libiam nei lieti calici

wine1siccome a gennaio avevo ancora qualche ora libera del mio preziosissimo tempo, ho deciso di non metterlo in banca ma di farlo fruttar per bene con un corso di educazione al gusto. niente a che vedere con un corso di sommelier ma una serie di appuntamenti con un virgilio che per professione ma soprattutto per passione, ci ha guidati con competenza, ironia e sarcasmo alla scoperta di odori e sapori che capita spesso di non notare di fronte ad un bicchiere di vino, qualsiasi esso sia. le uscite in cantina, le degustazioni guidate e confrontate, il trovarsi a far parte di un bel gruppo e la curiosità di esplorare territori vicini e sconosciuti ha fatto il resto.
ieri sera, la cena conclusiva. gustata con ogni senso, sporcandomi anche di olio -addentando in maniera satanica un sedano del pinzimonio- la mia magliettina bianca, di un bianco virginale che devo dire non mi appartiene poi tanto. in degustazione 11 bottiglie che hanno accompagnato un desco non comune, sia per la tipologia dei compagni di merende, che per location e disponibilità di chi ha magnificamente cucinato solo per noi. bollicina d’apertura con
ribolla gialla spumante extra dry Azienda MARTINCIGH di Spessa di Cividale ad accompagnare tartinetta con caprino e pomodoro datterino e un’altra con  cren cotto e zucchina. Pinot Grigio 2004 Az. Bressan di Farra d’Isonzo e a seguire degustazione orizzontale di tre tocai del 2000 (1.Tocai 2000 "TOH" tappo plastica Az. Di Lenardo di Ontagnano -Grave-; 2. Tocai 2000 Az. Feresin Davide di Cormons; 3. Tocai 2000 Az. Edi Keber di Plessiva di Cormons) con crespella agli asparagi e indimenticabile risotto alle fragole (sempre indiscutibilmente maschimaschi a farli). rossi ad accompagnare un arrostino tiepido  con melanzane, peperoni e zucchine julienne: un abruzzese, (Montepulciano d’Abruzzo "Il fondatore" 2005 Cantina Sociale di Miglianico), un barolo giovanissimo ma già ottimo (Barolo vigneto "Mussia" 2003 Az. Conterno Franco), ancora, Il Fusco 2003 (Ref. Tazz. Merl. Cabf) Az. La Roncaia di Fantinel Cergneu -nimis- e un sublime indimenticabile assoluto chateau du pape az. cellier des princes del 1988. mai bevuto un vino così vecchio e qui ringrazio chi molto generosamente l’ha portato a tavola per condividerlo con noi. mi è letteralmente esploso in bocca e quello che ricordo e voglio trattenere, è la nota che sul finale era quella dell’alloro. dopo questo vino, ho solo assaggiato i due bianchi finali  (Ramandolo DOCG "Late Harvest" 2007 Az. Micossi di Valter Revelant -Sedilis-; Ramandolo DOCG 2006 Az. Toblar) che hanno portato a degna chiusura il dessert: crema mascarpone con le fragole, di una leggerezza angelica da cui si capisce che per fare dolci bisogna avere più di un segreto inconfessabile.
i sensi allertati, tutti. a cercar d’incamerare quante più sensazioni possibili. una tavola semplice, bianca e per questo elegante, i tuoni e il vento che hanno minacciato per tutta la sera di punire i miei peccati di gola, ma poi hanno deciso che no, magari un’altra volta. i sapori non violenti in equilibrio e senza nessuna sfida in atto con i vini. la musica che non sovrastava ma sottolineava. ma soprattutto gli odori: veri padroni del vino, ho messo il naso ovunque, dappertutto e con grandissima soddisfazione per intercettare sfumature che da qualche parte ho trovato incastrate nei ricordi più o meno recenti (lil primo ricordo dell’odore dell’alloro è quando da bambina andavo a prender le foglie dall’albero del vicino per far le castagne balotte d’inverno). il potersi permettere di non finire nessun bicchiere di vino ma anzi, concedersi il lusso di assaggiarli appena e soffermarsi solo su qualcuno. edonista, fino alla fine, quando mi son addormentata placida, con le finestre spalancate ed ascoltare qualche rapace notturno che si proclamava padrone del buio. 

foto da http://www.politicalive.com/wp-content/uploads/2008/04/wine2.jpg

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6 thoughts on “libiam nei lieti calici

  1. Francamente non ti ci vedo ad addentare una gamba di sedano ASSATANATA!!
    GIURO! (rido)
    Spero l’olio non abbia fatto grossi danni, solitamente mi capita di sporcarmi con elementi insidiosi quando indosso qualcosa di stra delicato e per mano altrui.
    Bel corso, non sapevo di corsi così, le mie conoscenze si limitano a quelli di degustazione vini e basta.
    Bella recensione Diduz!

