atti osceni in luogo privato di marco missiroli

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libro stupendo, criticatissimo un po’ da tutti e osannato da più di qualcuno. per tanti è una furbata piena di luoghi comuni, di libri comuni, di film comuni. di quelli che fanno la formazione di tanti di noi che ci crediamo esclusivi ma non lo siamo per niente. per me ore regalate di immersione in aria nutriente e conosciuta. ho sentito prepotente il bisogno di guardare in faccia quello che mi ha messa dentro alle pagine, ingabbiata, stretta, legata, senza però nessuna mia richiesta di fuga. mi son trovata davanti uno che ha quasi dieci anni meno di me (quindi giovanissimo) e son rimasta stupita. e se lui usa vincoli e riferimenti geografici e letterari facili, ebbene IO SONO UNA RAGAZZA FACILE che gli è corsa dietro per tutta una serie di stradine del marais e si, posso anche concordare con la scelta di una strada sempre di quel quartiere. è l’educazione sentimentale e sensuale di libero marsell: dai 12 anni all’età adulta. la mamma e il papà son indimenticabili in qualifica e qualità tanto quanto tutti i personaggi satellite che girano intorno a libero. il papà, rappresentante di fiori di bach e appassionato di tennis che gli presenta sartre ai deux magots poco prima della morte, la mamma con i ravioli al profumo di limone e pepe che lascia, come un ultimo atto d’amore, congelati nel freezer. son questi i particolari (e sono tanti e danno spessore alle pagine) che mi fanno amare questo libro, in qualche parte ingenuo (si va bene? ammesso!) ma pieno di riferimenti che ho (delle volte) sabotato solo per farli più miei. monsieur marsell non può far altro che strizzarmi l’occhio dopo averlo inseguito per tutta parigi e avergli portato un mazzo di fiori rossi al père-lachaise, albertine scomparsa l’ho trovata anche lì e mi ha chiuso un cerchio. le pagine diventano un’antologia letteraria, un elenco in cui mi ritrovo (e che quindi è molto basico e comune?), che parte da rodari e attraversa dickens, truffaut, miller, faulkner, somerset maugham, carver, la duras, il commesso di malamud, camus e un amore di buzzati. [un amore di buzzati me l’ha consigliato e prestato un commissario che ho in testa e nel cuore, il libro non l’ho letto, pare però arrivato il momento, lo tratto bene e lo conservo per un incontro futuro, per una restituzione.]  fra parigi e milano libero mette i libri in un ordine che non avevo ancora considerato ma che è assolutamente significativo: vicini i libri che si sono chiamati, che si sono ispirati. da leggere, per me imperdibile.

vita effervescente di madame clicquot di fabienne moreau

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original clicquot_240chi l’ha scritto ha avuto accesso all’archivio della maison: sua storica e archivista. è personaggio troppo lontano per esser ricostruito nei dettagli in maniera credibile. carino ma niente di più, troppa leggenda e troppo romanzare, manca una certificazione storica che mi sarebbe piaciuta se palese ed esibita. piace l’epopea di una giovane vedova che riesce a portare champagne in russia dimostrando infinite capacità imprenditoriali e piace la storia d’amore impossibile e mai risolta. ma ad una donna nei primi decenni del 1800 non credo sia andato tutto così liscio come le pagine vogliono farci credere. per il resto la vedova ci racconta più cose con le sue lussuose, preziosissime bollicine. non ci resta che bere. merci madame clicquot.

GIUDA di amos oz

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mi ha lasciato una tristezza infinita, un senso di precarietà che non ho mai provato, non conosciuto e quindi mi ha angosciata non poco. il libro è bello e scritto benissimo. AmosOz675primo libro di amos oz letto. gerusalemme. shemuel abbandona l’università e in cambio di vitto, alloggio e un magro compenso si trasferisce da gershom wald, un colto settantenne malato cui dovrà tenere compagnia dalle 5 del pomeriggio a sera inoltrata. atalia abravanel, nuora vedova di gershom vive con loro, bella e misteriosa affascina shemuel. la bellezza del libro è la ricerca del tradimento in uno studio su giuda visto sotto luce ebraica insieme ad altri tradimenti che si raccontano nelle pagine. scorre lento, triste e sapiente. atalia mi ha infastidita immediatamente, tanto quanto shemuel, invece ho amato moltissimo gershom con la -sua- storia che lo schiaccia più della malattia.

una questione privata (fenoglio mi perdonerà)

