COCO CHANEL X 3

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settimana interamente dedicata. senza via di scampo. ho letto questi tre che aspettavano da qualche mese. non sono i primi e non saranno gli ultimi. la vita di coco chanel è raccontata dai biografi che ho letto fin’ora con la stessa scansione cronologica. ci sono quelli che hanno avuto a che fare con fonti solo documentarie e cartacee altri che l’hanno conosciuta de visu, altri che se la sono proprio inventata. a mollo in piscina quasi ho coperto la copertina perché mi scoccia non poco che le biografie di coco vengano trattate con sufficienza. in ordine di gradimento prima la biografia di claude delay che l’ha conosciuta casualmente mentre sceglieva un foulard in boutique e poi è stata invitata a pranzo quindi entrata nelle sue grazie, in seconda battuta coco e le sue amiche, ultimo un profumo di mistero troppo focalizzato sulla perdita del padre. coco chanel di claude delay è anche meglio della biografia di henry gidel . forse è che ormai son di casa per tante cose, luoghi e persone quindi me li colloco tutti bene a livello di parentele, intrighi e morti tragiche ma questo libro davvero è quello fatto meglio e che mi è piaciuto di più. lei ne esce più umana nonostante una vita incredibile e una leggenda che l’ha consacrata ancora prima di morire, consapevole, lucida, sola, con la cameriera a raccogliere le ultime parole. la filosofia chanel qui c’è tutta con motivazioni su com’è arrivata dov’è arrivata e perché. affascinante mettere il naso dentro ad una vita pazzesca, meglio di qualsiasi romanzetto estivo preso in regalo con novella 2016 e co. vita vera meglio di tutto. chanel & co è lo stesso una biografia attraverso amiche o donne con cui ha avuto rapporti non sempre distesi : misia su tutte, principesse russe, vera bate e alla fine anche romy schneider [la sissi dei film per capirci], vera valdez sua modella preferita all’epoca e oggi signora elegantissima. sarebbe interessante leggere (se esiste) qualche testimonianza di chi ha vissuto con lei nei laboratori di rue cambon, nel quotidiano. ma ce n’è già abbastanza anche solo tradotto in italiano, oltre a questi ultimi letti meritano: a letto con il nemico , la testimonianza di louise de vilmorin (fatta fuori da chanel) mentre si può evitare tranquillamente karen karbo . per una visione più completa e un’altra voce: misia è magnifica tanto quanto mademoiselle nella sua autobiografia e biografia a cura di arthur gold e robert fizdale . e poi si gioca con i collegamenti: coco chanel ha acquistato a venezia degli oggetti (adesso in rue cambon) che erano della marchesa casati stampa la quale abitava a palazzo dei leoni, lo stesso dove si va a trovare peggy guggenheim. parigi inizia con la lettera C. poco da fare. adesso mi tocca la biografia di colette, e anche lì ci saranno tutti quelli che voglio incontrare. ognuno ha i suoi fantasmi, i miei stanno tutti a parigi.

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far flanella a torino [viaggi di sorellanza]

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11721779_10153180006903821_1179407118_nci son tornata spinta da mia sorella e chiamata da tamara e tutto quello che si è portata dietro lei. questa volta torino è stato affar di donne. prima torino era al maschile. di donne mie e di donne altrui, grandi e silenziose, piccole e straordinarie, nuove, sconosciute -ma non poi così tanto- che si incontrano perché (quando succede ne son sempre convinta) c’è qualcuno che ci manovra e ci spinge le une contro le altre e BUM, si cade tutte col culo per terra, ci si dà una sistemata, ci si guarda, ah sei tu? e si va a spasso, a mangiare o ci si mette a ber succhi di pesche e carote a chiacchierare come se fosse la colazione abituale, quella.  quella di libri letti, di posti amati, di cose meravigliose che si fanno e si raccontano la mattina appena sveglie senza fretta, così si ha la certezza che la giornata non potrà andare male in nessun caso.

