cyrano di tai-marc le thanh, illustrato da rébecca dautremer

cyranoprocuratevi guccini e iniziate a leggere. capolavoro. se vi trovate nei panni di cyrano, inviatelo alla vostra rossana. cyrano raccontato da tai-marc le thanh illustrato da rébecca dautremer donzelli editore, 2007, € 24.00 è l’ennesimo gioiello illustrato che la dautremer ci fa trovare in libreria e che sarebbe bello aver in bellamostra sulla nostra di libreria. la storia è sempre quella ma i disegni sono meravigliosi e fatati, potete tuffarvi dentro le tavole e trovare il vostro comodo posticino fra rossi sanguinolenti  e frasi imparate a memoria, per seguire -non troppo da lontano- la storia che già conosciamo tutte. altro della nostra paladina del pennello trovate lo qui per capire cos’è l’amore e qui il libro che tutte noi principesse, per contratto siamo tenute ad avere in casa.
"una smosfiosa è una che parla lo smorfiese. lo smorfiese è una lingua biforcuta".
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3 thoughts on “cyrano di tai-marc le thanh, illustrato da rébecca dautremer

  1. Sulle curiose associazioni, simpatie d’attenzioni.

    Storie di calderoni, e di zampini.
    Qualcuno mesta in un qualche “torbido” fondo di pentolone, zuppa di padelline. Ma io non ne ho idea. Non ho molta idea, del minestrone.
    Guardo solo il cuoco in azione (conscio che spesso, non ha intenzione. Agisce, mostra drappeggia, pavoneggia. Mostra simboli per lanterne, lucciole per fiaschi e figurine per fotografie: è il far gastronomia.
    Sono solo perseguitato dal fato.. (e preparato al fato). Mi piace rendermene conto.: del Fato, del fatto. Cioè prenderne nota.
    Notare le note, e lo spartito. Seguire il motivetto, notare gli scherzi, di luce.

    In senso rinascimentale.
    Nè intensifico (o chiedo l’intensificarsi) della sorte, con stravaganti proiezioni. Noto. Noto con un sorriso. Amo notare le stranezze, i frutti fuori stagione, le bizzarrie. Le curiosità, come i gabinetti storici degli alchimisti, gli studioli.
    I coccodrilli impagliati appesi al soffitto i cristalli strani, gli scherzi di natura.
    Le occasioni improbabili e le sinergie, le sincronie.
    Conscio che spesso.. non significano nulla: a volte indicano qualcosa.
    Il qualcosa, è imprendibile agli umani, non arroganti o facinorosi, leziosi. Vanagloriosi.
    Io ho attenzioni molto superficiali (di mio) e memorie inesistenti. Cure, simili a zero. Cioè sono una specie di sciagurato, viandante stematizzato, nomade nel e del vuoto, in cui gironzolo senza stima nè profitto.
    Foglia nei mulinelli d’acqua di un ruscello montano, navigo trasportato dalla corrente. Del torrente.
    Con l’attenzione che può mettere una foglia, nei confronti delle rive.
    Che mulinano (secondo me, la foglia) attorno. Inconsapevole (la foglia) di essere lei a girare.
    Ecco, forse sono un poco più consapevole di una foglia (ma probabilmente molto meno).
    E la stessa stordita vertigine, che deriva dal piroettare.


