#bavisela2016 Green Europe Halfmarathon trieste -8 maggio 2016-

Schermata 2016-05-08 a 17.04.48

è la prima mezza maratona che ho fatto per la seconda volta. durante la settimana son andata a trieste diverse volte in auto e mentalmente mi son scansionata ogni chilometro di una strada che comunque già conosco bene. ho frazionato in tre segmenti i 21 km e la divisione mi ha accompagnata anche la domenica della gara. perché di gara trattasi, anche per runner  principianti come me. la strada è quasi tutta costiera e, per chi non la conosce, è spettacolare, silenziosa e deserta a livello di pubblico, a parte i soliti ciclisti che non so cosa ci possano trovare a far slalom fra gente che corre, rischiando e facendo rischiare incidenti.

foto qui sopra di massimo silvano e giada genzo

giornata calda calda ma asciutta con cielo azzurro  e sole giallo come nei disegni dei bimbini. partenza rimandata di 10 minuti quindi alle 10 con emozioni fortissime che io riesco a provare solo aspettando il via per correre. non chiedetemi perché ma così è. i primi 5 km mi son messa all’inseguimento di t. che mi ha fatto da inconsapevole e prezioso traino, obiettivo star sulle 2h. dopo i 5 km iniziali duri, caldi, in leggera salita e senz’acqua, ho mollato il ritmo che mi avrebbe portata fissa all’infarto, mi son girata e non ho visto i palloncini delle due ore.  già una grandissima cosa per me. ogni ristoro ho preso acqua che ho bevuto poco e che mi ha abbondantemente innaffiata, spicchi di limone e mezze banane. ogni ristoro. secondo segmento da 7km tutto in leggera discesa  con il mare sulla destra e l’ombra della roccia sulla sinistra che ha costretto tutti a correre in quella striscia più fresca. corsa in solitaria con il solito stato di trance che mi prende, tanto da non aver memoria dei km centrali, mi ricordo solo degli ultimi. al 14 km finisce la discesa e arrivano gli ultimi 7km in piano spaccagambe dove ho iniziato a veder gente che camminava. ho rallentato anch’io causa gambe di legno, energia ero a posto. ho cercato di tirarmi dietro una gabriella che camminava (nomi sui pettorali!) che però mi ha mollata poco dopo e raggiunta a cose fatte con medaglia al collo dopo il traguardo, con un abbraccio bellissimo fra sconosciute. arrivata in piazza unità a trieste (una delle più belle piazze d’italia) strafelice, con braccia al cielo, con la mia fotografa ufficiale portafortuna a., soddisfatta, orgogliosa,completamente a mollo per essermi rovesciata addosso un’intera bottiglietta d’acqua all’ultimo ristoro e con un tempo insperato. lo scorso anno son finita sul piccolo con s. e resterà indimenticabile per l’amicizia che è nata, per la strada fatta con una perfetta ex-sconosciuta, per come ci siamo tirate sapendo solo che eravamo entrambe lì per correre. questa resterà ugualmente speciale ma per altri motivi: per una prova in solitaria fatta di gambe solo per gli ultimi 7 km ma di testa per gli interi 21. per la forza che mi stupisco sempre di avere e di trovare in me, km dopo km, per la grandiosa immensa indescrivibile emozione che mi dà riuscire ad arrivare al traguardo. e.. al solito #medagliamedagliamedaglia.

10 anni di blog! 30/4/2006-30/4/2016

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mi ero ripromessa di non mancare il compleanno del blog, i dieci anni si devono festeggiare con spuma, cedrata e chinotto… invece, puf, mi è tornato in mente adesso.

qui il primo post. mi ricordo bene dove abitavo, con chi ero quando ho bloccato il dominio. in quella casa non ci abito più, quell’amica non è più amica.