  2. Ci ho messo un po’ per trovare il tasto “commenta”, era un po’ imboscato…
    Comunque non sono un gran bevitore ma avrei fatto il corso solo per degustare il tiramisù :)

  3. Listino prezzi… di una vecchia osteria.

    VECCHIE OSTERIE VENEZIANE

    … dei tempi quando gli operai si recavano ancora a mangiare nelle osterie portandosi la gavetta con il desinare da casa, ed ordinavano (e consumavano) solo il vino alla mescita.

    (Di quando si scriveva, in un desueto italiano… “mi recapitai all’osteria della vecchia Maria –per dire-, ove le chiesi di bollirmi un’uovo, che mi ero portato appresso”…)

    La storia, connessa.

    Qualche anno fa, acquistai una motocicletta (usata) passando a ritirarla al venerdì sera, come era inteso.
    Stavano chiudendo la bottega.
    In breve.. gli chiesi se tutto andava bene.
    “ Perfetta.” –mi risposero- (mai sentito dire altro che “ perfetta”… da chi ti venda qualsiasi cosa, oltre ad una motocicletta).
    “ Bene, -risposi- che debbo fare?”.
    “Nulla, -mi si rispose- ripassa di qui quando hai fatto 3.000 chilometri, che si rinserrano i paraolio… e poche altre cose. ”
    “ Bene… –ribattei- lunedì sera ”.
    “ No -mi dissero- non… lunedì: fra tremila chilometri.”
    “ Sì. –li rassicurai d’aver capito.- Allora ..lunedì.”

    E misi la prua al vento (la prua.. si fa per dire; era un vecchio Kawa senza carenatura) e mi avviai
    (“mi avviai..” schizzai, di fatto) verso santa maria di leuca, dove girare la moto su sè stessa e tornare indietro.
    Dietro, era piazzata l’amorosa con un casco tre volte più grande di lei, che le sbatacchiava sulle meningi, o cervici che siano. Più varie cose assortite. Ci fermammo a Padova per acquistare un borsone sopraserbatoio, altro appuntamento convenuto.
    E quindi volammo/convolammo alla puglia desiata, divallando fra Grottaglie, Matera e Manduria (da cui il vino di cui sopra), fermandoci ad olezzare dolmen lungo la strada. Più altre leccornie: il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto ad esempio.

    Approdammo infine, come argonauti moderni, a Manduria centro.. la domenica mattina; sull’orario di finir messa.
    La chiesa… il monumento ai caduti… le modeste aiuole con i sempreverdi. Li ho davanti agli occhi.
    La gente che usciva col vestito lindo. Togliemmo il casco e chiedemmo:
    “ Scusate: per un bicchier di vino? ”
    “ Non c’è vino qui: potete.. bere un caffè.” Ci venne risposto.
    Ma come… veniamo da venezia per quello..! (Foresto di Manduria, dice il cartello).
    “Ah.. forse da qualche contadino –allora dissero (Manduria.. non è il BRONX, o Long Island: più che campi attorno.. non ha)- ma qui da noi non si usa. Dovreste chiedere in giro.”

    Tornammo così dal nostro meccanico, amato, con le pive nel sacco (a Matera ci avevano già proposto del tocai di zonin, come vino migliore, decantandone le qualità. -Avendo fatto, qualcuno di loro, il militare in veneto o friuli-.).

    E tornati in città, lagunare, fuori dalle campagne terrrafermiere, narrammo nelle osterie:
    “Semo ’ndai a Manduria a bever el Foresto: no ghe xe più.”
    “Come no ghe xe più? ”
    “No ghe xe più. I ga finio ’l vin, da che’e parti là”. E fu delusione dura, quell’avventura.

    I paraolio, non avevano neppure bisogno di essere stretti.

    (Della serie: Cosa si fa per una moto, Vini, e osterie. Vita Vissuta. Non c’è più, neanche il-Rosso-di-Verona.. non se ne fa più.
    Rimangono memorie di gusti, ora che tutto si chiama Antichi Sapori.
    Ma neppure le uova, hanno lo stesso sapore. Della serie…
    “Materie-Prime”.

    Flavio-gourmet

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