majakovskij e lili brik

amore_cuore_di_tutte_le_cosesbagliata stagione, questo non si deve leggere col caldo, non si deve leggere col sole. serve freddo, ma freddo freddo. serve un colbacco e un manicotto di volpe bianca e un samovar vicino, perchè leggere di mosca san pietroburgo gelate e cappotti di pelliccia con trenta gradi fuori non ha nessun senso.  l’amore è il cuore di tutte le cose è il carteggio (parte) fra vladimir majakovskij e lili brik biblioteca neri pozza € 15.50. leggete le lettere e ovviamente le note, altrimenti non capirete nulla di questa storia anomala che vede vivere insieme vladimir, lili e il di lei marito, senza nessuna malizia, per quasi 15 anni. le lettere son di una semplicità e una dolcezza che faccio fatica a sovrapporre al simbolo futurista russo. tanto dolci da sembrare infantili, con gattini e cagnolini e pucettini e sbaciucchiamenti! altra cosa.. i telegrammi, tanti, immediati, usati come i nostri sms! telegrammi che mi hanno calata negli anni venti e ovviamente in quella parigi che mi è tanto cara. lili e majakovskij tutto sommato non vivevano male, viaggiavano e lei si faceva confezionare gli abiti dalla maison vionnet a parigi. il tutto condito da ulteriori amanti da parte di entrambi e un affetto assoluto. l’ultima lettera la spedisce lili da amsterdam e coincide con la data della morte di majakovskij. suicida il 14 aprile 1930. non si potrà mai sapere se per patemi staliniani o personali.   
 
"l’albergo istria dove si fermava majakovskij, all’interno assomigliava ad una torre: una stretta tromba con delle scale strette, cinque pianerottoli senza corridoi; attorno ad ogni piazzuola, cinque porte ad un battente, al di là di ognuna di quelle porte, una piccola stanza. tutte le camere avevano la carta da parati  a strisce di colori vivaci, come materassi, in ogni stanza c’era un letto a due piazze, un comodino, un tavolino vicono alla finestra, due sedie, un armadio a specchio, un lavandino con l’acqua calda, sul pavimento un logoro tappetino giallo con arabeschi. le persone famose che in quel periodo vi alloggiavano erano: picabia e la moglie, il pittore marcel duchamp, il fotografo surrealista man ray con una ragazza nota a parigi, una ex fotomodella di nome kiki e così via"

elsa triolet "vladimir majakovskij.memoirs and essay" stoccolma 1975     
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13 thoughts on “majakovskij e lili brik

  1. In macchina l’altro giorno sentivo alla radio un dibattito riguardo il salone del libro. Si sosteneva come l’offerta fosse ampia, anzi troppo ampia rispetto al numero di lettori.
    Mi piace leggere come anche a mia moglie eppure difficilmente riesco a leggere ciò che lei sceglie per sè. Sintomo di incomunicabilità?
    Quando trovo un blog dove si fanno “recensioni” vere, quando i libri sono stati letti e non riportate da quelle dei critici, lo metto tra i preferiti perchè mi piace cercarne degli spunti.
    Eppure pur seguendone diversi difficilmente trovo dei libri che mi avrebbero incuriosito in libreria.
    Ecco che forse si giustifica l’offerta troppo ampia, ciascuno ha i propri gusti molto diversi dall’altro.
    O forse, mi sorge un dubbio, visto che i blog in questione sono esclusivamente femminili (i maschi non leggono?) che la diversità non sia solo nei confronti di mia moglie ma di tutto il genere femminile? :-D

  2. (Cucciolo era Majakovskij, sempre)

