monadis di vuè

carlino_06_09so che ci tenete allo zibaldone inutile.. il cagnettino della mia sciampista sta molto bene, cosa che si può dire anche della mia sciampista. il cagnettino a pranzo è stato nutrito con spaghettini con 60 gr di tonno, al naturale ovviamente, per gli omega3 e petto di pollo. non erano avanzi del pranzo della sciampista, sia chiaro. domani è l’ultimo giorno di scuola.  la pianta grassa è fiorita ieri sera. l’orchidea perde i fiori. mio padre mi ha tagliato il pino che doveva servire per l’amaca: si è imbragato con l’attrezzatura da alpinismo, è salito con una scala e con motosega in mano l’ha fatto fuori. che neanche rambo. oggi ho i capelli come louise brooke, solo un pò più corti, per il colore in prossima seduta decideremo se adeguarli ai dettami della moda del primo novecento. il mio collo invece è un’idea elegante e precaria, in fuga inclinata.

foto da qui

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10 thoughts on “monadis di vuè

  1. E’ sparare sulla croce rossa.

    Non il pranzo del cane (della shampista) che abbiamo tutte le ragioni di presumere sia migliore di quello della shampista stessa, potendosi solo sognare lei gli spaghettini (ecc. e riducendosi a tramezzini et.. similia).

    Non tanto per il pater che appare quasi un ibrido fra le qualità di Messner e quelle di Conan il Barbaro, in tenuta antiinfortunistica…

    tutto ciò infatti non tocca le nostre anime ormai vessate, e temprate, da e a ogni sorta di prove.
    Le piante grasse, in questi giorni poi fioriscono magicamente e magnificamente ovunque, in questi nostri luoghi; o meglio.. in queste notti.
    (La mia, unica superstite indifferente -forse.. indifferente- ad una disgrazia assoluta, ha fiorito 21 fiori in tre vasi contigui, in cui si è espansa nel suo progressivo procedere.. 21 fiori da deserto, tesi alla frescura e alla notturna umidità, con una delicatezza e bellezza persino violenta nella assoluta semplicità, tale da attrarre non solo stuoli di insetti e amanti (a mio avviso), e non solo impollinatori.. ma anche mammiferi, volpi e lepri e fennec, e persino Saint-Exupéry in persona mi figuro, affascinati da tanta bellezza pura).

    Eppure… neanche la pura bellezza della desertifera grassa è “SPARARE SULLA CROCE ROSSA”.
    Neppure l’atroce immagine del pino capitozzato, dei suoi resti frantumati seminati attorno dal paterno furore, o dell’amaca orfana della mediocre ombra della resinosa… è.. sparare sulla croce rossa.

    Far fuoco sulla C.R. è crudeltà assoluta, senza giustificazione
    e senza alcuna remissione; è violenta rappresaglia sugli inermi, e –nella fattispecie- è narrare come fosse niente di avere i capelli alla “Luoise Brooke”.
    Ad un maschio adulto, di un paese occidentale di queste generazioni attorno, che sia dotato di buon gusto.

    E’ peggio.. molto peggio.. della visione di ogni Conan il Barbaro (e/o di qualsiasi Governatore della california assieme) in Missioni di Giardinaggio
    (che sono peggiori di qualsiasi azione di spionaggio, se la percezione/visualizzazione/proiezione del mio babbo ha qualche valore..).

    Il taglio alla Luoise Brooke.. è insostenibile; a qualsiasi persona sessuata, che abbia solo un minimo di senso estetico.
    E’ intollerabile; è intollerabile
    … alla pace.
    (Alla pace interiore, non a quella relazionale. Quella, è sempre in pace, per definizione.)
    (Ma qui siamo alle tentazioni di Sant’Antonio, macchè…all’immagine di Cristo nel deserto che se il diavolo.. seduttore, gli fosse comparso, alla fine dei trenta giorni di digiuno canonico, e di tribolazione, ben saldo (il Cristo) nella sua determinazione, e concentrazione, e gli avesse detto: “Guardami, tutto questo sarà tuo” e invece di mostrargli tutte quelle terre desolate (o le cupole, cioè gli attici, dei commercialisti di Gerusalemme) avesse avuto un taglio alla Louise Brooke… beh… non sappiamo come sarebbe finita la storia della tentazione, dalla Maddalena in giù.)
    Forse, avremmo una papessa.

