la definizione di manzo (maschiomaschio era più bella ma l’hanno usata in troppi) me l’ha data, la prima volta -a los angeles- il garzone di una gastronomia italiana mentre travasava salsa di pomodoro da bidoni a vasetti senza mai smettere di guardarmi negli occhi. vestito tutto di bianco, sporco di salsa ovunque, di italiano lui aveva solo le bandiere tatuate sulle braccia, io tutto, compreso il passaporto e la zia. ero con la zia luisa che mi ha presentata come la nipote coraggiosa arrivata da sola dall’italì. lui non ha detto una parola, si è pulito le mani sul grembiule e ci ha servite. dopo avermi tolto le mutandine ed essersele messe in tasca, senza neanche toccarmi. menomale che avevo un vestito svelandrino addosso. una delle esperienze più erotiche della mia vita.
l’ultima invece stamattina, in una macelleria in slovenija. lui vestito di bianco, sporco di sangue, ha preso il filetto di manzo e ancora chinato sul frigo alzando solo gli occhi glaciali ha chiesto se doveva tagliarmelo. salivazione azzerata. ho detto sottovoce “si, per piacere”.

per farmi ripigliare chéri mi ha portata a pranzo da belica. ora, se voi non abitate ai confini dell’impero come me, mi dispiace tanto per voi. tanto. perché: uno, la slovenija è bellissima, due in slovenija si mangia bene OVUNQUE, tre –e qui sta la sostanziale differenza- hanno il modo giusto per farti star a tuo agio sempre, in assoluta tranquillità. il tutto senza gli atteggiamenti da prime donne che spesso e volentieri hanno i gestori di locali che ti sottopongono ai loro mestrui frequenti, quando tu vorresti solo mangiare in pace e, possibilmente, bene.


qui veniamo a mangiare spesso e, anche se avevo deciso di non scrivere più di ristoranti, belica si merita di esser consigliato. è un posto per carnivori e non si perdono a far -li detesto- top di aceto balsamico o sbaffi pseudo-decorativi di salsa al basilico sul bordo dei piatti. oggi volevamo solo berci un tocaj e mangiarci una fetta di crudo, di venerdì santo, che voglio esser sicura di finire all’inferno. e loro non hanno fatto una piega, ci hanno fatto accomodare in sala da pranzo e coccolati. non abbiamo mangiato la mamma di bambi che qui fanno sempre con cottura perfetta (chiedono come si preferisce) ma alla fine abbiamo preso un tagliere di crudo, patate in tecja, assaggi di formaggi e ci hanno fatto provare il salame. fanno tutto loro e il crudo è (lo dico io che son cresciuta a pane e crudo di san daniele) un’esperienza, tanto quanto le mani del macellaio che strusciano sul grembiule per pulirsi. questo prosciutto sa di noci e, tagliato un momento prima al coltello, non ha bisogno di nient’altro se non un bicchiere di tocaj, o anche due. alla fine ci siam presi anche il dolce: sfoglia alla crema di vaniglia per me e pere cotte nel merlot con crema al mascarpone per chéri che mai si era dimenticato dei fichi ubriacati della scorsa estate.


consiglio per i non friulani: se dovete scappare con l’amante e stare in pace due giorni hanno stanze e, d’estate, anche la piscina, oltre che una sottile discrezione, probabilmente residuo sovietico. me mi beccherebbero dopo un’ora con un tocaj in mano. ultimo bicchiere della prima bottiglia.
BELICA
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