    Il mio invece è più vecchio, e sa di freddo e neve.
    Ne ho sempre avuto l’impressione come il sapore di paesi in inverno in montagna, le strade erte ed acciottolate strette fra le case, il buio che scende presto, il silenzio dei paesi quasi vuoti.
    E quella tristezza-mestizia che ristagna come il fumo quando scende dei camini lungo i tetti per la bassa pressione spargendosi fra le cae, sotto cieli spessi e grigi.
    Quel freddo senza rumori e senza parole, nei paesi quasi vuoti pieni di desolazione. Quei giorni che immaginavamo da giovani in cui un giorno avremmo studiato, in paesi isolati, una cassa di libri e solo il fuoco da governare, solitudine e silenzio, grami di gente e di chiasso.
    Senza tristezza (che da ventenni la tristezza è un’opinione) ma come luogo di studio e di applicazione; e così non è stato.
    I paesi si sono fatti deserti e poi passati a paesi di vacanza con i Suv (si chiamano così?) e antenne satellitari, vuotati con quattro vecchi ormai rincoglioniti a biascicar televisione, nastri d’asfalto a risalire con ampi tornanti fino alle case vuote, le chine di bosco o di prato sventrate.
    I pochi bimbi straniti come residuati dalle riserve indiane.
    La rivoluzione… (OGNI.. rivoluzione -e la rivoluzione non può che essere interiore-) scomparsa, smarrita, inopportuna che ha preso strade all’indietro come radiotelescopi, muti, indirizzati agli spazi interstellari, verso Venere o Saturno, o verso il rumore cosmico iniziale, distante milioni di miliardi di anni luce.

    La mia edizione è più vecchia almeno, ed intristisce dietro una congrua copertina.

    Anni e mesi che non la prendevo in mano, e per puro (puro? Esiste.. il caso?) caso appoggiata come relitto o zattera, residuato di biblioteche perdute, su di un’asse tavolo in legno, incredibilmente vicino alla mia mano.
    Veramente isolata e persa (la sua presenza) e senza storia né ragione come zolle tettoniche, isole negli oceani che sarebbero gli avanzi o i resti di Atlandide, sprofondata; distrutta.
    Per puro caso.
    “Per puro caso” si dice. Così è andata. Così è caduta, la tua proposta. Oggi.

    Che dire invece di ciò che indichi, e del testo che proponi?

    Una sorta di pudicizia su questi scritti personali mi avvolge nel silenzio. Per rispetto, per discrezione.
    Per delicatezza verso una vita (le vite), l’amore.
    Io, a differenza delle tue righe non avrei (e non ho) dubbi su perché sia morto majakovskij, al di là delle insignificanti prove, esistenti o meno. Su chi (su che cosa) l’abbia ucciso.
    Non nomi precisi (che importanza hanno i nomi? Esistono.. i nomi?).
    “Chi ha ucciso majakovskij?” era un libro edito nel ‘77, scritto da Bifo. Di Radio Alice bolognese.
    Bifo non ha mai capito nulla, sostanzialmente, pur essendo intellettualmente, eccezionalmente dotato. Questo l’ho sempre sostenuto. Ma… “Chi ha ucciso majakovskij?” proponeva Radio Alice, prima di venire chiusa, repressa/compressa, i redattori (brevemente) incarcerati. Il titolo era una scusa.
    La risposta era nel polso e nel respiro delle cose. Ogni domanda è banale. O da garitta di portineria o di questura, o di scandalistici settimanali.
    Majakovskij si è sparato al cuore e non alla testa, come dicono alcuni disinformati. O sprovveduti, o disinformatori. La testa.. funzionava.
    Era insopportabile… disperazione; disperazione intelligente ed informata.
    Intuitiva, ed analitica; totale.
    C’è nella mia edizione (non so in quella che proponi) una foto di Lili ai funerali; la salma in primo piano.
    Il capo scoperto, intatto, rasato. Non di uno che si è sparato. Nel cervello come da qualche parte si sostiene.
    Il testamento dice, nella disperazione, tutto, senza dire niente.
    Mostra l’eroismo (la correttezza, la pulizia) di quest’uomo (“maledetto il tempo che ha bisogno di eroi”, cantava Brecht) che, uccidendosi, tace, non dice nulla, ed affida i suoi cari al Partito. Se avesse potuto affidare sé stesso, i suoi sogni e desideri, la speranza… la vita.. al “Partito”, non si sarebbe sparato. Se fosse stato possibile vivere in quelle condizioni, sopravvivere alla disperazione.

