le fantastiche avventure di chèri #61

gmal tramonto, in silenzio con i piedi nell’acqua dell’egeo.

chèri – quanto mi piace questo profumo….
dd. – il rosmarino, il mare, le tamerici, la salvia, la macchia mediterranea..
chèri – no, io dicevo terre d’hermes

grand hotel di vicki baum (1929)

grand hotel

vivremo, sai, non faremo altro che vivere, ci lasceremo tutto alle spalle, tutte queste cose assurde, e non faremo altro che vivere, ci rintontiremo a forza di ozio e felicità

trovato a casa nello scaffale dei libri da leggere, era lì da almeno 5 anni. non sapevo nemmeno ci fosse, preso al volo per perfetta misura da borsa e spiaggia. con una protezione 30 addosso e un costume leopardato,  con i piedi a mollo nell’adriatico (quello che sa sempre un po’ di mitteleuropa) mi trovo catapultata per 4 giorni (durata delle storie del libro e della mia mini-vacanza) a berlino alla fine degli anni ’20 ospite appunto del grand hotel con (altri) sei protagonisti. è un libro di più di 400 pagine, patinatissime e di un’attualità sconcertante. fra i sei personaggi, tutti alla ricerca di qualcosa che possa essere una risoluzione, ho amato moltissimo la grusinskaja: ballerina classica di grande successo giunta alla fine della carriera, dopo rinunce e sacrifici immensi i teatri son oramai quasi vuoti e i bis non sono più richiesti. mi son vista la sua stanza e ho avuto nelle narici l’odore di cipria vecchia e di alloro quasi secco. il grand hotel, com’è scritto nella postfazione, è davvero un personaggio che scandisce tempi e modi ma è solo un transito con la porta girevole: c’è chi si incastra, chi si sfila, chi si infila, chi ci passa le giornate solo a guardarla, chi scappa. lettura piacevolissima, per chi non ha tempo c’è il film (del 1932) con la garbo che interpreta madame grusinskaja.

questo bacio, iniziato senza grande ardore, fra due corpi che non si conoscevano, durò a lungo. penetrò nel midollo dorsale di lei come un ago fine e rovente, il cuore cominciò a batterle.

[si vede che i romanzi degli anni ’30 mi fanno diventare sentimentale?]

rituali quotidiani di mason currey

rituali quotidianidi una noia mortale, mal organizzato, senza capo né coda. ritratti della vita quotidiana di un’infinità di personaggi ma senza un minimo di verve e personalizzazione dell’autore. è una bella caccia alle frasi di altrettanti bei libri o biografie su questa serie infinita di personaggi catalogate e impaginate. alcuni “ritratti” son di poche righe, per altri ci son quattro paginette. se lo trattate come un libro di ricette e vi prendete un personaggio alla volta andrà bene, leggerlo come l’ho letto io è fastidioso. per marina abramovic si riferisce solo all’installazione che ha fatto al MoMa di NY di 11 settimane the artist is present del 2010, georgia o’keeffe la mattina andava ad ammazzare i serpenti a sonagli che infestavano la sua tenuta, victor hugo aveva un’amante di nome juliette, descartes era un dormiglione. monsieur proust l’ho saltato con un doppio carpiato perché me l’ha incastrato in tre pagine, tre pagine per tutte le sue psicosi e le sue paranoie, non stanno neanche cremandole.

scaraffia rimane imbattibile per questo genere di libri.  state lontani da currey e portatevi in spiaggia il demone della frivolezza e i piaceri dei grandi  per una seduzione (della prof di matematica dell’ombrellone accanto che avrebbe voluto fare filosofia o dell’avvocato annoiato preoccupato per la pancetta con moglie isterica) assicurata.

acque morte di w. somerset maugham

acque morte.jpgmeno bello del filo del rasoio ma sicuramente più affascinante. l’ambientazione parigina e salottiera del filo del rasoio è il mio habitat naturale, ma non posso negare che tipi come il dottor saunders hanno gioco facile (loro e le loro debolezze) con me. questo è un libro da maschi, di quelli che si vorrebbero perdere e riuscire a darsi prova di uomo vero, nei mari del sud. libro del 1932 ma di un’attualità che sbalordisce e sconcerta. la fuga e la ricerca continua della verità (che tanta parte hanno anche nel filo del rasoio) sono sempre le stesse nel 1932 e nel 2016 anche con la tecnologia, i motori e tutti quegli elementi che ci sembrano “facilitatori”, che poi lo siano davvero.. questa resta la fondamentale domanda.  il dottor saunders si fa dare un passaggio in barca dal capitano nichols. capitano nichols assoldato per “far sparire” fred, figlio scomodo di un politico in odor di elezione. mari placidi e in burrasca e isole che abbiamo sempre e solo avuto l’ardire di sognare, la storia si sviscera nelle ultime 50 pagine ma la curiosità più grande -i misteri del dottor saunders- non sono mai svelati, si intuiscono ma non sono scritti.

se vi piacciono navi, mari del sud, storie torbide e capitani loschi portatevi a rimini sotto l’ombrellone, o in sardegna in piazzetta all’ora dell’aperitivo anche cargo di simenon . il mare resterà sempre quello: sicuro, conosciuto, delle volte persino troppo caldo, tanto da diventar fastidioso ma, se vi sforzate abbastanza, se riuscirete a togliervi dal naso l’odore dell’olio di cocco spalmato sulla vicina agé, allora vi sembrerà di star in mezzo a una tempesta, con solo l’esperienza di un capitano e una scatola di travelgum a salvarvi.