15…? quindi-ci…? (sottotitolo: io, te e i quindi)

cavallicome aver visto un vestito in vetrina.
lo guardo. non entro subito in negozio, dico "dioooo come mi starebbe bene addosso…" con quella mia aria da signorina snob, figlia di papà, viziata, con la borsettina che quasi chiamo per nome, appesa al polso o portata alla mano. devo solo andar dentro a provarlo. ma non ho voglia, non ho tempo, non voglio fare lo sforzo di cambiarmi, non voglio aver a che fare con commesse che non mi piacciono, magari non son nemmeno dell’umore giusto per un vestito così. magari non sono dell’umore giusto per provare quel vestito e capire -di fronte allo specchio, quindi senza possibilità di scampo- che proprio quel vestito che mi piace tanto, alla fine non me lo riesco a vedere addosso o peggio non mi sta bene addosso. Il prezzo nemmeno lo guardo, sarebbe la prima cosa da fare. non lo faccio mai. male. dovrei farlo. lo so. non penso mai, o non abbastanza a quello che potrei risparmiarmi. ci passo davanti un pò di volte. Faccio finta di no, ma lo faccio di proposito per più di una volta, passo davanti a tutta la vetrina dove lui ammiccante accarezza, immobile, un manichino che raramente ha le mie forme. fino all’ultimo istante utile non lo guardo, poi alla fine quando il mio riflesso è già per metà nella vetrina dopo (in quella di un negozio che di sicuro mi alletta di meno) giro la testa, gli occhiali mi scivolano un po’ sul naso, gli punto gli occhi -che mi riscopro inaspettatamente verdi- addosso. mi fermo davanti. sto li per un po’, senza fretta, mi suona anche il tel (suoneria kill bill), guardo chi è e non rispondo, detesto chi rovina i miei momenti di personalissimi pensieri. di mezzo c’è una vetrina che mi riflette, ma attraverso il mio riflesso lo vedo, sovrapposto a me, e sottovoce, solo muovendo le labbra, con la lingua che accentua le lettere, dico: "adesso te la faccio vedere io". entro. arriva una commessa che è una delizia, mora con la frangetta, una coda non lunga, con gli occhi pieni di malizia, le ciglia lunghe, un broncetto incorniciato da un lucido rosa. le dico che voglio provare il vestito in vetrina, non mi chiede nemmeno la taglia, mi guarda alza il sopracciglio, sfoglia alcuni abiti (strano, penso, una così giovane che sa il fatto suo, mi guarda e sa esattamente la mia taglia: una perfetta 43). è uno di quei negozi con i camerini a stanza, non quei bugigattoli dove si schiantano le mani contro le pareti quando ci si spoglia. Pulito, non quelli orrendi dove c’è polvere a mucchietti che si muovono per terra. mi mette il vestito fra le braccia, sulle mie due braccia con l’appendino verso sinistra. mi fa accomodare e chiudo la porta. Non c’è la tenda, ma una bella porta a due ante, bianche lucide, tipo saloon.
rimango in un posto ovattato dove tutto in quel momento è come dev’essere. specchi su due pareti, la luce giusta, un posto per mettere i vestiti che mi tolgo e una sedia per la borsa e gli occhiali. appendo il vestito che devo provare, di fronte a me. Sistemo tutte le mia carabattole, le mani mi si mettono sui fianchi e lo fisso di nuovo, poi allungo una mano e lo tocco. voglio vedere di che cosa è fatto. dalla vetrina s’intuisce ma non son sicura. mi piace molto, bel tessuto, di quelli che non accarezzano solo manichini. mi spoglio, non ho neanche la cortesia di sistemare gonna e maglietta che vanno a finire, senza vita, sul pavimento.  