    E’ crudeltà pura (o pura crudeltà che dir si voglia). La tua.
    qui.
    Non nomino altro. Non serve. Nè epigoni, nè fumetti, nè perversissime eleganze, nè raffinatezze irrealizzate (o non rappresentate, raffigurate), nè pellicole o… sogni (per restare in argomento), dimensioni oniriche, impalpabili o perfette.

    Definizioni e spazi onirici, che richiedono il silenzio. E attengono al silenzio.
    A lanterne magiche, alle luci dei proiettori… delle pellicole interrotte.

    Dida, questa non andava fatta.
    E’ crudeltà assoluta.
    Per favore, limitiamoci agli spaghetti del gatto, del pesce rosso o del canarino. Passi la motosega del babbo.. ma questo per favore no.
    E’ creare dolore, direbbero i buddhisti. Dolore che non può essere placato dalle parole.
    Risolto, compensato con le parole.
    E’ ferita che le descrizioni, le definizioni non possono sanare. A cui non si può rimediare con descrizioni.
    Neppure con un post sugli amori fedifraghi di qualche nobile rampollo Cartierizzato, o pesantemente Cardinizzato.
    Rimane una ferita aperta, per l’estate. Il collo, e precisamente la linea della pelle, che sale verso l’attaccatura della nuca.
    I capelli, il taglio alla Louse Brooke.. è un taglio assassino.

    Andrebbe proibito dalla convenzione di Ginevra (leggi: convinzione di ginevra).

    Esso farebbe capitolare il più rigido dei single, il più resistente degli scapoli, il più fervido dei monaci, il più determinato dei solitari.. se avessero buon gusto. Figurarsi io.
    Esso non potrebbe che piegarsi ad adorarti.
    “Piegarsi” naturalmente è nel senso di inchinarsi, non di diventare servile.
    Nè di perdere in franchezza, o la prontezza alla risata.
    Chiunque abbandonerebbe i cactus al loro destino, compresi del principe di Saint-Exupéry.
    Cosa che io invece faccio fatica ad immaginare, e non vorrei mai fare.
    A differenza del taglio da te suggerito, che riesco ad immaginare benissimo. Purtroppo.
    Per i cactus e il Principe.

    Che dire di più.
    (più dichiarazione di così..)

    Flavio

  2. DIDUZ certo che sei una delle poche che può vantare dei commenti anonimi assolutamente intelligenti e arguti.Se li condividi o meno,chiaro, sono fattacci tuoi però.. ” tiente in bon me raccomando eh!”

    Anch’io devo ricorrere alla parrucchiera urgentemente, sono al limite del presentabile, se ritardo ancora sarò costretta ad uscire col sacchetto di carta in testa.
    Di’ un pò ma la tua è aperta fino le 22?
    :oD
    C’ho di quegli orari che.. guarda.. a leggere che sei (quasi) in ferie mi vien da dirti.. BASTARDISSIMA!!!!
    Con affetto s’intende
    Buon fine settimana!

  3. @flavio: commenti questi, quasi monastici.
    ovvio si scriva per lettori come lei, mio gentile -appunto- lettore! fermo restando che alcune mattine, il mio taglio di capelli non faccia pensare immediatamente a louise brooke, quanto a edna mode, degli incredibili… sebbene anche lei sia un personaggio lodevolissimo: liberamente ispirato a edith head, forse a mary quant o anche alla temutissima, stilosissima, fascinoscissima, crudelissimacheneanche crudeliademon, direttrice di vogue america anna wintour!

    i miei post stanno ai suoi commenti come un povero vermetto vivo d’esca sta al pesce più pregiato!

    :)

    @borisblack: ho la disgrazia che di manolo mi piacciano pochissime, ma proprio pochissime creazioni!

    @susyluzzatofegiz: che vuoi fanciulla… c’ho fasscino da vendere!

    :D

    dd.

  4. @ Dida… la costante dedizione ai gialli ti ha educato il fiuto.. fino a portarlo all’altezza dei tartufi. Difficile sarebbe averti alle calcagna come segugio, se ci dedicassimo alla nobile arte (se non del delitto…) del reato.

