Il nazista e il barbiere di edgar hilsenrath

leggete l’articolo qua sotto. poi andata in libreria o in biblioteca e comperate o fatevi dare dalla bibliotecaria (solo se illuminata, la fortuna vuole che la mia, oltre ad essere molto illuminata sia anche mia sorella… sarà per quello che è illuminata! )
copIL NAZISTA E IL BARBIERE Photo post
di edgar hilsenrath marcosymarcos 2006 
(uscito in germania nel 1976) € 16.00 spesi benissimo. poi quando avrete finito di leggere entrambi (articolo e libro) tornate qua e ditemi la vostra: quanto sottile è la linea di confine fra realtà e fantasia? (sempre che di fantasia si tratti). l’ho letto perchè consigliato da dispenser, radiodue.
da repubblica del 21 settembre 2006Elfriede Rinkel aveva lavorato nel campo di concentramento di Ravensbruck.
Dal 1959 viveva in America insieme al consorte, morto senza sapere  nulla pochi mesi fa. Nascosta per 61 anni e col marito ebreo.Gli Usa cacciano la guardia del lager Elfriede Rinkel.
SAN FRANCISCO – Elfriede Lina Rinkel, 84 anni, è sempre stata una cittadina modello di San Francisco. Di origine tedesca e sposata con un ebreo, era molto attiva nella comunità ebraica locale e si era fatta ben volere da tutti. Ma Elfriede nascondeva un segreto, una terribile verità che non aveva mai avuto il coraggio di confessare nemmeno al marito Fred, morto pochi mesi fa: da giovane era una SS
nazista e aveva lavorato nel campo di concentramento femminile di Ravensbruck, teatro di orrori indicibili. Ora però tutto è tornato a galla e dovrà tornare in Germania a fare i conti con il suo passato.
Oggi la Rinkel è un’anziana signora che ci vede poco da un occhio a causa del diabete e ha bisogno di un bastone per camminare. A 22 anni, però, era ben diversa e, in compagnia di un cane feroce, aveva il compito di sorvegliare le detenute. Durante la sua permanenza a Ravensbruck, dal giugno 1944 alla primavera 1945, 10 mila persone persero la vita tra le mura del lager. Alcune uccise da esperimenti medici crudeli. Altre morte di fame o di stenti. Molte finite nelle camere a gas.

Dopo la fine della guerra, Elfriede ha conosciuto il suo Fred, un ebreo con il quale nel 1959 è emigrata negli Stati Uniti. Nel compilare i documenti per l’ingresso negli Usa, la donna ha evitato accuratamente qualsiasi accenno al suo passato. E in tutti gli anni successivi non ha mai ha abbassato la guardia e rivelato la sua storia all’uomo della sua vita. Quando il marito ha prenotato una tomba nel cimitero ebraico di San Francisco, il Sinai Memorial Chapel, ha persino chiesto persino di essere sepolta accanto a lui, in un loculo a due posti sormontato da una grande stella di David.

Fred è morto pochi mesi fa, senza sapere nulla della vera identità della moglie. Il ministero della Giustizia americano, invece, a più di sessant’anni di distanza ha scoperto tutto. Durante un confronto tra i nomi dei dipendenti del campo di concentramento di Ravensbruck e gli elenchi degli immigrati, è stata trovata una certa Elfriede Huth, il nome da ragazza dell’ormai anziana signora. Pochi giorni dopo il funerale del marito, due funzionari hanno bussato alla porta del modesto appartamento della donna, in una delle aree più povere di San Francisco, per metterla davanti al suo passato.

Elfriede è stata espulsa dagli Stati Uniti e condannata a tornare in Germania per aver mentito nella richiesta di immigrazione. La donna ha ammesso di aver lavorato al campo di concentramento ma ha negato di essere stata una SS. “Non sono mai stata iscritta al partito nazista – ha detto – e non ho mai fatto del male ai prigionieri: col mio cane facevo il giro del perimetro esterno per impedire che qualcuno scappasse”. “Non aveva mai detto niente al marito perché riteneva troppo imbarazzante la rivelazione – ha spiegato il suo avvocato, Alison Dixon -. Aveva cercato di riscattare il suo passato sposando un ebreo e aiutando la comunità ebraica”.

Le autorità statunitensi non si sono però impietosite. Elfriede ha avuto a disposizione alcuni giorni per chiudere la sua vita negli Usa prima di tornare nel Paese natale. Il suo ultimo atto, prima di lasciare per sempre San Francisco, è stato vendere il loculo che l’aspettava nel cimitero ebraico, accanto al marito. “La sua presenza in America è un affronto per tutte le vittime dell’Olocausto”, ha
affermato un funzionario del ministero della Giustizia.

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