me lo infilo, dalla testa, riesco a tirarmi su la cerniera lunga sul fianco, da sola, senza far fatica. me lo sistemo, esito un attimo poi mi fisso nello specchio davanti. mi giro mi passo le mani sul culo e torno a guardarmi. mi guardo negli occhi e guardo tutto. mi sta proprio bene. sto bene. è un vestito un pò impegnativo, non lo nego, ma è uno di quei vestiti che TI incontrano poche volte e che ci sarà modo di mettere, sentirsi bene dentro e fare una dannata bella figura. Bene penso, bello è bello, bene mi sta bene, vediamo quanto costa. ha il cartellino attaccato sull’etichetta, sul collo. un rettangolo di cartone rigido, quelli finto casuale, quelli ultra chic. mi devo togliere il vestito per guardare quanto costa, così non riesco a farlo nemmeno se con le braccia in alto cerco di guardare il prezzo dallo specchio. lo tolgo, lo sfilo, lo raddrizzo e prendo il cartellino del prezzo, nello specchio ci son io, in biancheria, molto poca in realtà, col vestito fra le braccia e il cartellino nella mano destra. l’unghia squadrata del pollice lascia il segno esattamente sotto il prezzo. un prezzo folle. se l’avessi visto prima, dalla vetrina, non sarei nemmeno entrata. Ma nelle vetrine di questo tipo i prezzi di questi vestiti non li mettono di proposito. adesso so che mi sta bene. è più difficile decidere di non prenderlo solo per il prezzo.
broncetto rosa bussa: "posso vedere come ti sta?"
"SI, le dico, un momento." Lo rinfilo. Mi scivola addosso perfetto, come mani di un pianista.
esco. broncetto rosa mi guarda mi fa il giro, intorno, piano, mi sistema una piega di seta.
Restiamo entrambe davanti ad uno specchio grandissimo che occupa una parete intera.
mi guarda negli occhi ma non dice nulla.
"che dici?" le dico dandole del tu visto che mi piace.
"come te lo senti addosso? Perché a vederti, ti cade a pennello".
non dico niente, continuo a guardarmi, mi scappa un sorriso che non riesco proprio a trattenere. lei lo stesso, in silenzio. c’è solo una musica di fondo che mi piace moltissimo, ma li non va bene, in un negozio non va bene. È un jazz caldo, come un plaid, roba che non si porta fuori da casa.
broncetto rosa non insiste a dirmi altro. Vuoi vedere che ho trovato la commessa perfetta? le suona il telefono, lo guarda. non fa finta di non sentire, risponde e chiude la comunicazione. Non ha rifiutato la chiamata, l’ha accettata e poi l’hai chiusa. dall’altra parte "quello li" si è sentito chiudere il tel in faccia. O "quella li", che ci sta anche benissimo. ha le unghie rosa, non finte, perfette. ci sono un sacco di altre cose nel negozio, vestita ancora di lui giro un pò, muovo appendini che si toccano si sente rumore come di teak contro teak. non mi piace altro di quello che c’è li. In fondo sono entrata per lui. ma il prezzo è altissimo.
torno di fronte allo specchio. broncetto rosa ha fatto due passi verso la cassa, ha tirato il telefono tra la calcolatrice, le penne, un paio di cataloghi e una rivista, torna verso di me senza far rumore.
le chiedo: "quanti ne hai venduti?"
"credo un paio, ma non ricordo bene. non credo rischierai di trovarti davanti un’altra con lo stesso vestito, siete tutte così diverse, e non avete di sicuro lo stesso modo di portarlo"
"mh.."
"quindi?"