10 anni di parole e foto, un bel modo per annotarsi come siamo cambiati. per ricordarsi le cose. come in una album di fotografie, di quelli di una volta, con la copertina di pelle bordeaux, i bordi delle foto in bianco e nero che col tempo s’ingialliscono. ma non qui.

benedizione di kent haruf

haruf

sono rimasta indietro con le recensioni, ho letto molto poco rispetto ad altri periodi, ma ho letto poco e bene e mi son voluta prender tutto il tempo per leggere swann. ho letto poco e scritto anche meno.

benedizione è uno di quei libri che passano al microscopio e cristallizzano la vita, negli eventi più comuni e drammatici. un fine vita dove non si riesce (credo come probabilmente succede il più delle volte) a far i conti con tutti, prima di chiudere la pratica. mi ha molto ricordato stoner  ma benedizione riesce ad essere ancora più asciutto e lascia molta storia dei personaggi “protagonisti” in sospeso. fa specie usare “protagonisti” per questo tipo di romanzo, non si pensa mai di poter esser “protagonisti” nella vita di tutti i giorni, nel quotidiano, nello sporco delle lenzuola e la miseria fisica cui ti costringe (malgrado tutto) una malattia.

poi si dice che è difficile leggere proust? inseguire fra giardini, balli, salotti mademoiselle insopportabili e madame spocchiose, prendere e riprendere e scorrere frasi infinite, indossarle come fili di perle perfette e carezzarle durante tutta una giornata è più difficile del leggere di cancro, malattie terminali, consapevolezza del trapasso, cose che si conoscono di più e da più vicino?

tulipani. arboretum, lubiana, sLOVEnia

se capitate in slovenia questo giardino merita una visita, in ogni stagione, ma in particolare in questi giorni con milioni di tulipani a fagocitare ogni altro essere vivente. ci ho passato 5 ore a far foto con la reflex (che non usavo da anni) e a cambiare il mio tulipano preferito ogni 3 minuti e mezzo. un posto stupendo! per l’infanzia al seguito avete parco giochi super allestito, per tormenti maschili chiosco di birra a 2,5€ quella grande. [foto mie, e più belle di quelle del sito, tzè]

http://www.arboretum.si/it/

1^ venice night trail -23 aprile 2016-

per la maggior parte della gente in giro per il mondo, il grande sogno è vedere venezia almeno una volta in una vita. noi siamo così sfacciatamente fortunati da poter andar giù in un pomeriggio, ritirare il pettorale, farci un giretto per le zattere, berci uno spritz con cicchetto allegato (NON IO!!!! mai bevuto prima di correre.. sia mai che vomito e casco nel canale), partire alle 21.00 con altri 3000 per far 16 km di corsa con 51 ponti a non farci annoiare, in poco più di un’ora e mezza, arrivare per mano, ritirare l’agognata medaglia, cercar disperatamente birretta post gara e berla, sempre sulle zattere, guardando il mulino stucky e la giudecca di fronte. in silenzio. talmente fortunati da averla a tiro ogni volta che vogliamo anche solo un aperitivo che dia un sentore d’invidia internazionale. talmente fortunati da tornar nel nostro letto alle tre di mattina con endorfine a mille e voglia di raccontare ogni pietra. perché alla fine era destino che io corressi a venezia, come sarà destino correre a parigi (non so quando, ma lo faccio, oh si che lo faccio).

nel mio limitatissimo palmares questi 16 km in notturna sicuramente son stati i più belli, magici condivisi e divertenti. è stato prendere possesso ancora di più della mia venezia, con ogni passo, ogni vicolo deserto e poco illuminato, ogni pietra calpestata mille volte e riconosciuta. ogni sguardo appiccicato, al solito, su quello che ho visto mille volte e che vado a cercare sempre, ma qui: con altre luci, altri ritmi, ALTRA VENEZIA. se fossero stati 42 i km, qui li avrei fatti: con uno sfondo del genere si possono programmare imprese, che restano le stesse, ma sembrano più facili.

l’ingresso correndo a braccia aperte in piazza san marco con l’orchestra in bianco e nero del florian che suonava mi ha dato un flash da titanic!

grande, grande, grande emozione!  [averle sapute prima queste cose, avrei iniziato a correre a 20 anni… ma dicono che sia roba da grandi, da maturità, da calma, da pazienza… mah]