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800px-HENRI_ROUSSEAU_-_La_Encantadora_de_Serpientes_(Museo_de_Orsay,_París,_1907._Óleo_sobre_lienzo,_169_x_189.5_cm) 513certe città son questioni private. privatissima è parigi tanto quanto venezia. l’unica cosa che mi salva dall’esser lontana da parigi é l’esser molto vicina a venezia. la mia questione privata con venezia è iniziata il 20 gennaio del 1991. qui ai confini dell’impero la domenica a venezia è un grande classico fin da piccoli. venezia è IL mio regalo salvavita (non solo di compleanno) una giornata o anche solo mezza mi rimettono in piedi sempre: spritz, passeggiata, spritz, mostra, spritz, museo, spritz. un giro senza nessuna fretta e senza la voracità turistica di dover vedere tutto perché non si tornerà mai più, o chissà quando. negli ultimi anni la cosa si è amplificata a livello emotivo, le fughe son segrete, silenziose e senza mete definite, con posti che son diventati miei e dell’anima tanto da chiamare intitolazioni solo col nome di battesimo, e il ghetto mi costringe a in-seguirlo, ogni volta emozionata e chiedendo il permesso. ieri pranzo lungo a chiacchiere, spritz bianco, olive, cicchetti e baccalà con biscotti e candela pirotecnica finale che mi hanno portato per la fine della settimana di festeggiamenti! e poi parigi a venezia. parigi e TUTTI QUELLI CHE VOLEVO INCONTRARE a palazzo ducale in un tardo pomeriggio con piazza san marco mai vista tanto vuota. rousseau il doganiere mi ha trattata con i guanti con sale deserte e silenziose prendendomi per mano fino a farmi esser parte di quella cage aux fauves amatissima. c’eran tutti e tutti hanno preso vita in un girotondo incredibile di solitari intimi silenzi che mi hanno travolta: rousseau trainante padrone di casa; picasso che a novembre 1908 organizza celebrazioni per lui al bateau lavoir; cézanne con quelle mele che hanno stupito parigi e hanno fatto scivolare me sul pianto inclinato delle sue tovaglie; morandi e carrà a portare in un vuoto immobile anche un tricolore con il verde; delunay ipnotico e vorticoso; frida da una collezione privata berlinese (ieratica e non convenzionale) separata da diego nella sala accanto; la cricca del blau reiter. e poi baudelaire e apollinaire a scrivere il finale epitaffio (“[…] perché tu dipinga nel sacro ozio della vera luce”) che brancusi, mancava solo lui ma è arrivato all’ultimo momento, scolpisce. tutto perfetto per una festa di compleanno nelle sale di palazzo ducale con abbracci caldi di cento anni fa.

mi hanno già detto che non appartengo al mio secolo

1910, henry rousseau (e dida)

11063372_10152908635783821_892285675_ntappa finale in una libreria incredibile e ultimo giro di spritz.

foto micio di dida

i come parigi (bis)

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è arrivata la primavera e mi ha preso una nostalgia malefica che si insinua nella pancia. non ho un biglietto per parigi, non ho previsioni di imminenti partenze solo grandi immensi desideri di tornarci fosse solo per vedere il museo picasso che hanno finalmente riaperto a ottobre scorso. mi son rivista foto, ho riletto pagine, pezzi che ho scritto, rimesso insieme altri pezzi lasciati nel fondo di borse vintage prese nel marais che, ogni volta che le tocco (le metto sempre troppo poco), mi danno la scossa. l’esser soggiogata in questo modo da una città mi pare sconsideratamente fuori luogo, ma è un fuori luogo interamente e perdutamente mio, quindi esclusivo. parigi mi manca come mi può mancare una persona. la prossima settimana esce il film tratto da suite francese di irène némirovsky, mi auguro che non sia ancora violata, che chi ha deciso di produrlo e girarlo abbia fatto i conti più con la storia che con il suo portafoglio. per girare intorno alla i di parigi torno nel giardino del museo rodin a guardare la cupola luccicante de l’hôtel national des invalides stando davanti al pensatore. la cupola che è la tomba di napoleone che non son riuscita a schivare nella mia corsa al louvre, come in un labirinto per trovare con urgenza l’uscita. quella tomba che (fra tante che ho cercato) non ho neanche preso in considerazione perché troppo visibile e visitata, ma che mi pareva tanto bella da fotografare da lì: dentro una limitazione fatta di siepi, rosai e  ringhiere che hanno l’aria di proteggerti da tutto, che se chiudi gli occhi e ti convinci, diventa il tuo giardino segreto. IMG_6291alfabetiere parigino  A B C D E F G H I

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