    Ma torniamo al libro, brevemente, telegraficamente, rientrando dalle mie infinite vie di fuga.
    Perché annoio –e lo so- così, nelle velocità dei blog. Da.. blog.

    Una sola cosa mi viene in mente, su questa improbabile, impossibile, indicibile ed irriducibile relazione: su questa incomprensibile e non volontariamente, volenterosamente riproducibile, possibile possibilità d’amore.
    Ed è in generale.
    E’ appunto questa: la non governabilità, proponibilità, programmabilità… di questa forma/figura; il suo essere fuori dalla norma (e dalle norme) come la meteora è fuori norma, la cometa. Come è fuori noma il miraggio o morgana.

    Alcuni, pochissimi esempi di queste non regolabili strade.
    Alcune altre, pochissime, possibili citazioni (fra miliardi di persone. Alcune decine di persone famose.)
    Più o meno fortunate. Più o meno abili o mature. La maggior parte sessuali, più che amorose.
    (Per poter vivere l’amore bisogna avere la maturità d’amare, cosa che manca al 90% delle persone.
    Perché per amare bisogna essere.. e il 999/1000 non sa neppure d’esistere, altro che “essere”.
    Molto di più, del novecentonovantanove per mille. E’ da moltiplicare per mille, almeno, la forma di questa proporzione. O almeno nel mondo “civile”. O civilizzato che dir si voglia.)
    Quindi, la maggior parte di queste storie sostanzialmente scellerate, o disastrose.
    La maggior parte disastrose, e disastrate. Accomodamenti ed ammiccamenti borghesi,
    Frustrazioni borghesi. Relazioni di potere e di dominio borghesi. Compensazioni e ripetizioni, reiterazioni di frustrazioni e di traumi, più che liberazioni.
    Come la maggior parte delle vite delle persone famose. Ne cito una manciata (di famosi. Gli altri.. chi li conosce?)
    Sartre (De Beauvoir, e altri, altre). Nietzsche (con Wagner e Luoise von Salomè).
    Bernard Shaw, in più e diverse occasioni.
    Shelley, Simenon, Zola (ognuno).
    Lenin, De Sade, Rosseau.
    Franklin Delano Roosevelt, Pablo Picasso.
    Anaïs Nin (che visse un ménage à trois con Henry Miller e sua moglie), il fu presidente Mitterand, la scrittrice Duras, Paul Bocuse il cuoco (ognuno di questi per proprio conto).
    Neal Cassidy, Carolyn Cassidy e Jack Kerouac (più altri mescolati. Ginsberg, ed altri. Ma era la Beat generation appunto, e la “liberazione sessuale”).

    Queste stravaganze (o minoranze, particolarità) d’amore (o d’ “amore..”), per essere d’amore, non possono dipendere dalla mente, o dall’organizzazione o dal controllo mentale, che li snatura e costringe in strade di impossibili bilanciamenti razionali.
    Il loro accadere, è a volte: a pochissimi, ad alcuni. Come disperazione, speranza; agitazione confusione, o come amore… (possibile e) maturo. Alcune volte è accaduto.

    Osik era il marito di Lili.

    Grazie della proposta, nonostante i 30° gradi di non-gelo.

    Mi ha fatto accarezzare di nuovo questo libro.

  3. @anonimo1: verissimo, l’offerta è troppo troppo ampia. penso che non mi basterà la vita, la mia, per riuscire a leggere tutto quello che vorrei. cerco di evitare di legger due volte anche il più bel libello, e ci casco raramente. mi costringo ad interrompere la lettura di quello che non mi piace abbastanza ma ogni tanto ho necessità desiderio e un pò di voglia di staccare la spina e mettere il “lettore automatico” e via. bello che tu e tua moglie non leggiate le stesse cose.. altrimenti avreste metà dei libri che in realtà avete! :)

