l'insostenibile leggerezza dell'essere di milan kundera

insostenibile_leggerezzaripreso a distanza di vent’anni dalla prima lettura, dopo il quarantesimo anniversario praghese dal 20 agosto 1968. è uno di quei classiconi che si leggono, che si devono leggere da giovinette. con tutta probabilità il mio primo adelphi. all’epoca eravamo all’istituto magistrale, la mia migliore amica era lara, era bionda. le mie migliori amiche poi son sempre state bionde. non mi ricordo che cosa ho capito allora del libro. mi ricordo però che quella copia era tutta sottolineata, stropicciata e tante frasi le avevo ricopiate con una grafia tutta moine nel diario rosa di naj-oleari. la copia che ho comprato ora, ha solo un’orecchia a pag. 243, dove c’è un riferimento al simposio di platone. l’ho riletto per l’anniversario praghese; per le foto di praga che ho rivisto da poco rimpiangendo di aver abbandonato la mia reflex per la digitale; per fra che è passata di la con un tomas pure lei. mi ha dato abbastanza i brividi questa seconda lettura, con uno sfondo storico da presa diretta. sabina che mi stava antipatica, dopo vent’anni sarebbe una mia amica. ancora una volta la possibilità di entrare nei diversi livelli di quello che si legge o di quello che si vede è assolutamente evidente, ed è gratificante accorgersene. sono curiosa di vedere il film tratto. il libro non è cambiato, io molto, così ho fatto cambiare anche il libro.  

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17 thoughts on “l'insostenibile leggerezza dell'essere di milan kundera

  1. Un libro molto intenso, chissa’ perche’ non mi e’ tornato in mente visitando la citta’, forse perche’ le citta’ virtuali di un romanzo non sempre si riflettono in quelle che si ritrova passeggiandoci.

  2. Che dire; se si comprende il significato che ogni nostra azione (ed ogni istante!) e irripetibile, mi viene l’ansia a riprenderlo in mano ora!
    Però … eheheh:
    – non conosco. [silenzio per 30 secondi] anche a me piacciono tanto quei libri li.
    dd. – eh si….
    … che sia più meglio?!?
    Con simpatia. Air

  3. …è così certe letture giovanili acquistano un senso solo dopo anni,quando quelle stesse,al tempo,ci avrebbero fatto un gran bene per quanto riguarda la maturazione interiore..ma si sà,bisogna sempre sbatterci il muso,scusa l’espressione dura ma realistica per ciò che intendiamo,avessi fatto così adesso..questo nel campo affettivo come in quello amicale..vn saluto affettuoso,gentile amica!your j;)

  4. se ti riferisci al filmone anni 8o con Daniel Day Lewis e Juliette Binoche, quando uscì mi impressionò moltissimo. soprattutto il personaggio di teresa. ai tempi mi innamorai follemente di lei. il libro, letto a 19 anni era stupendo. a 39 anche. è Praga che mi ha deluso.

  5. @alealoni: Se Praga ti ha deluso, è perchè esige compagni di viaggio adatti. Perchè per il resto, è splendida… con tutti i suoi difetti. Basta guardarla dritta negli occhi. Parola di schizzinosa mai contenta, viaggiatrice pretenziosa.
    F.

  6. E’ stato uno dei tre libri che non ho terminato di leggere, perche’ durante la lettura non erano riusciti a conquistarmi. Ma questo successe quando avevo 22 anni. Ora magari e tempo di riprovarci. :)

  7. Il secondo e’ (e gia’ mi cospargo il capo di cenere) “Cent’anni di solitudine” di Màrquez. Non perche’ non mi piacesse, ma perche’ non l’avendo potuto leggerlo tutto d’un fiato (ma a spizzichi e bocconi) e non avendo preso traccia dell’albero genealogico, arrivato a tre quarti del libro non ci capivo piu’ niente. Insomma, il tema centrale della storia, cioe’ la ripetivita’ del tempo e dei fatti, mi aveva fatto smarrire senza possibilita’ di recupero…

    Il terzo e’ “Neuromante” di William Gibson, credo il romanzo capostipite del genere cyberpunk. Non so, forse ero troppo giovane per apprezzare, o forse e’ andata cosi’ perche’ mi era stato cosi’ fortissimamente consigliato da un amico, da non risultare una lettura spontanea e godibile. Chissa’.

  8. riscaldami
    con i pensieri d’aprile
    con le strade grigie d’inverno

    riscaldami
    con le parole sabbiose
    e i pensieri di sale

    riscaldami,con le estati passate a cantare
    nel vento delle nostre parole

    riscaldami,con i ricordi delle notti
    sulle dune dei sogni
    che hanno invaso il mio cuore

  9. @punkyfairy: la praga che conoscevo era diversa. in questa troppi caffeconcerto con pianisti chopenisti, troppi saltimbanchi tristi in mezzo ai turisti, troppi deutchpullman pieni di blitzkriegtouristen con teste periscopiche sincronizzate al comando degli ordini metallici della guida. meglio fuori, nella città nuova. qualche bel negozio, qualche bar con musica vera. poco per me che di praga conoscevo i vicoli attraverso i piedi di argilla della creatura di Rabbi Loewe.

  10. alla fine è stato invocato anche “l’uomo” coi piedi d’argilla, lo aspettavo. consiglio vivissimamente le fantastiche avventure di kavalier e clay di michael chabon. letto diversi anni fa appena uscito, mi ha folgorata come una sorpresa riuscita.

    dd.

  11. Pingback: natale. “un libro? grazie non me l’aspettavo”. e poi ti toglie le mutandine. | dida

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