il mondo è rotondo di gertrude stein

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10634337_10152464767408821_194566149_npreso dalla biblioteca della scuola. non so quanti pargoli l’abbiano letto intero. è uno di quei testi che vanno letti in inglese avendo una buona buonissima padronanza della lingua perché gertrude c’è andata pesante in musicalità e doppi sensi fonetici. non avendo tali strumenti l’ho letto in italiano: sebbene sia surrealista e quindi godibile dai fanciulli con leoni, cugini, arrampicate, cani e sedie blu, in italiano perde tutta la musicalità dell’originale. quindi diventa troppo lungo e noioso. the world is round è scritto nel 1938, è un libro per bambini. gertrude lo manda in lettura a cesare pavese (aveva già tradotto in italia suoi testi) che lo definisce delightful. l’ha scritto a bilignin suo buen ritiro. bilignin che mi aspetta. la mia ricerca sulle loro tracce mi porterà anche lì. oggi intanto una grande nostalgia dei miei passi a parigi. qualcuna è tornata e a neanche 9 anni, mi dicono, stregata (adorata m!). qualcun’altra è là adesso e qui ci si strugge di malinconia a svegliarsi il sabato mattina e non trovar un pain au chocolat che sia uno.

tumblr_m3ao8jVvxl1r1bfd7o1_1280credit: Paulo and Olga Picasso, Alice B. Toklas, Pablo Picasso and Gertrude Stein; Bilignin, France, 1930. Yale Collection of American Literature. Gertrude Stein and Alice B. Toklas Papers. (C) 2008 Estate of Gertrude Stein.

jane, la volpe & io di isabelle arsenault e fanny britt

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9788804637257-jane-la-volpe-iodagli 11 anni in su. è bellissimo ma doloroso. come ogni ricerca di se stessi. a scuola, isolata dalle altre, sempre più belle, più magre, più tutto finché un giorno qualcosa cambia. parallela c’è la lettura di jane eyre che è un rifugio sicuro dove perdersi ed escludersi dagli altri e che fa sempre sperare, nonostante tutto. è un libro illustrato. le pagine che parlano per helene sono monocromatiche, quelle di jane eyre colorate. sembra che la vita vera sia quella di jane. prima di regalarlo a scatola chiusa a qualche vostra nipote (concedetemi di dirvi che non è un libro per tutte le ragazze) sistematevi in libreria e prendetevi 20/30 minuti per leggerlo. così diventerete anche voi ladre di libri. o passate in biblioteca. potrebbe essere anche un’arma pericolosa e a doppio taglio, usatela con cognizione di causa. la mamma di helene è single con tre figli, ha amici e pare che faccia di tutto per far star meglio la figlia, ma non abbastanza perché la gestione non è facile. non ci si parla, come potrebbe essere facile.  con questo libro sono tornata nel mood da maestra. primo giorno di leggera agitazione in vista del rientro in un ambiente non sconosciuto ma comunque nuovo, come sono nuova io e molto cambiata da quando 4 anni fa mi hanno assegnato ad un’altra scuola.

LIBERTAD! -l’amore e l’impegno, l’arte e la politica, i drammi e la leggerezza nella parigi degli anni trenta- di dan franck

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libertadsono monotematica. lo so. abbiate pazienza.

libro bellissimo. no romanzo. no storielle. tante fonti dichiarate che son subito diventate stimoli. il fermento e l’impegno in/per la guerra civile spagnola è forza centripeta delle pagine. la vita a parigi nonostante tutto. 350 pagine di vite vere che conquistano più di qualsiasi altro romanzo. non faccio i conti con hemingway (“il giorno era così bello, che sembrava ridicolo che qualcuno potesse morire”) neanche qui, la resa è solo rimandata. ritrovo capa e piango con lui per gerda taro, saluto cartier-bresson, abbraccio picasso e di più dora. dalì e gala mi coinvolgono ma non posso fare a meno di aver in mente il trittico a espansione matrimoniale fra lei, paul éluard e max ernst, accumulando però più tenerezza per il primo. sia messo agli atti che è possibile -ed è una sensazione straordinariamente surrealista- provare tenerezza per un surrealista. frivola gala, me l’immagino pazza come un cavallo ma in grado di tener le redini di dalì. bunuel segue a tiro la carovana e parte per gli states. ancora a parigi con solo vaghe percezioni della guerra in spagna anais nin e henry miller. i miti son tutti lì: vicini e non lo sanno. e non sanno cosa li attende, purtroppo.

poi incontro clara malraux, e mi sa che diventeremo grandi amiche.

