zibaldone della latitanza

al grido di

la leggerezza logora chi non ce l’ha 

ci sono. ho mille cose da scrivere, devo raccontare di libri letti, di proust, delle fanciulle in fiore, del bordeaux rosè con il succo di pompelmo in aquitania, del cammino di santiago che mi viene incontro e dovrò decidermi a rispondergli, della nonna wanda, della gente che scelgo sempre meno come passatempo, del livido(ne) viola che mi son fatta sulla coscia destra e non è neanche stato l’amante, di quando mi hanno detto che troppa leggerezza ad una certa età è roba ridicola (ma trucca alla perfezione come un make-up artist hollywoodiano) di bob dylan che snobba il nobel, di chi si ostina a darmi lo zuccherino (che vomito ogni volta) e non capisce che non funziona per farmi stare buona.  che belli gli elenchi.

IMG_20160817_123729.jpg

the space in between -marina abramovic and brazil-

The-Space-in-Between-Marina-Abramović-and-Brazil.jpg

mettiamola così: lei è una dura e pura, durissima e purissima. i primi dieci minuti li ho passati ad occhi chiusi, capendo dal registro del respiro degli altri 14 presenti in sala (li ho contati prima) quando era finita la macelleria brasiliana, per poter tornare a vedere. lei è una talmente dura e pura che non si fa fatica a pensare che di falso ce ne dev’essere ben poco, certo lei passa in prima fila per fama, gloria e dollaroni, ma resta dura e pura. lei è dura e pura e serba fin al midollo quando prende a morsi aglio e cipolla come antibiotici naturali e assicurazione per tutti i suoi viaggi. io sono una fighetta più vicina alla menopausa che all’adolescenza, piena di freddo per questo autunno che mi precipita addosso, ma nonostante la prossima ibernazione, riesco ancora a cogliere l’incanto e la magia delle immagini e le VIBRAZIONI (EBBENE Sì, L’HO DETTO) che soprattutto nella seconda metà del film si fanno prepotenti. lei è dura e pura -inchiniamoci ad una vera regina fatta di lacrime, sangue, sudore e merda-  io con questa ora e mezza con lei ho risolto l’affaire bridget jones’s baby e domani mi metto una camicia bianca,  ma solo perché non ho una tuta militare.

bridget jones’s baby

enhanced-1626-1424187992-25.jpg

con bridget jones quattro ghignate te le fai, anche amare, se a 43 anni e fischia non hai voluto/potuto procreare. ma il peggio è entrare nella sala più grande del cinema insieme a masse di altre femmine tue coetanee e chiederti terrorizzata e sorpresa: “DAVVERO IO SONO COME QUESTE?”. poi ti salvi pensando che TU mica hai bisogno di un quintale di pop-corn pieni di burro e diosacosa che sabato devi entrare nel tubino nuovo; TU mica ti scofani mezzi litri di coca cola che sarebbe come mangiarsi zollette di zucchero che neanche la cavalla golosa; TU mica arrivi a luci spente e spettacolo iniziato e pesti i piedi a tutta la fila prima di trovare il numero giusto su cui appoggiare il tuo culo; TU mica spippoli per due ore di film il telefono e illumini a giorno anche i baffi della tua vicina che sasolodio perché non se li è fatti prima di uscire, TU sai e ti ricordi che ufficiale e gentiluomo è una citazione non per ragazzine, TU sai che quel mr. darcy non è il primo ma nomen omen, TU sai che colin firth vestito tom ford è la meraviglia in forme maschili e non c’è manzo che tenga. ecco, TU ti salvi perché i raffronti te li costruisci a tua immagine e somiglianza ed esci confortata. poi vai dritta a casa: tisana al finocchio, proust da finire, copertina e gatta in braccio. perché TU sei diversa.