    “ MARY TEMPESTA
    Rizzoli
    403 pagine
    € 18,5
    Bambino ubbidiente, marinaio instancabile, soldato senza paura, moglie devota, pirata spietato. Nessuna identità è impossibile per Mary Tempesta, personaggio ritenuto realmente esistito, che dà letteralmente anima e corpo per inseguire i suoi sogni di libertà.
    Londra, XVIII secolo. Mary è solo una bambina e già sogna di imbarcarsi su una nave per sfuggire a una vita che non ha nulla da offrirle. Costretta a travestirsi da maschio per non perdere l’eredità destinata al fratello scomparso, cresce nei panni di un ragazzo e scopre che come Willy il futuro le riserva qualche possibilità in più. Per questo decide di continuare a fingersi maschio anche quando non ce ne sarebbe più bisogno: dapprima come mozzo sulle navi da guerra di Sua Maestà, poi come cadetto nelle Fiandre, infine come soldato a cavallo, si guadagna da vivere e incontra persino l’amore. Ma il destino sembra non volerle concedere una felicità durevole. Perduto l’amato compagno, a Mary per sopravvivere non resta che travestirsi ancora una volta da uomo e tornare a solcare le onde, questa volta tra i pirati… Ispirata a un personaggio realmente esistito e raccontato per la prima volta da Daniel Defoe, Mary Tempesta è la storia di una giovane donna coraggiosa d’altri tempi. Età di lettura: da 11 anni. “.

    Oggi seguivo le mie tracce, strade. L’uomo di mondeval per l’occasione
    (spero di non doverne dare prova, ma senz’altro ci sarebbe, nelle memorie dei miei circuiti-pc). Seguivo Mondeval, solo a questo interessato.
    (E’ una sepoltura del Mesolitico superiore, fra il Pelmo e Cortina. La seguivo in ragione, per passione, di aver toccato il Pelmo, nel mio recente peregrinare (nel blog) fra i cassetti di memoria. E volevo vedere se c’era qualcosa di nuovo, a Mondeval. Dalle parti di Mondeval.
    Giocherello fra libri per bambini.
    E scorrendone una collezione (per trovare… il “mio” ovvero il libro per me –da cui trarre un’immagine, da cui inventare –giocare- una storia), mi trovo questo qui.

    …..
    Solito scampanellio (ovvero campanaccio per mucche, a questo punto)… e passo oltre, con trascuratezza e senso di colpevole disagio. (perché proseguo) Il campanello diventa sirena (Nel senso di suono di fine turno dai timpani della fabbrica,
    non di Naiade che esce dalle acque. A queste tutte le mie offerte di frutta, fiori, e latte.. )

    Ritorno quindi indietro (ovvero risalgo il torrente.. la corrente) in virtù (e per virtù) della silfide sibilante (a cercare il tema o la ragione) e …mi fermo sull’immagine.
    Deduco, traduco, collego… e mi impressiono (come al solito applico le facoltà non cerebrali, veramente monco –se non orfano- di queste) e… novello sherlock holmes, mi faccio condurre da un segugio qui. Cogitabondo, dubitabondo…
    (io, non il segugio, che il segugio non dubita. Punta, l’impercettibile traccia.
    Olfattiva.)
    E’ vero, qualcosa di questo compariva qui. Una vibrazione del taglio, e del tratto.
    (Nulla fino a ieri sapevo di ciò. Naturalmente. Come si deve, come è).
    Rimane la frescura dell’incontro. La casualità. Dono la foto. Dell’immagine a latere. Qui, forse solo di copertina.
    Perché l’occhio vuole la sua parte. Cioè ci sguazza e ride. Ammicca, sorride. Della coincidenza e sincronia, e di sé.

  2. non… obbedire: sorridi. Dida-diduz.

    E scusami la ri-battuta (che non è galanteria, nel blog.
    Nei salotti dei blog.)