“è piacevole essere intelligenti. si piace agli uomini intelligenti”

F come parigi

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disegno-di-lettera-f-alfabeto-da-colorareF come fiori, ovunque, che mi hanno riempito gli occhi di continuo. che non sono gli stessi che si trovano qua perché da sfondo hanno parigi e gridano eleganza ovunque. fiori anche per entrare al père-lachaise, avvolti in carta semplice e rossi. perché glieli avevo promessi. a monsieur. nei giardini, nei negozi, nei caffé, dappertutto, non sono mai troppi. messi in vasi semplici a farsi guardare. abbandonati sui davanzali chissà da chi, mi hanno raccontato di incontri saltati, di appuntamenti mancati e di delusioni. F come 27, rue fleures dove madame stein riceveva e alice faceva i biscotti e sopravisionava tutto, pur sedendosi con le donne, in parti decentrate rispetto a gertrude, centro di tutto, deus ex-machina in quegli anni.  

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F come flânerie gourmande. avevo tutta una serie di dritte fidatissime su cui poter contare, testate da chi sa. ma non erano mai nei paraggi quando ci servivano. ci siamo seduti al sole, in posti belli, quando un cameriere ci ha sorriso per caso, dove si poteva guardare il flusso delle persone, che qualche volta ha avuto la forma di un flusso di coscienza. ci siamo fidati del naso che da sempre abbiamo per trovare posti dove prima di tutto vogliamo stare bene e non solo mangiare come si deve. sono più propensa a perdonare un mediocre pranzo in un posto delizioso che una grande esperienza gastronomica in un posto empaticamente sterile. delusione maxima au petit fer à cheval, nel marais: ho voluto ostinatamente aspettare che si liberasse un posto sulla strada, vino buono ma atmosfera pessima. si mangia bene ovunque e senza spendere follie, vale sempre la regola ferrea di fuggire a gambe levate da tutti i cacciatori di clienti che offrono il menù a prezzo fisso per strada invitandovi a sedere e di entrare invece al volo dove ci son colletti bianchi in pausa pranzo. il sogno è trovare alta ristorazione nei musei. un posto segreto l’abbiamo provato grazie ad un suggerimento prezioso (a un tiro da notre-dame): foie gras, formaggi, crème brûlée e tutti gli altri comandamenti in mano ad un uomo solo con i super poteri da cuoco, da cameriere calmissimo con la possibilità di dire no a gente che non gli piace e darci mezz’ora (rispetto alla prenotazione) sorridendo complice per andarci a bere un pastis guardando la senna.
F come femen in 20 minuti di delirio, caos, polizia in quantità esagerata e queste incazzatissime femmine fisicatissime e potentissime. chéri si è buttato nel mucchio con i fotoreporter finché la polizia non si è occupata anche di loro. il resto, dida compresa, del pubblico -non pagante- senza nessuna voglia di prenderle se n’è stato buono a cercare di capire, senza peraltro nessun risultato utile.

IMG_6113IMG_6105IMG_6133image credit (femen): chéri

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E come parigi

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come tour EIFFEL, madame eiffel. chi altro poteva?! simbolo e stereotipo parigino per definizione. anche se non volete averci niente a che fare ve la ritrovate fra i piedi. ci siamo capitati per caso e quando è sbucata -come dal niente, davvero- non ce l’aspettavamo. non ci siamo saliti, non volevamo, ma anche se fosse stato il contrario era impensabile sopravvivere alla fila infinita per tutte le ascensioni, anche quelle a gradini. grazie a un libretto che dà almeno 101 dritte -101 cose da fare a parigi almeno una volta nella vita di sabina ciminari- abbiamo passato il trocadero e ci siamo infilati nel cimitero di passy, sulla sinistra dando le spalle alla torre. se poi la volete vedere illuminata -aspettate il buio- dalle 10 allo scoccare dell’ora diventa isterica e luccicante. noi ce la siamo goduta dalla terrazza del pompidou. quand’ero piccola a casa girava una tour eiffel di metallo alta 20 cm credo, non so che fine abbia fatto, forse l’hanno eliminata i miei dopo che l’ho trasformata in corpo contundente in un tentativo di pestaggio ai danni di mia sorella. non so. però è sparita. comunque lei è lì, ci passate vicino, sotto, la leggete, cercate di metterla intera nelle fotografie, vi fate i selfie e dite “adesso sì! sono a parigi”. poi allontanatevi camminando e fatevi tornare in mente un bel film le promeneur du champ de mars (le passeggiate al campo di marte) e il presidente mitterand che continuo a ricordare nei telegiornali della rai dell’epoca dietro una scrivania con il tricolore francese accanto e immaginare mentre -nell’ultimo pasto prima di morire- si mangia due uccellini prelibati annegati nell’armagnac (leggetevi nel giardino del diavolo. storia lussuriosa dei cibi proibiti di stewart l. allen)