    Infatti… come diceva Thoreau -che continuo a citare senza averne pace, ovvero senza che ne vengano meno le ragioni.. per continuare a farlo- “Ci troviamo a vivere in tempi in cui.. se una persona fosse dabbene non potrebbe che finire in galera”. Infatti troppe sono le cose orribili che urlano costantemente contro al cielo; contro ai cieli…

    Ma, lasciando a parte queste meditazioni scure, io godo e mi acculturo, mi arricchisco alla dovizia dei tuoi stimoli o pungoli, che mi arrivano.
    Per te (ovvero in tua ragione, non che tu te l’aspettassi naturalmente, o potesse importartene punto) sono andato a scrutare di Edna Mode, di cui nulla sapevo e… ne sono rimasto ammaliato… ammirato, innamorato. Tu mi hai ammaliato con quell’indicazione (se ce ne fosse stato bisogno.. :-) e con quel suggerimento: mi sono goduto tratti di filmato, ed ho studiato.
    Ho sorriso giocato e sognato.
    Ne sono diventato fan. Fascino puro. Della misura naturalmente della sua statura.
    Ed… hai miei occhi, quasi totalmente vergini a quanto sia del moderno, o di contemporaneo.
    Snob o difesi, protetti, tutelati.
    Avversi a tutto ciò che rimbomba nella cronaca, e disaffezionati alle liturgie del presente, per te (ovvero in ragione del tuo fascino).. trasgredisco.. ed afferro le tue tracce. Le tue briglie o redini.
    Qualche volta naturalmente. Piuttosto poche, o non molte (Ma Louise Brook era quasi irresistibile, e lo dissi. Dida+il parrucchiere e Louise… si rischia la perdizione (dell’anima), gettandola al vento, come uno spaventapasseri il cappello.)
    Per ciò ho sguardi ed occhi tanto più ingenui.. di chi se ne ciba continuamente. Della cronaca o del presente. Ho infatti entusiasmi assolutamente infantili (giocando su questo e per non chiamarli intensi e profondi, passionali.. per non dirmi passionale) per ciò che mi tocca e mi piace, con l’immediatezza e la totalità di un bimbo, di fronte ad ogni nuova applicazione.
    Con l’entusiasmo gratuito e fresco di chi gioca… ad un nuovo dono, che gli viene dal destino. Ad ogni nuovo giorno, o giorno nuovo. Si potrebbe dire disponibilità ed apertura, grossomodo. Possibilità.. ovvero.. non trattenersi.
    Non negarsi. E non mi son negato.. a Edna Mode.

    Fascinosissimi comunque i capelli…. ovvero.. a me comunque piacciono.

    Ti debbo perciò dei ringraziamenti, inoltre (… non bastassero gli altri, e quelli alla bellezza),
    per avermi iniziato a questa benedetta Edna Mode (che pure so fra poco riscomparirà risucchiata nel vortice delle cose trascurate, di quelle non coltivate.)

    Non ti azzardo sul frutto dei miei studi su Edith Head ed Anna Wintour… per non annoiarti sul percorso dei miei -amabilissimi, ed amati..- inseguimenti… ..a te, intesi come filanti dietro al filo del tuo dito, mirabile indice che indirizza alla.. Tua luna, luna nascosta dietro ai cirro-cumuli delle righe e che occhieggia, si nasconde e riappare. Scompare.
    Si inabissa e riemerge, riaffonda. Come navicella di carta nel mare di notte, della notte.
    Come il bosco-di-latte, di dylan thomas

    Sapore di caramella e di fiaba.

    In queste notti estive e di buio, di stelle di nuvole, e di nubi e di lune, e di giochi fra il niente ed il poco…
    ci rimangono come volute di fumo anelli di parole; parole con le quali sfiorare i tasti o i bordi del possibile.. del sogno e del vino, dell’impossibile o dell’inaccaduto.
    In questo (e a questo) non posso che darti omaggio, Dida graziosa e aggraziata, pungente, ironica e sorridente.
    In questo vale bene e viene bene… il paragone con cui ti accomiati.
    E’ vero (a quel che vedo), ciò che dici, e trovo azzeccata e precisa e fortunata l’immagine di te che fai da esca. Io infatti mi vedo come il grosso pesce (un po’ grullo)… appeso all’amo. Da una povera e piccola vermetta.. che l’ha ferrato, attirato. affascinato.
    Buon lavoro detective.
    Chapeau.

    I miei più profondi omaggi, ed inchini. Sorridenti inchini.
    flavio.