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tamara de lempicka: mostra aperta fino al 30 agosto (poi a verona dal 16 settembre), se non riuscite a visitarla a palazzo chiablese -allestimento molto piaciuto, organizzato su nuclei definiti: ottimo il percorso delle sue abitazioni- leggetevi la tamara di vanna vinci. c’è che vi mancherà perdervi fra gioielli e chimoni e scoprire i vestiti che dipinge nei suoi quadri, creazioni sartoriali vere, addosso a fortunate madame che potevano permettersi abiti di madelaine vionnet, marcel rochas o de la maison blanche lebouvier, lei in primis. qui la mostra in video. dopo tamara ci siamo buttate anche su modigliani al GAM, mostra meno completa, con pochi pezzi suoi e una gestione museale caotica e inopportuna .. tre biglietti diversi per tre esposizioni in un museo solo? mah… sembrava di giocare a carte.

torino parla dai muri e questo è stato amore a prima vista: grandissimo fabio pante

le mie nazionipoi lo scrigno segreto che è il circolo dei lettori, regalo ineguagliabile, la piola cianci in cui distruggere metodicamente letterati e letteratura azzannando in prestanze primitive la carne cruda e il vitello tonnato, la menabrea sempre alla spina. il museo egizio nuovo, estremamente di moda, ha abbandonato le teche con i vetri vecchi che deformavano nostalgicamente quello che proteggevano. non abbiamo trovato in giro per le sale quel direttore magico, giovane, tanto talentuoso quanto televisivo: christian greco che, in quest’estate di temperature tropicali, fa da contraltare vittorioso al christian grey delle 50 sfumature. 

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e per ultimo vi svelo il segreto. posto incantato dove bussar alla porta solo se siete persone per bene (e se vi piacciono mici, muffin e crumble di pesche appena sfornati).

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due storie sporche di alan bennet

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02557ca832164118dd25191e94b8e554_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyalan bennet MAI così in stato di grazia!
due racconti uno meglio dell’altro! alla fine del primo ho detto che se anche il secondo fosse stato solo la metà di quello appena letto, comunque sarebbe stato strepitoso. anche nudi e crudi, la cerimonia del massaggio o gente risultano meno brillanti di questi due. uscito nel 2011, sempre adelphi adesso lo ripropone con una copertina diversa e meno elegante della prima, ma il polpo si vede che fa estate e sia. non vi voglio svelare niente delle trame, quindi quanto seguirà non vi toglierà per niente la voglia di scoperta e la gioia della sorpresa. mrs donaldson ringiovanisce resta vedova e per arrotondare fa la finta malata in ospedale per simulazione e apprendistato ai futuri medici. decide anche, contro il volere di una figlia insopportabile, di affittare una stanza di casa a una coppia di giovani universitari. si ride da soli! ma il gioiello è il secondo racconto: mrs forbes non deve sapere. vi immerge, come il te delle cinque, nella migliore tradizione britannica e relativa autentica middle class, o almeno in quella che ci immaginiamo, piena di doveri e facciate da ritoccare e riparare all’occorrenza per salvare le apparenze e mantenere segreti (vale sempre la pena). eccellente!

lasciami l’ultimo valzer di zelda fitzgerald

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se non sapete niente di zelda e scott non prendete neanche in mano questo libro. si può goderne al massimo solo sapendo di zelda, sapendo di scott. se vi scappa la domanda “scott chi?” andate qui a curiosare e a  farvi un’idea qui o lasciate perdere.

