slow-food slovenia

scampi1scrivere in un sabato mattina, [con la lampada accesa perchè fuori la nebbia fa da padrona e attutisce tutti i rumori, di luce non ce n’è abbastanza, ho i piedi scalzi e gelati] ed essere in pace è una situazione rara e momentanea ma superba. da mesi aspettavamo di andarci, per una cosa o per l’altra è stata sempre rimandata questa spedizione gastronomica, ma ieri sera siamo partiti. cena prenotata con anticipo in slovenia GOSTILNA-TRATTORIA "ZA GRADOM" RODICA -SEMEDELA- domenica e lunedì chiuso. solo pesce. prenotate perchè è sempre pieno. a ragione. entrate in una trattoria con i bagni nuovi, impeccabili e pulitissimi ma con l’impronta delle gostilna che si frequentavano da piccoli con la mamma e il papà quando si andava in vacanza, o solo a fare un giro alla domenica in quella che era ancora la jugoslavia e si diceva "andiamo in jugo" e si spendevano pochi dinari e ti facevano casini al confine sempre per cazzate. mi ricordo che quel confine mi faceva paura, più di quello austriaco. ma son passate guerre e anni, son cadute certezze e confini, non ci son più controlli e lo vedo per prima su di me. sia le guerre, gli anni le certezze e i confini che son caduti. quindi vi accompagneranno al tavolo a voi destinato, accenderanno la candela e arriverà velocemente il vino (chardonnay in primis e malvasia poi), l’acqua il pane a forma di riccio (fantastico!!!) in attesa del protagonista assoluto della situazione. il signor darko. blocchetto alla mano, papillon rosso cupo al collo e gillettino in lana blu teso sulla pancia e con gli ultimi bottoni sfuggiti alla tensione, vi imbavaglierà a seconda di quello che sceglierete di mangiare. non dice il menù. lo recita, lo interpreta e non è chiaro se siamo noi a prenderlo in giro con risatine strozzate o è lui che gode della sua magnifica ripetuta esibizione. il menù anche se solo scritto sarebbe eccellente, esposto da lui è indimenticabile, l’astice ha un sospiro, il gransoporro uno svolazzo fatto con la mano, l’orata uno sguardo al soffitto che diventa cielo. è la recita che faceva gasmann della divina commedia trasformata in sollazzo teatral-gastronomico. gli antipasti son scampi crudi con pepe rosa presentati su una lastra tonda di ghiaccio, il polpo che è "il mio polpo della dalmazia"  a sottolineare una suddivisione geo-politica che dichiara età e discendenza, la descrizione della marinatura dei gamberi "per due giorni e due notti da mettere su una pallina di gelato al gusto di limone fatta scivolare in un bicchiere con un buco sul fondo" , il carpaccio di tonno che sembra essere la cosa più normale offerta. i primi piatti dove posto d’onore è la tagliatella con "il mio astice, il mio gransoporro e uno scampo (che di fronte al resto sembra il cibo della serva) piatto che abbiamo sempre ma che ha il suo significato, c’è un pò da lavorarci –con pinze e tenagliette- ma ne vale la pena", tortelloni al tartufo dove l’eccellenza la raggiunge il "sughetto" -lui lo chiama sughetto ma è ambrosia- con vongole per dare acqua e sale, uova di riccio di mare e di branzino che scrocchiano a metterli in bocca. avanti ancora: lasagna solo con crostacei e verdure "senza nessuna farina o besciamella" e fusilli con porcini e gamberi. un filetto di orata al sale passata alla piastra e non in forno e accompagnata da rucola e ortiche fritte e due patatine al forno chiudono in gloria le portate. non riuscirò mai a rendere scrivendo l’interpretazione superba che ha dato il signor darko nel descrivere le sue creature, dove ogni pesce ha davanti un aggettivo possessivo e il modo in cui vengono cucinati viene spiegato senza però svelare alcun segreto. dolci all’altezza della situazione, da provare lo strucolo in strazza  al cioccolato e zenzero grattato fresco -buono- o all’arancia -magnifico-, sorbetti al ginepro e alla mela verde e basilico. locale consigliatissimo [anche per riunione tanghica]. fanno sorridere le foto in ingresso di chi ha cenato li: rita pavone, albano, zucchero e qualcun’altro e poi sentir chiedere "ma lei è un cantante?"

foto da http://cucina.temi.kataweb.it/files/2007/07/scampi1.jpg

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8 thoughts on “slow-food slovenia

  1. Dida…tu mi fai soffrir. ora che sono a lavoro e so che mangerò il solito spaghetto aglio&olio di corsa tra un test di Coomb e una coagulazione intravascolare disseminata, leggere di uova di riccio di mare scrocchianti e di gamberetti in un letto di pepe rosa è metà sogno e metà ulcera gastrica. haimè…

  2. Dida carissima,
    mi limito ad appellarti perfida, ma potrei giungere all’offensivo.
    tu inciti al pecato di desiderio, di gran lunga peggiore del peccato di gola perché ti fa restare pure a bocca asciutta.

  3. ….”ed essere in pace è una situazione rara e momentanea ma superba.”….no Signora Dida quella Vera…no così non va. Quelle rare come lei, quelle suberbe come lei, non possono aver pace momentaneamente…è la sua stessa frase che lo rivela!!!

  4. Confermo e sottoscrivo tutto quanto, inclusi i sospiri di Darko.
    Aggiungo gli effetti speciali con l’antipasto: “oggi c’è un po’ di nebbia”, e via con una nuvola al ghiaccio secco che avvolge la granzievola…
    Volendo non accontentarsi, ci sono delle bottiglie rispettabilissime, come un “Puro” di Movia

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