    Grazie… per l’ospitalità

  5. SOLSTIZIANDO…

    Come… fanno, forse, i “maschi-maschi”
    (ignoro se questo lemma nel lessico didanese possa essere assimilato agli “orsi” della tradizione sciamanica uraloaltaica, ovvero al carnico.. da osterie..)

    sono andato a solstiziare all’alpe, in un pellegrinaggio estetico-mistico-etilico come solo i veri contemplativi possono capire, recando omaggio agli elfi-fauni, ai lepricauni ed agli spiriti di natura, che prevedeva (almeno e al minimo) un bivacco sotto la coltre delle stelle, agli ottomila e fischia metri, cioè passi, del crinale fra le Carniche e le Giulie, in un luogo indefinito fra le due.

    (Si sa che i luoghi belli, come le belle donne, amano rispetto ed attenzione. Inutile quindi pubblicizzarne le coordinate. I fiori, i luoghi e le donne si schiudono per chi li merita, senza che ve ne sia ambizione.. ed i riti solstiziali sono riti arcani, di rispetto e di registro universale, di silenzio ed attenzione. Spesso o a volte si risolvono in commoventi emozioni, ed a volte in colossali bevute, ma i lepricauni –e le orbite siderali- non se ne adontano, a quanto ne so, se chi sbevacchia a più non posso ha cuore puro, come un giovane cavaliere pieno di macchie e con notevoli paure, ma almeno occhio limpido e sincero.
    Col passare delle ore poi.. anche questo viene meno, a volte, ma non c’è l’etilometro dello spirito, ancora, e quindi tutto rientra nei rituali della mieti-trebbiatura, anche se in alta quota tutto ciò che miete e trebbia sono solo le marmotte, fra fischi laceranti e pennichelle al sole, immerse in erbe profumate ed odorose. Tipo messalina degli animali da pelliccia, o da pigrizia operosa )

    E così, dalle ombre della sera (intese come toni scuri, e non come bicchieri di vino .in questo caso-)

    abbiamo attraversato la notte, magnifica e stellata, senza un filo di luna, fino alle luci del mattino.

    Alle brume delle prime luci del mattino

    Queste sono le dolomite “orsifere” di carnia. (non so se di/da maschi-maschi..).

    E cosi –il luogo, tanto per intenderci e perchè abbiamo buon gusto, e fiuto (pur senza azzardare ai tartufi..), si chiama o è chiamato “Val Biele” dai pastori ed aborigeni locali-
    Serviti dall’acqua corrente…del “torrente”… abbiamo solstiziato, fra estenuanti rituali a base di salsicce, polli in marinata e carne alla brace. Abbiamo raccolto erbe, anche se non era ancora San Giovanni, -ma sono sempre riti solstiziali- non abbiamo giocato con le chiare d’uovo, ma abbiamo reso lode e omaggio alle acque lustrali, alle donne che si bagnavano in queste nelle notti estive, in riti alla fertilità e di fertilità, di ringraziamento e di speranza al creato.
    Immaginavamo (o ricordavamo?) riti agrari e silvani.. misteri.., con giovani fanciulle silenziose, in vesti bianche drappeggiate bagnate sui notturni corpi candidi, e canti lontani.
    Il sospiro del vento ci accompagnava, la brezza ci raccontava di dialoghi fra fiori.
    Ne abbiamo colto uno per Didi, che con tremito e trepidazione qui alleghiamo.

    Scoperto poi di essere stati rimandati (se non a settembre.. alla prossima occasione) per essere interrogati su Edith Head ed Anna Wintour, preferiremmo avere l’onore e il piacere di guardare alla chiostra di monti lontani in compagnia di una dolce-agra maestrina (aspirante stronza, che vuole imparare a tirarsela tanto così..) ed essere interrogati sui loro nomi.
    Li nomineremmo in maniera improbabile e perfettamente casuale come haiku nostrani, indifferenti ad ognuno. Sensibili solo al suono dello sguardo, degli sguardi che guardano lontano e altrove, come fanno gli orsi e alle fanciulle.
    Che con lo stesso sguardo guardano semplicemente vicino, al di qua della cresta dei monti e solo forse all’altro lato del tavolino.
    (o dallo stesso lato del banco alla mescita, dipende solo dal luogo.
    Purchè sia felice.)