ultimo valzerlasciami l’ultimo valzer è il romanzo che zelda scrive, nell’ospedale psichiatrico dov’era ricoverata, su consiglio del suo terapeuta. ne esce un’autobiografia in cui lei si trasforma in alabama e scott in david che, invece di scrivere, dipinge. per il resto si riconosce -e non è per niente nascosta- la storia di loro due tra successi ed eccessi, tra america, parigi, svizzera e costa azzurra. la carriera da ballerina che porta alabama a napoli in realtà non decolla mai per zelda e la malattia non è quella che la costringerà fino alla  fine dei suoi giorni in cliniche psichiatriche. zelda muore a 48 anni nell’incendio dell’istituto che la ospita e la sua è l’unica famiglia (di una decina) che non chiede un risarcimento. pare che scott abbia contrastato l’uscita di questo libro che risulta in varie parti scomodo, ma non solo per lui. zelda con sarcasmo sopraffino si è tolta più di un sassolino dalle scarpe. scrive benissimo e a differenza di suoi articoli pubblicati su giornali e riviste, qui non ha quei filtri che il cognome fitzgerald sicuramente le ha imposto o che lei ha comunque subito. non nasconde le passioni e le solitudini di quegli anni ’20 che l’hanno vista regina indiscussa ma che hanno anche sacrificato il suo talento sull’altare del grande gatsby.

il problema delle emergenze é che ogni volta metto la biancheria intima più bella e poi non succede mai nulla

tratto dalle entusiasmanti pagine di un’attraversata atlantica verso parigi.

su zelda e scott anche: pietro citati e la morte della farfalla e zelda di terese anne fowler

signorina cuorinfranti di nathanael west (1933)

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copertina_564nella lista dei desideri da tempo, l’ho trovato al balon (torino) sabato mattina nell’edizione che mi piace di più e/o, quella rossa (1988) a 2€. fortuna vuole che tutte le edizioni in giro siano comunque di editori amati. libro del 1933 ambientato durante la crisi americana ma che si adatta bene anche alla nostra attuale con semplici variazioni di sfondi. la signorina cuorinfranti è un giornalista che risponde alle domande dei lettori, una posta del cuore che parte con l’intenzione di aumentare tiratura e vendite ma che anche se ci riesce, mette in crisi chi risponde. storia breve a fotogrammi immediati che si inseguono veloci e non si fanno mollare, io l’ho finito in treno prima di arrivare in veneto. disperazione e spasmodica ricerca di salvezza, alla fine tutto sarà inutile.

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scambi, equivoci eppiù torbidi inganni di gaetano cappelli

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stasera, 2 luglio h. 20,00, roma villa giulia, seconda votazione e proclamazione del vincitore del LXIX premio strega. anche quest’anno non sono a villa giulia, ma chemmefrega: oggi esce il nuovo romanzo del maestro gaetano cappelli. se non è un caso, quanto meno è simbolico.

di nuovo è un amatissimo romanzo di quelle gesta che fanno voglia di imitazione, immediata. di nuovo una scrittura fluida, divertente e sagace con un incastro di scene alla pari di un film. se non conosci il maestro gaetano cappelli, male, malissimo. vedi di sistemare le cose e poi ripassa a leggere.

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se lo conosci è a te che parlo perché qui (ri)troviamo tutto l’animalario che ci piace e che ci ha conquistato anche in altre pagine, perché [è inutile signori e SIGNORE che CI nascondiamo] siamo così, chi più chi meno elegante, chi più chi meno avvinghiato ad un accento che ricostringe alle origini primitive, chi più chi meno.. ognuno professionista a suo modo in qualche arte, anche se ci si maschera dietro nomi di gin che ne fanno quattro bottiglie all’anno e ci piace immensamente ma lo mescoliamo con la tonica e una fetta di cetriolo perché sennò è troppo forte, cappotti di cachemire che uccideremmo nostra nonna piuttosto che farlo avvicinare da una tarma arrivata-s’intende- dall’armadio della vicina di casa impossibile da condividere, libri che ahquellolìnonloleggoneanchemorta ma appena esce ce l’abbiamo sul kindle che tanto nessuno può sapere (eccomi qua!!!!). alla fine, di fronte alle passioni, siamo tutti uguali. e quello che da sempre immensamente adoro del maestro gaetano cappelli è la soavità, la leggerezza delle sue donne lavoratrici, palestrate, mamme, supponenti e noiose, che non escono mai sconfitte, non lavano piatti, non stirano non fanno faccende, professioniste cattive o svampite per fortuna o per finta, burine, opportuniste e innamorate, pantere con le unghie da affilare, ma tutte potenzialmente pantere, eleganti o apparecchiate in maniere discutibili per noi fan dei tubini e dell’essenza chic delle cose (e sotto: leopardo bordato di viola c’è, sempre, io so). ecco loro, si ricreano e mai ab-battono, anche se fritte risorgono come araba fenice e vincono di quello, sempre e comunque. in opposizione l’uomo ingenuo, irretito, incastrato e senza colpe, punito e trascinato senza via di scampo dai bisogni atavici e primari contro cui, nulla può. alla fine, seguendo la matassa che il narratore onniscente ci sviluppa davanti, colpi di genio (e di culo) risolvono pure le situazioni peggiori con soluzioni definitive o che (solo) a prima vista sembrano svantaggiose.

