. il colore ha sempre avuto un appeal fortissimo su di me a partire da quando lo guardavo da lontano perché troppo, fino a quando ho iniziato a mangiarlo sotto forma di optalidon e unico -iniziale- conforto a mal di testa da campionato del mondo, per poi diventarmi indispensabile negli abbinamenti con il rosso negli ultimi anni. il fucsia (fuschia per gli amici) di adelphi è sempre abbinato a garanzia di commedie sofisticate, colte, british che si spingono a solleticare il mio più basso istinto snob. ho solo e sempre letto le sceneggiature e mi piacerebbe vederle a teatro, tutte quante. la commedia in estremo sunto: cosa fare di una dimora storica ed aristocratica inglese che non si riesce più a mantenere? divertente, colto, critico e sarcastico come piace a me. co-protagoniste sorelle e sorellastre che si completano nelle loro proprie serie frivolezze.

l’introduzione poi è impagabile: 16 pagine da leggere prima e dopo. personalmente le leggo sempre dopo, mi chiariscono e mi accompagnano sempre verso altri lidi succulenti e irrinunciabili. qui ci porta verso l’amore in un clima freddo di nancy mitford che purtroppo ho già letto con immenso trasporto.

dall’introduzione, bennett riporta da un incontro con una gran dama di sua conoscenza:

adesso che ho compiuto ottant’anni, ci sono due cose che non sono più costretta a fare: dire la verità e mettermi le mutande.

dida si è scassata

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10955232_10152835182723821_2136739440_nson passati 10 giorni. mi dicono che adesso sì: sono una runner.

due domeniche fa son andata a correre, ma proprio di voglia. dico a chéri che torno in un’ora e stavo per fare il mio PB sugli 11/12 km. stavo per… perché ai 10 km mi son sentita come se qualcuno mi avesse tirato una biglia nel mezzo del polpaccio dx. mi son addirittura girata per vedere se c’era qualcuno in giro con una fionda. poi visto che no, ho cercato di finire la mia corsa trionfale sull’onda della cavalcata delle endorfine che facevano festa come mai prima. solo che … niet. neanche un passo. male. dopo 1131,6 km (questo mi dice runtastic che conta i km da quando ho iniziato ad usarlo) mi son scassata.
mi son fatta venir a prendere, non ho camminato per tutto il giorno: ghiaccio cremette etc. male. poi in una settimana tre volte dal fisioterapista e tre tecar. e incazzo tanto ma tanto tantissimo incazzo. tanto che solo ieri ho preso le fidatissime brooks e le ho lavate e sistemate. perché devo star ferma almeno 20 giorni. almeno. non è neanche uno strappo, è solo uno stiramento ma mi ha messa ko perché per la prima volta in vita mia mi son fatta male e questo mi ha impedito di far una cosa che, incredibilmente, mi piace e mi fa star BENISSIMO. domani di nuovo fisioterapista e devo star più ferma perché domenica mi son fatta una camminata e no, non è andata bene.

invidio tutti quelli che corrono in questi giorni di sole di primavera mentre io arranco camminando, e non ne ho MAI VISTI TANTI, mi son addirittura sognata di correre… sta cosa rasenta il delirio ma tant’è. mi è saltata la mezza maratona di gorizia del 1 marzo, farò una fatica maiala a ricominciare e dovrò ricominciare, magari non da capo ma dovrò tornare indietro, adeguarmi a più miti consigli e non pensar di esser wonder woman o, peggio, di aver ancora 20 anni. 

però queste strisce fuschia sul polpaccio son sexy da morire, nere anche di più, e la maratona quest’autunno la faccio. e scarpe nuove appena mi ripiglio e garmin, come i veri.

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le fantastiche avventure di chéri #52

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gmdomenica scorsa son andata a correre come al solito. dico a chéri: “ti chiamo quando son vicina a casa, non serve neanche che rispondi, mi attacchi la stufetta in bagno che voglio trovar caldo, doccia bollente e poi andiamo a pranzo”.

fatti quasi 10 km e una velocità da PR, mi sento come se qualcuno mi avesse colpito con una palla il polpaccio. solo che nessuno mi aveva tirato niente e non son riuscita più a muovere un passo. chiamo chéri e facciamo suonare 80 volte il telefono prima che risponda. gli spiego cosa è successo, dove sono, le sento. quando arriva a raccattarmi, son piena di freddo, nervosa, incazzata e saltello su un piede, dice:

“e adesso si fa come con i cavalli da corsa?”

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