benedizione di kent haruf

haruf

sono rimasta indietro con le recensioni, ho letto molto poco rispetto ad altri periodi, ma ho letto poco e bene e mi son voluta prender tutto il tempo per leggere swann. ho letto poco e scritto anche meno.

benedizione è uno di quei libri che passano al microscopio e cristallizzano la vita, negli eventi più comuni e drammatici. un fine vita dove non si riesce (credo come probabilmente succede il più delle volte) a far i conti con tutti, prima di chiudere la pratica. mi ha molto ricordato stoner  ma benedizione riesce ad essere ancora più asciutto e lascia molta storia dei personaggi “protagonisti” in sospeso. fa specie usare “protagonisti” per questo tipo di romanzo, non si pensa mai di poter esser “protagonisti” nella vita di tutti i giorni, nel quotidiano, nello sporco delle lenzuola e la miseria fisica cui ti costringe (malgrado tutto) una malattia.

poi si dice che è difficile leggere proust? inseguire fra giardini, balli, salotti mademoiselle insopportabili e madame spocchiose, prendere e riprendere e scorrere frasi infinite, indossarle come fili di perle perfette e carezzarle durante tutta una giornata è più difficile del leggere di cancro, malattie terminali, consapevolezza del trapasso, cose che si conoscono di più e da più vicino?

tulipani. arboretum, lubiana, sLOVEnia

se capitate in slovenia questo giardino merita una visita, in ogni stagione, ma in particolare in questi giorni con milioni di tulipani a fagocitare ogni altro essere vivente. ci ho passato 5 ore a far foto con la reflex (che non usavo da anni) e a cambiare il mio tulipano preferito ogni 3 minuti e mezzo. un posto stupendo! per l’infanzia al seguito avete parco giochi super allestito, per tormenti maschili chiosco di birra a 2,5€ quella grande. [foto mie, e più belle di quelle del sito, tzè]

http://www.arboretum.si/it/

1^ venice night trail -23 aprile 2016-

per la maggior parte della gente in giro per il mondo, il grande sogno è vedere venezia almeno una volta in una vita. noi siamo così sfacciatamente fortunati da poter andar giù in un pomeriggio, ritirare il pettorale, farci un giretto per le zattere, berci uno spritz con cicchetto allegato (NON IO!!!! mai bevuto prima di correre.. sia mai che vomito e casco nel canale), partire alle 21.00 con altri 3000 per far 16 km di corsa con 51 ponti a non farci annoiare, in poco più di un’ora e mezza, arrivare per mano, ritirare l’agognata medaglia, cercar disperatamente birretta post gara e berla, sempre sulle zattere, guardando il mulino stucky e la giudecca di fronte. in silenzio. talmente fortunati da averla a tiro ogni volta che vogliamo anche solo un aperitivo che dia un sentore d’invidia internazionale. talmente fortunati da tornar nel nostro letto alle tre di mattina con endorfine a mille e voglia di raccontare ogni pietra. perché alla fine era destino che io corressi a venezia, come sarà destino correre a parigi (non so quando, ma lo faccio, oh si che lo faccio).

nel mio limitatissimo palmares questi 16 km in notturna sicuramente son stati i più belli, magici condivisi e divertenti. è stato prendere possesso ancora di più della mia venezia, con ogni passo, ogni vicolo deserto e poco illuminato, ogni pietra calpestata mille volte e riconosciuta. ogni sguardo appiccicato, al solito, su quello che ho visto mille volte e che vado a cercare sempre, ma qui: con altre luci, altri ritmi, ALTRA VENEZIA. se fossero stati 42 i km, qui li avrei fatti: con uno sfondo del genere si possono programmare imprese, che restano le stesse, ma sembrano più facili.

l’ingresso correndo a braccia aperte in piazza san marco con l’orchestra in bianco e nero del florian che suonava mi ha dato un flash da titanic!

grande, grande, grande emozione!  [averle sapute prima queste cose, avrei iniziato a correre a 20 anni… ma dicono che sia roba da grandi, da maturità, da calma, da pazienza… mah]

recherche “du côté de chez swann” 1913 [fino a pag.290]