storia porca e sofisticata che scalderà ancora di più le giornate di signore irreprensibili, già tormentate dal caldo di questi giorni e signori che una riccarda la vorrebbero avere almeno per una mezzora vicina di ombrellone. a pag. 100 un’imperdibile iluminante piccola dissertazione sulle differenze fra uomo e donna maturi e, più oltre, un trattato ai limiti del filosofico sulla pulizia e lucidatura delle scarpe (non una scarpa qualsiasi).

da anni leggo ogni settimana d’orrico sul magazine del corriere, ho seguito centinaia di sue indicazioni di lettura fra cui parenti lontani di cappelli e la versione di barney di mordecai richler: due dei più bei libri letti (sorrentino e tony pagoda appena dopo). devo ringraziare quotidianamente, infinitamente come i ceri alla madonna per grazia ricevuta, per cappelli, perché prima o poi a barney ci sarei comunque arrivata. il maestro ci regala libri che danno sollievo anche nella tragedia e nell’inevitabilità dei disastri di cuore (in tutti i sensi possibili) e infonde leggerezza, quella che tanti altri vendono contraffatta un tot al chilo e ci fa anche vomitare.

troppe puttane! troppo canottaggio!

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troppe puttane! troppo canottaggio! da balzac a proust, consigli ai giovani scrittori dai maestri della letteratura francese a cura di filippo d’angelo -minimum fax

il titolo mi ha incuriosito immediatamente e lo zio peie me l’ha regalato, l’ho tenuto sul comodino e l’ho letto poco alla volta, stamattina mi son accorta di esser arrivata alla parte finale, quella di proust e mi son messa comoda a chiudere il caso. balzac, baudelaire, flaubert, maupassant, zola, gide e dulcis in fundo monsieur marcel, non svelano segreti ma danno consigli ai giovani scrittori, tratti da opere e lettere private. traduzione e cura di filippo d’angelo che nella postfazione attualizza indicazioni, fra tutte: no social e nessun pensiero nel “[…] vampirizzare, le vite altrui, lo scrittore non risparmia né i propri amori, né le proprie amicizie, né, tantomeno, i propri familiari” .  convinta anch’io di questo, e non sono scrittrice e mai lo sarò.

libro che si infila in borsetta, di quella leggerezza colta che ti fa volare, a vedere chi cerca con le braccia stese in alto e saltellando, inutilmente, di prenderti e tirarti giù.

gustave flaubert scrive a guy de maupassant, e oltre a rimproverarlo di esser un fannullone e di passar troppo tempo fra canottaggio e puttane, il 15 agosto 1878, continua così:

[…] state in guardia dalla tristezza. è un vizio. si trae piacere dall’essere sconfortati, e quando lo sconforto è passato restiamo inebetiti, perché abbiamo consumato forze preziose. allora abbiamo dei rimpianti, ma è troppo tardi. credete nell’esperienza di uno sceicco al quale nessuna travaganza è estranea.

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