come cucinare il lupo di m.f.k. fisher

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mia sorella illuminata, mio unico pusher letterario meritevole di totale fiducia mi ha rifilato questo. letto in una pigrissima domenica soleggiata, mangiando biscotti allo zenzero (a quintali): “ti piace sicuro”. ci ha preso ancora e neripozza non delude mai. la signora fisher ci aiuta a sopravvivere in tempi di crisi con questo ricettario, senza trascurare il desco e la felicità di poter cucinare con cura per se stessi e la famiglia. lei era in piena guerra (scritto nel 1942 e rimaneggiato nel 1951) ma si potrebbe prendere e metter da parte più di un’idea, la crisi e i tempi attuali ci dicono che il lupo è alla porta (to have the wolf at the door indica la condizione di chi è assillato dai creditori, e quindi in via di ristrettezza [n.d.t. massimo ortelio]) che abbia la faccia del gigante tedesco o della bolletta che arriva a fine mese.

la signora è americana, con periodi passati nel vecchio continente che non son stati sufficienti a render la sua cultura culinaria meno americana. se si potesse metter insieme tutto il burro che usa nelle sue ricette in 250 pagine, non basterebbe una bisarca per trasportarlo. è tremendamente ironica e, come piace a me, fa ridere con acume e intelligenza facendo finta di passar oltre a problemi gravissimi ma guardandoli invece con tutta la serietà che richiedono con una lente spessa cui non scappa nessun particolare. aspetto di leggere anche un altro suo libro con uno dei migliori titoli mai letti: biografia sentimentale dell’ostrica.

consigliato a cuoche sopraffine e intelligenti, che dopo un travaso di bile a colazione mangiano ironia a pranzo e sarcasmo a cena. a chi sa trasformare un frigo quasi vuoto in un sudoku gastronomico. a chi si fa cucinare a fuoco lento, senza fretta, per farsi mangiare in grossi bocconi. a chi leggendo una ricetta qualsiasi chiude gli occhi e si vede alessandro borghese vestito solo di un grembiulino che inizia a far le fusa con le mani in pasta. i doppi sensi li avete tutti pensati VOI.

credo che uno dei modi più elevati di cui disponiamo per affermare e ribadire la nostra dignità dinanzi alla miseria e alle paure della guerra consista nel nutrirsi con intelligenza, raffinatezza e crescente godimento. la nostra crescita gastronomica comporterà, inevitabilmente, un’accresciuta consapevolezza verso centinaia di altre cose, in primo luogo verso noi stessi. allora, il fato, per coinvolto che sia in guerre calde e fredde, non potrà più farci alcun male.

che poi è quello che dice un adorabile elegantissimo signore dagli occhi blu: “se uno mangia mortadella, alla fine, non può essere una cattiva persona.”

venice for kids di elisabetta pasqualin illustrato da lorenzo terranera

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veniceforkidsguida turistica per kids ma è più per teens che si annoieranno a morte a leggerla, troppe poche curiosità e troppa nozionistica. venezia è storia e cultura ANCHE PER KIDS e TEENS ma il taglio non mi è piaciuto. potrebbe andar bene invece per adulti che non abbiano tempo/voglia di sciropparsi una guida touring fin troppo dettagliata. se non sei uno storico dell’arte o un grande esperto/amante/appassionato intenditore leggerai la descrizione del primo capitello di palazzo ducale con immenso interesse ma gli altri 80? le illustrazioni invece super, mi piace sempre vedere disegnati e dipinti posti che conosco, anche i particolari di architetture caratterizzanti la città son affascinanti anche (di più) se disegnati. aspetto il momento in cui anche nella nostra bella italì tutti i musei attivino percorsi ad hoc per fanciulli, non solo quando ci son mostre temporanee ma anche (e SOPRATTUTTO) su capisaldi museali del nostro vivere quotidiano. intanto se volete andare a venezia con le vostre truppe, di quelle piccole, curiose, di quelle che alla fine della giornata vi ringrazieranno schiantandosi stanche morte in treno sulla via del ritorno, cercate olivia a venezia in biblioteche e librerie online, (non so quanto si possa ancora trovare in giro per librerie). inizieranno ad amare venezia e giureranno fedeltà assoluta ad olivia con un grandissimo (e non ultimo da considerare) vantaggio per tutti noi: l’eliminazione -sempre troppo tarda- dell’orrenda peppa pig.