dd.

in foto abito cavalli.

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23 thoughts on “15…? quindi-ci…? (sottotitolo: io, te e i quindi)

  1. 15? mila? no vero? Comunque la descrizione è stata cosi evocativa che mi sembrava di stare seduto su un comodo divanetto li con te nel negozio ad attendere che uscissi dal camerino per vedere come quella seta ti si pennellava adosso.Mi piacerebbe andare a fare shopping con te;-) ciao buona giornata

  2. ah esistono anche le taglie dispari? Mi sa che sei un’inguaribile snob. Non 42, nè 44, ma 43.
    :DD
    Ho notato che spesso le donne si passano le mani sul culo, soprattutto quando ti girano le spalle

  3. eggià… ci hai tolto il finale in sul più bello!

    Che buffo speculare parallelismo proprio sabato a Padova nel negozio “Osa l’usato” in cui mi porta la mia folle amica piemontese lei m’impose di provarmi un vestito che giammai avrei pensato e immaginato per me: un cavalli maculato cult!
    Inaspettatamente (e imbarazzantemente!) mi stava benissimo, cucito addosso. Parevo una Marilina della giungla.
    – Ma dove me la metto una roba così?
    – al tango
    – ma è troppo
    – no, ti sta troppo bene, devi prenderlo. se non lo prendi tu, lo prendo io
    – si così finisce come con il lamè dell’altra volta
    – Ggessy smettila…
    – Ma a me Cavalli non piace
    – ma ti sta bene

    Morale: me ne torno a Messina con un Cavalli maculato usato che metterò accanto al lamè e che carezzerò ogni tanto durante i miei sogni segreti di Drag Queen
    :-)

  4. Hehehe ;) gia’, tutto bene direi!
    Stasera niente tango…Tom Waits e poi forse mi guardero’ Lars Von Trier, o Takeshi Kitano. Anche perche’ domani la mia sveglia suona all’alba.
    Ma poco male… e’ quasi vacanza!
    A presto, e buone danze ;)
    F
    P.S:interessante metafora questo post :P

  5. magari non l’ha messo nell’armadio, forse morbido sul divano, forse sensuale sul letto, forse buttato sul tappeto…
    dinamica

  6. anche se non c’entra con il post…

    Ho letto il tuo Blog, già, nel senso che l’ho letto tutto. Sono partita dal primo anniversario per poi incuriosita cominciare dall’inizio. E mi è piaciuto ;) mi e’ piaciuto Pavese, mi è piaciuta la Plath, ho riso e sospirato e ho pensato che era un bel modo di cominciare le mie vacanze (anche se sono al “lavoro”) leggere qualcosa che mi catturasse così, con una leggerezza seria e una cultura vera, di quella che si vive fino in fondo.
    Facciamoci presto questa seratina noi 3! Che secondo me c’è da divertirsi…
    P.S: mio cugino ha aperto un ristorante in Costa Rica, qualche anno fa. Ci ha vissuto x tipo 2 anni, ma non è mai sceso in molti dettagli, nonostante le mie insistenti domande riguardo questa vicenda perché molto interessata al viaggio. Ora, leggendo quello che ne hai scritto tu, mi viene da pensare che forse ha fatto bene, perché non credo sarei tornata ;)
    Adesso tornerei.

  7. Il vestito dev’essere fantastico di quelliveri.Quando lo riprovi non guardare il prezzo se no sembrarà che non te lo puoi permettere, invece DIDA QUELLAVERA non c’è vestito che non si possa permettere.
    Quello che piace veramente non costa mai troppo (detto da Dida c.s.);quindi compralo, sembra proprio fatto apposta per te, e poi si gentile trattalo bene, coccolalo ma non troppo se no si sciupa presto, se è di buona qualità (come sarà sicuramente) lo potrai indossare tanto tanto tanto ogni volta che lo vorrai e sarà bellissimo ti emozionerà ogni volta che ti riguarderai allo specchio come la prima volta nel camerino.
    C..Zara