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D come parigi (omaggio a dora maar)

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prescrittura-d-corsivoD come dora e deux magots. il 10 aprile 2004 ho trovato in una libreria al mare un libro che mi son divorata in qualche giorno di quel mese fresco: picasso e dora di james lord ed. rosellina archinto. è un libro del 1993 scritto fitto fitto, c’erano almeno dieci copie, a metà prezzo, buttate in un cesto. la libreria sapeva di umido, forse era uno dei primi giorni di apertura della nuova stagione. aveva dei volumi fantastici ma non teste abbastanza fine intorno. sfogliandolo adesso ho trovato una viola fra le pagine, lì da almeno dieci anni, di quelle gialle. l’ho messa io di sicuro. ha anche sporcato le pagine. ero con f. , ho ancora le foto di quella giornata da qualche parte, io su un’altalena sulla spiaggia, con il mare dietro, agitato come me in quegli anni di labirinti senza uscita. così credevo.
DSCN1884primo incontro con lei vedendo i ritratti che le ha fatto picasso: la donna che piange, non a caso. ma dora non è stata solo la sua amante: era fotografa, pittrice e surrealista. forse la sua più grande disgrazia è stata incontrare lui a les deux-magots, presentati da paul éluard (che ha scritto questo « sur mes refuges détruits/sur mes phares écroulés/sur les murs de mon ennui/ j’écris ton nom » e sembra fatta su misura per dora). centinaia di pagine raccontano di lei (anche geltrude stein in picasso, anche françoise gilot in vita con picasso) 

tumblr_m6r746Y5ZD1rntkg5o1_1280lei mi è entrata dentro, più delle altre amanti di pablo, donne di cui comunque ho letto tutto quello che ho trovato. di dora a parigi ce n’è. in giro per musei la trovate sempre, che piange, bellissima e soggiogata, nonostante la sua immensa personalità e attività politica e artistica trattata male, umiliata e terrorizzata. pellegrinaggio indispensabile ai deux-magots. trovata anche nella biblioteca ideale di cartier-bresson, nella sua monografica. e portata a casa, in francese, lo rispolvero, che serve sempre: dora maar prisonnière du regard di alicia dujovne ortiz -le livre de poche 2003-. mi è rimasta molto in testa la vita che ha fatto dopo picasso, sostituita da una giovanissima françoise gilot, depressa e chiusa in una casa (6, rue de savoie, paris) dove tutto parlava di picasso -anche gli insetti che lui aveva dipinto sui muri- ha una conversione religiosa «après picasso, il ne reste que dieu». era bellissima, elegante, femminile e suadente. le foto in sequenza di guernica che si forma per diventare capolavoro sono sue. l’ho trovata poi a venezia a luglio di quest’anno, a palazzo fortuny, con le sue foto e con un solo suo ritratto firmato picasso che si mangiava letteralmente tutte le sale dell’esposizione, così da morto nei quadri, figurarsi vivo dal vivo cos’era capace di devastare. è morta a parigi ma non c’è rimasta, prima o poi andrò a salutarla al cimetière du bois tardieu a clamart. qui sotto, ultima a destra, dora. una come noi, potrebbe esser stata scattata stamattina.