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per bambini più grandi venezia con corto maltese, prendere corte sconta detta arcana, guida STUPENDA alla mia città, e lì sì che ci si perde su particolari di pozzi e capitelli istoriati, senza pace, senza tregua, senza stanchezza, fino al prossimo bacaro.

di olivia leggi anche:

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olivia e le principesse

manuale di conversazione sullo champagne -come improvvisarsi esperti intenditori- di andrea gori

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411+iOtHByL._SY300_il titolo mi ha colpito e fatto ridere, me l’ha segnalato amazon e l’ho subito preso. un inverno mi son curata il raffreddore con il bollinger e ha funzionato splendidamente. i compleanni hanno champagne per cena. andrea gori dev’essere molto intrigante: le descrizioni che fa dei vari champagne (mai avrò la fortuna di berne così tanti, diversi e di questa qualità) sono quelli di un innamorato che adora l’oggetto del suo desiderio. i suoi assaggi fanno sentire i profumi e mettono i colori addosso alla degustazione, leggete qua e poi ditemi se non vi son venute 1000 voglie: cristal 1996 “tensione fumè e nuvola di iodio, agrumato piccante, zenzero e kumquat, mandorla e torrefazione d’orzo, resina, pepe bianco, talco; bocca sontuosa ma freschissima, sembra appena uscito dalla fermentazione, un multi strato di energia e passione inaudite. canfora, vaniglia e canditi, corpo succoso, ginger, bacon dolce. esplosivo e ogni tanto si ricorda di esser anche dolce e gentile. non so se ho mai assaggiato niente di così incredibile. ti lascia sornione e languido, eppure fresco e giovane e hai l’impressione che lo resterà per sempre, al contrario di te…”
descrizioni sempre incantate, piacevolissime ed evocative. il libro vorrebbe esser per novizi ma faccio fatica a capire tutta la parte tecnica -che comunque c’è nel libro- anche sapendo cos’è la fermentazione mallolattica, ebbene si. per improvvisarsi esperti si dovrebbe imparare a memoria.. ma (da quello che ho imparato io) se volete portare a casa il riultato giocatevi bene la cena: non fate i saccenti, fatela ridere, fatele bere bollicine non solo con il dolce, ordinate una magnum con i bicchieri giusti alla temperatura giusta e solo se è un modello alfa (su modello base se dite che lo champagne sa di canfora è finita) potete usare, bevendo, una delle favolose descrizioni di andrea gori. ma fatela ridere.

a livello di lettura la prima metà ha una scrittura trascinata, poco scorrevole e con parecchi errori, nella seconda parte migliora ma ho trovato un “LO scrittore colette disse [...]” che mi ha fatto cadere dalla sedia e colette si sarà girata al père-lachaise. le citazioni in francese o inglese dovrebbero essere uniformate: tutte tradotte o tutte non tradotte. l’idea è divertente ma il testo dovrebbe esser più rispondente ai contenuti che il titolo di ogni capitolo introduce.

il capitolo VII e tu di che champagne sei? è un calzante oroscopo che abbina lo champagne giusto al segno. per me “[...] abbiamo quindi bisogno di uno champagne capace di dare un riferimento solido, ma a cui si debba dedicare un’attenzione molto particolare, come uno champagne blanc de noirs: le sue intense dote fruttate e vinose permettono di stuzzicare un pesci nella sua emotività nascosta, cullandolo con una dolcezza squisita. e allora esagerate e puntate su uno dei migliori: il clos saint hilare di billecart salmon, complesso e sfaccettato con tutta la classe di un cru d’eccezione.”

mi ha fatta ridere e ha portato a casa il risultato.

le fantastiche avventure di chéri #49

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gmandando a scuola mi è esplosa una gomma dell’auto. ho avuto abbastanza sangue freddo da tenere il mezzo cantando tiziano ferro, arrivare in tempo e parcheggiare. i signori della protezione civile/ausiliari del traffico/ nonni dei bambini che mi hanno aiutato e sostituito lo pneumatico (ovviamente non avevo il cric e sa solo dio dove cazxo è) avranno mia eterna riconoscenza non tanto per la sostituzione in tempi record ma per avermi fatto notare che ho una guida perfetta per la formula1. da maschio. nel portabagagli a parte stuoie da spiaggia, catene da neve, 8 ombrelli 8 contati, sandalo basso da emergenze, un paio di ballerine di strass oro, alfabetiere misura 70/110, sabbia, mille volantini di mostre, corsi di tango e serate del circolo di lettura, a parte tutto ciò, anche un paio di scarpe da tango con uno stiletto assassino. in un portabagagli il bignami della mia vita. 

racconto tutto a chéri, e lui:
chéri – se era una gomma davanti eri morta.

si chiama ottimista di cognome.