  8. Buonasera!
    Sono tornata! dopo una sindrome premestruale che ha avuto del leggendario! Niente fame da svuotare frigoriferi interi, niente brufoli adolescenziali, niente mal di schienapanciatesta, niente lievitazioni di tette ma SOLO umore che sballa ogni tre minuti: son tornata in pace e tranquillità! non ditemi che di certe cose non si può parlare! Lo dico alle donne che fanno finta di niente, che non esista il delirio, che si controllano che son brave e sedate e ai maschi che fanno finta di non accorgersi perché di certe cose non si parla! Gli ormoni hanno giocato con me come un giocoliere con le palline colorate da tirare per aria, un giocoliere non troppo bravo che si allena e che ogni tanto fa scappare una pallina troppo in alto o la fa cadere per terra, quella va a finire in un angolo e non ha tanta voglia di farsi riprendere da mani troppo poche esperte! Ma tant’è! Sono tornati al loro posto e anch’io. Per leggere con bella calma i commenti al mio vestito che non saprete se è stato acquistato o meno! non insistete! ;)
    Ascolto la petite tendresse di paolo conte, dopo qualche crostino col baccalà mantecato e un bicchiere di vino rosso in centro (centro vuoto per un concertone dei red hot chili peppers) a far due chiacchiere di posti da vedere con una nuova amica.

    @murasaki00: non erano 15 mila €! Disponibile allo shopping? Seduto fuori dal camerino? Ad accennare solo con un’alzata di sopracciglia il tuo parere? Attenzione perché le mie scorribande di shopping mettono a dura prova, me per prima! :) magari però con un gelato di mezzo..

    @sevensisters: certo che esistono le taglie dispari, ne sono la prova tangibile: una sacrosanta, unica, miracolosa 43 doc! le donne di passano le mani sul culo solo se pensano di aver un bel culo! Che inguaribile snob!

    @mousi:quel vestito e non altri?

    @pannacara: già sai già sai.. sedute sui tacchi della verde milonga a villa pradamelli chiacchiere e stilettate.

    @-primo- anonimo: obbedisco! Come Garibaldi!

    @chocolateberry: verissimo si possono fare follie! Di varia natura: egoistica, spendacciona, edonistica!

    @sedge: mio grillo parlante preferito! Mia voce! :)

    @barbara: lascio a te il finale! Immaginatela come più ti piace, a presto e controlla la bionda sardegna!

    @ziafarola: anche a me cavalli non piace (perché lui, come persona, è disgustoso!), magari un rosso valentino, un versace dorato, un castigatissimo nero gucci scollacciato sulla schiena, un brillantinoso blumarine, un rigoroso armani.. o ancora meglio di tutto ciò.. uno chanel.. uno chanel in numero, in gocce piccole piccole, con quell’arietta da francese sfacciato e supponente che lo fa eterno e sempre a la page!
    Hai fatto bene a prendere il maculato, anche io ne ho uno in gabbia.. pardon, in armadio, ruggisce sempre ma ogni tanto lo becco a far le fusa al mio tailleur presidenziale blu-primo ministro inglese-lady di ferro!
    Affinità..

    @J. Già nell’armadio? Chissà.. tanto non ve lo dico è inutile che insistiate..

    @pimpra: ho fatto bene in ogni caso! Aspetto il caffè anche domani!

    @signor contenebbia: assolutamente lusingata.

    @punkyfairy: tanguera felina e non felliniana dallo sguardo lungo..

    @dinamica: buttato sul tappeto? Si! Morbido sul divano? Si! Sensuale sul letto? Si! Nell’armadio?.. potrebbe esser un’idea?

    @perdita666: invece si che ti fanno entrare, basta metter la mano sulla porta spingere e dire buongiorno! Ciao cocca!

    @telodicodopo: certo! Eccomi quasi pronta, cosa mi porto? Duevestitinidue? un costumini sbarluccicante? Una scarpettina bassa bassa, una con tacco a stiletto e lascio a casa tutti quei maledetti sandaletti mezzotacco da professoressa di chimica delle superiori! Voila, c’est moi!

    @fotomoto : ho buongusto ? lo so tesoro, lo so!

    @c.zara: sarai il mio pr quando sarò ricca e famosa!

    buonanotte ora.

    dd.

  9. Sono passata per caso vedendo quella bellissima scarpa in vetrina…di splinder…che io non sarei mai in grado di mettere. Ho letto il tuo post sul vestito. Ne è valsa la pena. C’è chi ha stile anche se non dice nulla.
    Complimenti

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