    Mi inchino comunque alla padrona di casa. Lusingato della tua attenzione (ri..lettura). Rimettendoti la mia… gradevolissima, improponibile ed assolutamente non documentata… stima.
    Misteriosamente deliziosa.
    Vagheggio di bicchieri (si chiamano calici?), di vino da e in compagnia.
    Cioè in verità, che degli ottimi bicchieri di vino è compagna e sostanza.
    Il resto, sono stomachevoli o stucchevoli chiaccherate. Ridondanti risate, noiosi ed annoiati sorrisi.
    Cosa che non può essere mercantizzata, barattata, con la scusa del miglior vino.
    Il vino non si presta a questo, lo piegano gli umani.
    Fra questi e quello si snoda o si dipana la sostanza, della dignità alla vita.
    Ovvero della dignità alla vita.
    Che è sempre modesta, contenuta e raccolta, silenziosa. Oltre ogni e tutte le cazzate.
    Che sono praticamente e soprattutto infinite.
    Non a questo ci appelliamo, ricordando o chinando gli occhi di fronte al meno vistoso dei bicchieri, dei nomi, nomignoli o etichette.
    Parliamo della vita. Non delle sue proiezioni su fondali sempre più prospettici o tridimensionali.
    Parliamo di persone e vino.
    Di sguardi, e di sorrisi.
    Di amore, fra gli umani. Avessero sette o milletrecento anni.
    Di incrociare gli sguardi veri. Di sorridere ed ascoltare. Nudi.
    Che non significa.. “senza vestiti.. ma.. in purezza. Che è dignità, e rispetto assoluto.
    Ed alabarde, e gonfaloni, e fetta di pane vecchio assieme. Nulla.. è così bello come la vita. Nel suo scintillante fuoco (poco) che dura.
    Il sogno di una vita a te, Dida, ospite grata.

    (il rif, banale, è a “L’ospite ingrato”, di Fortini.
    Una delle rare (persone praticanti la scrittura) degne di commuovere ancora.
    Non nello specifico di quelle righe, ma nella dignità (e grandezza) personale nella storia.

    Una frase per tutte. “Ci dissero: -Studiate.-
    Abbiamo anche studiato, Ma non è servito ad evitare il peggio.

    La citazione, mia, è assolutamente approssimata.
    La citazione nella citazione, era di Gramsci. (anche se non affermata)
    Ma questo lo sanno tutti. La riconoscono tutti.
    Appunto.. non è servito.
    Non per poco, ma per sostanza.
    (E, se guardiamo a quanto abbia studiato Fortini, possiamo averne solo vergogna.
    E.. consapevolezza… che a noi mai sarebbe dato (e mai fu dato) tale ingegno.
    E che comunque non è servito, non “sarebbe” servito, come già diceva lui.
    Ed il resto, cioè ogni discorso laterale o sfuggente, a fianco o posteriore o posticipato… “non sono che aborti o bischerate”, come diceva Vaneigem, nel trattato.
    (“Trattato del saper vivere, ad uso delle giovani generazioni”, forse il testo più adulato, dei tempi dell’internazionale situazionista.
    Vallecchi editore, dei primi anni settanta, e da allora esaurito.
    Ristampato? non lo so.
    Sarebbe comunque un invito.
    Ad uno dei momenti più audaci della letteratura, intesa come riflesso del pensiero. Datato. Ma fu… PENSIERO.)
    Un omaggio ed un inchino alla tua attenzione: Grazie.

    Fra poco… vado via. La storia gira.
    I biglietti aspettano di rullare sulla pista.. del treno.
    Rimarrà, atroce, una non praticata sincronia. Sim/phatia. Sorridente o acerba ironia.
    Bicchieri (si chiamano calici?) di acerbo vino. Garganega (o Garganego), VErdiso. Vini acerbi o strani, retaggi di vitigni autoctoni o originari (senza la peste degli enologi professionali).
    Sai che in moldavia, e verso l’armenia o la georgia/ossezia essi chiamano… “isabella”… quella che ritengono essere la vite antica (o “naturale”)?
    Veronelli vi andò a cercare la vigna originaria (ricordami un rimando, meraviglioso, su Noè… ubriaco) ed essi chiamano col nome.. della regina di spagna, il vitigno che sopporta la filossera (da noi detto… “americano”)? Storie di sogni e di avventure…
    forse (se vuoi), ne ho scritto qlc sul blog, sotto il tag: “Veronelli”.
    Forse, non ricordo. E non ne ho cura. Nè della memoria… nè di ciò.
    Stammi e statti felicemente bene: un infinito inchino,.

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