6 zie X 1 furgonetta = lubjana -SLO-

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DSCN8629delle città mi colpiscono sempre i particolari, le piccole cose. anche lubjana, che come venezia, è sempre stata la città dell’AMMORE (quello vero con due emme) mi regala sempre cose belle, di più questa volta. si spegne il cervello per due giorni e si sta bene. consigliatissima per fughe d’amore anche (soprattutto) clandestine, per prove di fidanzamento e per far flanella. per sedervi a bere cocktail, caffè, hugo, per mangiare junk food, per guardare un fiume scorrere dalla città o vedere una città scorrere dal fiume, per mangiare la zuppa di porcini in un pane cavo, per mangiare selvaggina fino a sterminare i quadrupedi della foresta di sherwood e salsa ai vari berry a palate sopra, per aver in sei le magliette uguali scritte in sloveno come una divisa e per far finta di esser ballerine, per ricevere le scuse di una signora per non esser venuta a veder il nostro spettacolo la sera prima -convinta lei!-, per le lasko che son a 2€ la bottiglia, per star sedute a mangiare robe ignobili, per le palacinke alle ciliegie (una trentina di ciliegie a piatto così a contarle a spanne..), per i rossetti tutti rossi e lo smalto messo mentre aspettavamo i calamari fritti, per le foto che ci hanno fatto diventare tutte dive, per una playlist leggendaria, per centinaia di foto spedite con whatsapp, per tornare ad avere vent’anni per un po’. per tutto il resto c’era la visa e la mc e per qualcuna c’è ancora. tanto aMMore.

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foto di dida.

zibaldone di foglie che cadono -corse, fughe e rifugi-

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cambio scuola: guadagnato da una parte e perso da un’altra. com’era previsto. aspettavo tutto. servirà almeno un anno per ritrovare un equilibrio accettabile. non son più quasibionda, la parte oscura (e chèri) ha prevalso. ho preso due decisione, una non ve la dico, l’altra è fare veramente la mezza maratona. mi sono iscritta e ho prenotato la visita per il certificato agonistico, il giochetto costerà la bellezza di 100 €. la gara è il 16 novembre. il 21 ottobre 2013 ho iniziato a correre: per 5 volte un minuto di corsa e uno camminando, quel giorno quando ho finito -totale 10 minuti- volevo morire e mollare tutto, invece no. costanza. vivo di obiettivi, mi piace sentirmi dire brava, sono un esecutore. oggi 9 ottobre 2014 ho corso 15 km in 1h 38 sec. 4 minuti più lenta rispetto alla scorsa settimana causa spritz a pranzo con ex-collega, sosta pipì fra i campi e sosta alla fontana di una casa (GRAZIE ELIA DI TISSANO! :D GENTILE SCONOSCIUTO CHE MI HA SALVATO LA VITA FACENDOMI BERE, PROPOSTO UNA BIRRETTA E SI è SCUSATO PERCHE’ NON AVEVA NIENTE DI FRESCO: UN MITO!)
in settembre ho corso 120 km, leggere il numero mi ha fatto impressione.
per correre bene dovrebbe essere sempre autunno. luci, foglie, profumi, un sacco di fiori ovunque, colori, la gente meno isterica: tutto si adatta al mio mood. oggi volevo andare al mare ma ero troppo stanca per guidare, non per correre: per guidare. mi son fatta portare a 15 km da casa e poi son tornata correndo. seguo una tabellina scaricata da runlovers.it che mi porterà dritta al 16 novembre a far i 21,0975 km: mi basta arrivare viva. nessun tempo previsto, non ho record da battere, voglio solo correre per 21,0975 km e sentirmi dio per una settimana. non leggo un libro intero da più di un mese. scrivo. me ne sto per i fatti miei. ancora una volta mi chiedo perché l’accademia reale svedese non ha dato nemmeno quest’anno il nobel a philip roth. i grandi non si comportano “come bambini”: i piccoli litigano, piangono, non si capiscono, si scornano ma dopo un’ora viene tutto annientato, si ricomincia, amici come prima e via. mi piacerebbe che i grandi facessero così i piccoli. ho incontrato tante persone che non vedevo da un po’, mi hanno detto che sto benissimo che son bellissima (?), mi hanno chiesto se sono (di nuovo) innamorata, che cosa mi è successo. niente. dico se una cosa non mi piace, chiedo poco scusa (alla buon’ora… nella mia vita ho chiesto scusa al mondo per tutto) e mi spiego di più, sto molto zitta, per i fatti miei (il running è un grande momento per farsi dei trip meravigliosi anche dentro se stessi) faccio quello che ho voglia di fare solo con chi mi va di farlo e sorrido di più. anche a chi mi copia e mi dà infinitamente fastidio, dicono invece che dovrebbe lusingarmi. strada lunga ma ci son arrivata, e la fatica del running non è niente al confronto. superpoteri che non saranno eterni, ma finché funzionano…
ancora: venezia diventa sempre di più il mio vicino buen retiro, il salvavita segreto, la pasticceria nel ghetto, la gelateria che cioccolato più cioccolato di così non esiste, la mia preghiera laica ogni volta che ci entro, il gatto rosso che dorme sotto la lampada nella galleria d’arte, la sconta che diventa riconosciuta per andare in un posto che so. i cicchetti e gli spritz su un tavolo di legno, guardando le coppie di stranieri felici (con UN cicchetto e uno spritz) e sapendo di esser una privilegiata a poterci andare un pomeriggio senza neanche un minuto di preavviso. ho preso una poesia da una scatola su un tavolino. venezia regala piccole cose, le offre, bisogna avere tempo, guardarsi in giro, evitare i luoghi comandati, innamorarsi ogni minuto di ogni pietra, evitare le decine di negozi cinesi tutti uguali. rispettarla. prima di tutto rispettarla.