    @monacozen: leggendo il tuo blog, la prima deile tante riflessioni che mi porti a fare è: i commenti che mi hai lasciato son molto meglio dei post che son riportati da te! :) sarà che non sono commenti ma post che starebbero bene su qualche testata più prestigiosa rispetto al mio salotto dove, vista la stagione, il caminetto è ormai spento. non sono però una di quelle vecchie signore che avvolge i tappeti nella carta stampata per preservarli dalla bella stagione e dagli attacchi delle tarme. ci si potrà sempre sedere accanto al fuoco, sebbene spento, a chiacchierare delle altrui vite, finchè si potrà passare alle nostre, in ultima e non certa analisi. senza paura di annoiare, questo è sicuro. sicuro per me, potrai annoiare solo chi non è degno o capace di leggerti. onorata che siano i miei frivoli post a dar scampo alle tue vie di fuga che comunque è un piacere inseguire, soprattutto in quei voli pindarici tanto arditi quanto golosi.
    nella tua manciata di non regolabili strade c’è picasso. quel pablo che inseguo nelle prime edizioni delle confessioni di chi l’ha conosciuto amato adorato bramato. da sabartés a dora maar, da olga alla gilot al mercante di picasso, kahnweiler che gli sopravvisse appena qualche anno. altro, rilancio sul piatto e raddoppio la posta: la mia adorata peggy guggenheim, la marchesa luisa casati stampa e coco, purtroppo ultimamente flagellata dall’orrido signorini.

    dd.

  4. come gusto questo palleggio di virtuosismi verbali, di due persone colte e raffinate che mostran la loro livrea al pubblico, spesso ignorante che sta a guardare perplesso, ma invidioso…
    io sono uno di questi… :)

  5. Ohu DIDUZZ!
    Ho bisogno di un consiglio : volevo regalare a mia nipote di 10 anni e mezzo “Il diario di Anna Frank”, credo sia ora che incominci a leggere letture un pò più “serie” rispetto ai libri che le ho visto in mano, quelle collane leggere per ragazzine di cui ora mi sfugge il titolo ma che tu conoscerai sicuramente.
    Mia cognata, sua madre, dice che un libro del genere alla sua età è traumatizzante.
    Sono rimasta un pò perplessa, ricordo di averlo letto alle elementari di certo, ma essendo molto lontana dal mondo scolastico, mi sono posta il dubbio che forse ha ragione.
    Che dici?
    Come riserva c’è sempre Petrosino con i suoi fantastici libri sulla geografia e storia, ma volevo variare.

  6. @menzinger: apro a caso il libro

    telegramma 26 gennaio 1926 “tutto in ordine. baci. tua lilja”

    telegramma 12 settembre 1925 “mi dolce cucciolino. ti amo e mi manchi. tua micia”

    telegramma 13 agosto 1925 “ogni sforzo per procurare visto. se non riesco, vengo io a casa. nostalgia tremenda. bacio. amo. tuo cucciolo”.

    :)

    dd.

  7. quello che si respira in questi post é qualcosa che fa bene..
    Frequentando questo salotto.. vien voglia (ancor di piú!) di leggere.. di ascoltare buona musica… di coltivare un certo spirito critico… e di dedicare attenzione alla qualitá della propria vita…a ció che ci fa davvero bene…
    …per non lasciarsi appiattire da tutto quello che gira intorno…
    Questo significa manifestare le proprie idee (e per manifestarle priima bisogna averle) e non spaventarsi di fronte ai cambiamenti..anche se sei circondato da persone che fanno le cose sempre allo stesso modo da trent’anni e mal sopportano il rinnovamento.
    Significa pure scegliere un bel tacco nove per andare in un luogo di lavoro o a una noiosissima assemblea condominiale, dove quanto a stile il livello medio é gravemente insufficiente e per questo sei tu ad essere guardata stranamente.
    bello dunque frequentare questo salotto, poiché ogni germoglio di vita é benvenuto.
    e sempre tanta invidia per quanto riesci a leggere.
    un abbraccio
    ;-)
    Luana

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