[resoconto di un’impresa appena all’inizio]

senza gridarlo troppo forte, dopo un ultimo molto convinto quanto inutile tentativo in autunno son partita con la recherche. e questa volta son partita bene. forse per una mancata permanenza a parigi che mi avrebbe fatto così tanto bene (una candidatura non accettata per un aggiornamento), forse per scappare dai fatti di bruxelles e tutto il contorno (perché certe volte è indispensabile staccarsi da tutto quello che di reale, troppo reale, ci circonda e ci assale) mi sono buttata dentro, grazie alla spinta di un gruppo di lettura che ha determinato partenze, tappe e ristori. ho rispettato solo la partenza e fin’ora non mi son fermata, i ristori me li danno le pagine. ho una versione di serieB sul kindle, avevo iniziato con quella, confrontando però le pagine dei meridiani/mondadori con traduzione di raboni. dopo poco ho chiuso l’adorato kindle e son tornata alla carta. in questo caso è necessario, mi dispiace infinitamente di non aver abbastanza padronanza linguistica per poterlo leggere in francese.  dopo diverse false partenze durante gli ultimi anni e tantissimi libri che hanno contornato e mi hanno preparata alla lettura è arrivato il momento. ho letto biografie proustiane (serve e principesse comprese), commentari, lettere, saggistica più o meno cattedratica, ho fatto pellegrinaggi davanti ai numeri civici che ha abitato, sulla sua tomba, lasciato fiori rossi a primavera, pensieri d’inverno il giorno di natale, visitato mostre propedeutiche; letto libri di ricette con riferimenti alle cucine e alle tavole della recherche, mi son avvicinata con reverenza alla contessa greffulhe, esposta nell’essenza del suo guardaroba a parigi. adesso scopro che tutto è servito e che tiro fili attraverso le pagine sottili e leggere, quasi trasparenti, le immagini di un indispensabile album proust dei meridiani/mondadori e quelle che ho in testa o davanti agli occhi, o che si costruisce bellamente il mio amatissimo neurone proustiano (ce l’ho!) con voli pindarici che mi riempiono di goduria.

LUI non mi ha tradita, e non è poco.

per quanto posso dire: lo scoglio è stata la prima parte. mi son sempre fermata prima di pag. 50. ci si deve metter tranquilli e non farsi prendere dal panico, perché la recherche fa paura, questo è vero e scontato. certo, la primavera che arriva,  i giardini, i fiori e le piante nelle pagine mi hanno aiutata, poi si scavalla e arriva swann, e parigi, e odette e le orchidee.

“[…] bottondoro. ce n’erano moltissimi, lì, avevano scelto quel luogo per i loro giochi sull’erba, singoli, a coppie, in gruppo, gialli come un giallo d’uovo, tanto più scintillanti mi sembrava, in quanto, non potendo incanalare in velleità di degustazione il piacere che mi veniva dalla loro vista, l’accumulavo tutto nella loro superficie dorata, fino a fargli acquistare la forza di produrre un po’ di INUTILE BELLEZZA;”

pag. 204 meridiani trad. raboni.

vedremo se e come potrà continuare.

immagini da pinterest.

 

soli e perduti di eshkol nevo

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ho tanti libri in attesa. tantissimi stranamente iniziati e abbandonati. pochissimi letti. non è da me. ieri mattina mi son svegliata tardissimo e ho iniziato con non entusiasmo questo. il non entusiasmo che ha fatto da sfondo agli ultimi 15 giorni: non son contenta di me, non corro abbastanza, mangio malissimo, non mi vedo, non mi piaccio, mi viene tutto male. tendo a rintanarmi come fanno gli animali quando non stanno bene e questa settimana ho dormito una quantità impossibile di ore. un sonno duro, inviolabile, profondissimo e senza sogni. un sonno di quelli che dovrebbero riparare e che invece sembra cementificarmi ancora di più. quello che ho seminato fatica a sbocciare e anche la primavera vera, che so, so per certo esser lì per arrivare, sembra farsi pregare più di ogni anno passato. e non è detto che i semi poi facciano nascere qualcosa. i semi anche muoiono, prima di esser messi a dimora. il germoglio resta ipotesi e forse diventa sorpresa.

sabato l’ho passato dentro, immersa, coperta in questo libro che ha fatto ovviamente fatica, visto il periodo, a prendermi ma che ha avuto ragione a  perseverare. nevo già con la simmetria dei desideri mi era piaciuto moltissimo parlando di amici, qui ancora di più perché parla di anime gemelle inseparabili.  il fattore religioso di un israele di cui si sente il deserto, pesante, è molto presente ed è il terreno su cui poggiano i piedi di tutte le coppie protagoniste. si fa il giro del mondo durante la lettura, la diaspora, il ritorno. per ostinati non romantici, contrariati anche dalla remota possibilità che la mezza mela esista davvero. è un libro tenero e violento con tanta ragione e grande sentimento.