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proteggi
il
tuo
libero
arbitrio
coltiva
dignità
e
onestà
e
risolleva
la
tua
anima
dalle
macerie

di antonio melis

 

rileggere la poesia più di una volta. usarla come mantra.

la divina marchesa -arte e vita di luisa casati dalla belle époque agli anni folli-

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far flanella a venezia. partire dopopranzo, con tutta calma, e alla faccia dello sciopero dei treni arrivare in auto, per la prima volta. autunno a venezia con un cielo terso e un’attesa che diventa urgenza per una mostra appena inaugurata e straordinariamente allestita che riesce a -ri-dare contemporaneità ed estrema attualità alla marchesa che era moderna già nella belle époque. di lei ho già parlato qui (andate a legger per farvi un’idea) in merito a un libro a fumetti di vanna vinci che ne centra perfettamente l’estro e la persona.

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se non sapete chi è la marchesa, e se non avete voglia di istruirvi prima, lasciate stare, a venezia ci sono un milione di cose da fare senza far finta di sapere tutto e stressarvi con tour tanto veloci quanto privi di significato. anche perché la marchesa vi tratterà come meritate e uscirete da palazzo fortuny con la coda fra le gambe. nel caso, accettate l’audio guida che vi offrono sempre: è un piacere ascoltare la voce toscana di gioia mori, una delle curatrici che vi introdurrà alla corte. palazzo fortuny è già ricco di base, tanto che durante la prima visita (la mia per l’amatissima dora maar) si fa fatica a capire che cosa è in esposizione temporanea e cosa invece è patrimonio del palazzo. è il posto giusto per la marchesa che conosceva bene quel palazzo e, al solito, ho incontrato (tutte insieme sempre) peggy accanto ad un bracciale cartier, chanel esposta con un modello karl lagerfeld e marina abramović che incanta serpenti. dell’altra metà del cielo d’annunzio, man ray e boldini. la marchesa ispira tutte le correnti artistiche fin quasi alla sua morte -in miseria- nel 1957 a londra. anche marinetti ne fa strumento proprio di modernità e velocità e in tempi recenti galliano ne rinnova il potere iconagrafico per dior in una collezione del 1998 e tilda swinton è fotografata nei suoi panni da paolo roversi per acne magazine nel 2009.

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la MIA marchesa è nelle pagine di d’annunzio, negli scritti, negli appunti con una calligrafia riconoscibile fatta di punte alte e sicurezze, nelle stelle che non son messe a caso in disegni che ce la raccontano. la MIA marchesa luisa casati stampa è -più di tutto- nel ritratto fauve di kees van dongen

10723114_10152539390903821_441935655_ninfo mostra palazzo fortuny a venezia qui
bio: infinita varietà qui
info http://www.mostracasati.it/

la divina marchesa anche qui con coco dirette da karl.

i come parigi

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symbol-square-number-math-mathematics-letter-i-i-square-imaginary_tla i di parigi è una e una sola: irène némirovsky. tanto le è dovuto. se non la conoscete dovete incontrarla e partecipare al sofferto e alla sofferenza. grandissima scrittrice, immensa. deportata nel 1942 ad auschwitz e mai più tornata. leggete tutto, perché tutto merita. pare che le figlie abbiano trovato il suo capolavoro, suite francese, in una valigia lasciata in cantina ed aperta solo perché si era bagnata a causa di una lavatrice guasta. ha avuto una madre pessima e non deve esser stata un capolavoro di madre nemmeno lei. la sua scrittura è potentissima e senza tempo. le sue parole sono affilate come bisturi, l’intensità dei sentimenti che trasmette lascia straniti e paralizzati. storie di umanità, di quotidiano atroce vivere, che anticipano i romanzi di philip roth e sono senza tempo in un respiro di eternità che ha i piedi radicati, cementati per terra.

dado-peintre-irene11 febbraio 1903 – 17 agosto 1942

parigi ha avuto anche lei nelle mie passeggiate, quando guardavo per aria, con gli occhi ai secondi piani, perché sennò si vedeva che piangevo, riuscivo a rubare qualche soffitto e qualche lampadario.

leggetela, glielo dobbiamo tutte.

A B C D E F G H

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