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per leggerla:
le amanti di picasso di paula izquierdo
dora maar -fra le muse di picasso- di brigida di leo
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ora maar -prisonnière du regard- di alicia dujovne ortiz (in francese)
picasso e dora di james lord
dora maar senza picasso di mary a. caws
io, dora maar. la mia passione per picasso di nicole avril
dora maar. nonostante picasso di victoria combalía (catalogo della mostra di venezia palazzo fortuny 2014)
dora maar di victoria combalía (in spagnolo)
in una parte di malamore (esercizi di resistenza al dolore) di concita de gregorio

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C come parigi

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chanel-logocome chéri e come colette, come chanel e come rue cambon 31, come cartier e chartier, come cafe, come crepes. non potevo non portare chéri a trovare colette. una tizia cha passava davanti a colette al père-lachaise mi ha chiesto lumi su di lei, altro che noviziato! colette c’era ogni volta che per strada chiamavo chéri e si giravano in 15. ultimo giorno, sotto la pioggia e col freddo direzione rue cambon 31. ok, ai più non dirà niente: casa o meglio, appartamento di rappresentanza di coco chanel e prima boutique.DSCN2356

IMG_6390quasi impossibile da visitare la casa (immagino che supplicando con 2000 mail e facendo in modo di sfumare piangendo l’inchiostro nel times new roman vi concedano di visitarla), in negozio si entra, non lasciano nessuno fuori (son boutique di lusso, non son mica le commesse di zara che ti guardano come se fossi lì per disturbar le loro chiacchiere). chevvedevo dì io mi son commossa fuori misura, non IMG_6382avrò mai la possibilità di vestirmi chanel ma: vedere LA scalinata, il numero 31, rue cambon sul muro, le vetrine che parlavano di lei, ho potuto solo ringraziare la mia capacità di astrazione che me l’ha fatta scorgere sul marciapiede, in arrivo, a passo veloce e con 7 giri di perle dal ritz. documentatevi, non fermatevi alle pubblicità patinate sulle prime pagine delle riviste o, PEGGIO, al libro di signorini: trascurabile il mondo di coco chanel , bello e inquietante a letto con il nemico, dettato direttamente da coco il libro di loiuse de vilmorin, imperdibile la biografia scritta da henry gidel edizioni lindau. la mia parigi è anche chanel.

DSCN2120c come chartier che non ha meno fascino di cartier. se avete fame andate lì, non è uno stellato michelin e probabilmente c’è anche di meglio appena dietro l’angolo ma il posto è straordinariamente ben conservato, resta inchiodato alla fine dell’800 e i prezzi sono molto buoni. all’entrata sulla sinistra ci son dei cassettini a muro, di legno: i clienti abituali ci mettevano le loro posate! se siete in due dovete fare amicizia con i vicini di tavolo e condividere pane, acqua e anche vino se c’è feeling. IMG_6308noi ci siamo stati due volte: la prima vicino ad una coppietta francese giovane e innamorata, se ne sono stati per i fatti loro. la seconda volta con una coppia di tedeschi sbronzoni ci siamo divertiti tanto e con lei ho condiviso il mio dolce. la tartare era molto buona. ebbene si, io mangio carne cruda spesso e volentieri. il menù è su un foglio stroppicciato da tanti altri prima di voi, i camerieri fanno tutto a memoria e il conto ve lo calcolano a penna sulla tovaglia di carta. sono organizzatissimi, IMG_6446le persone si incastrano al millimetro e anche se c’è coda per entrare non desistete. usate le cappelliere, son lì per un motivo e non arriva nessuna hostess a sistemarvi nulla. c anche come camerieri che (tranne uno giovane isterico e mestruato in non so che caffè) son sempre stati gentilissimi. a differenza nostra (caffè con prezzi esponenziali in centro città), un caffè in rue rivoli al tavolo costa 1,50€. fortunati? mah.

c come cafe. a voi la scelta: ce ne sono millemila. per noi quelli storici che hanno tenuto il nome con le unghie e con i denti. per quello che rimane di chi un secolo fa ne faceva suo quartier generale. resta il nome, magari la gestione non è neanche più francese, ma non ero l’unica a cercare quel che rimane, poi ognuno vede quello che vuole vedere, anche nella tazza di un caffè. senza fondi. che tanto a noi non servono per vedere il passato.

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DSCN2123c come crepes (che son dolci) perché se son salate si chiamano galette. vado sul salato con formaggio di capra, prosciutto e qualche altra cosa. si mangia in piedi e per strada, le fanno al volo e scegliete voi che ingredienti mettere. diffidate dai posti dove le hanno già fatte e impilate una sopra l’altra in attesa di esser farcite, fermatevi da due ragazzi bellissimi con camicia bianca e cappello che hanno costruito la loro cucina mobile su telaio e carrozzeria di una vecchia vecchia automobile (fra il gran palais e gli champs-élysées a fianco di gucci) e se non c’è una panchina, il prato va anche meglio per sentirsi più parisienne.

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