    Prepareremo la lezione, sulle edith-wintour.
    Fra una meditazione sulla trasmissione della lampada -nella tradizione lamaista- ed un trattato sullo shivaismo tantrico kashmiro.. posto ulla destra, ed il trattato di J. M. Riviere.. sullo yoga tantrico.. invece indù e tibetano (invece sulla sinistra) ritirato ieri alla posta.
    Davanti le Istruzioni ad un cuoco zen (Ovvero come ottenere l’illuminazione in cucina) di Dogen Zenji (spiegate da Kosho Uchiyama Roshi. E parliamo del 1200-1253, per Dogen, non di qualche improbabile guru-esperto statunitense… infarinato e rifatto, insomma di roba seria) arrivato la scorsa settimana (ed. Ubaldini, fuori catalogo nat, perchè edito 23 anni fa.) ed il magnifico Eros e magia nel rinascimento, due volte magnifico, di Culianu-Couliano, lettura estiva.
    (infine.

    Prepareremo la tesina alla moda (e sulla moda), fra il solstizio e l’equinozio. Riteniamo. forse. Se ce ne viene l’uzzo.
    Per strappare un sorriso alla maestrina.

    Oppure… chiederemo di essere interrogati a voce, passando dalla chiesa di san Francesco del deserto ai romitori alpini, o mirando ai ripari sottoroccia del paleolitico a cui tendiamo, assenti da noi coppelle o incisioni su roccia o palesi luoghi sacri (paleo-luoghi sacri) da non svelare a nessuno e da cui essere inebriati.
    Oltre che da frangette o tagli a scalare.

    Vedremo per il trattato sulle agre ninfe contemporanee.
    Quelle eccitano i sensi oltre allo spirito. E non solo per e con profumi di prelibatezze o rusticità casearie o vino, ma nel silenzio della percezione.

    Un sorriso e un inchino.
    Mille grazie.
    Incantato. flavio

    (grazie dell’aperto spazio)
    Ieri sera, frittata con la consolida. E riso con… boh: i pastori i malgari le chiamano voregluces e sono.. non mi ricordo.. spinaci selvatiche in alta montagna. hanno i colori del sole nelle foglie, diventati.. clorofilla.
    verdi e sante e delicate. Abbiamo lasciato le parti apicali i semi, a grappoli a maturare. a cadere di nuovo a terra, a ricominciare.

    Fra le mani… le ultime pagine di un librino, titolato “L’amazzone del deserto”, rilegato, in sedicesimo; editrice salani. Anno di edizione ’32.
    L’unica ragione, ovvero la ragione che illuminato i nostri occhi (acceso i nostri occhi), è che il nome dell’autore -italianizzato, come si usava- è PIETRO KRASNOFF (o krassnoff, in russo non ci sono le doppie). KRASNOFF era l’atamano, il comandante in capo dei cosacchi, che hanno invaso carnia e parte del friuli, durante l’ultima guerra.
    Ha abitato a Vergegnis. Ora vi è una trattoria (o ristorante che sia); vi ho pranzato l’anno scorso. E mi ho zio, che ha ottant’anni e festeggiava il cinquantesimo genetliaco del suo matrimonio con la bella Romana mi diceva: “ ‘Iotu Flavio: a lì denti… al stave Krasnoff. Satu..cui ch’al ere? Al ere il gjenerâl, dai cosacs.” Ed io gli dissi.. : “I sai..” ..ma in realtà non sapevo. Cioè sapevo.. ma in altro modo. (Illazioni su una sciabola, di Magris, Dall’aquila imperiale alla bandiera rossa, dello stesso krasnoff, trovato in libreria dell’usato da Bretoni, in calle della Mandola, e riconosciuto al volo.
    Il martirio della carnia, ecc). Avevo appena letto un libro sulle indemoniate di Vergegnis, che ne descriveva i duri inverni, fra fame e neve. Ne avevo racconti ed emozioni, ma non sapevo.. come sapeva lui, che.. c’era. Il cielo, che era caliginoso e grigio (era gennaio), mandò un refolo di freddo, e arrivò come un’aria di neve, che ci fece rabbrividire. Entrammo a mangiare.

    E… come chiedevano i suoi figli, quando erano bambini, e raccontava storie di pranzi e di regine:
    “ma… eritu encje tu, papà?”
    “Par fuarce chi ieri. E .. an d’ere tant di mangia e tant da bevi che la int a si tirave daur la roube.
    E anzit, a mi an tirat encje a mi un vues ta schene,
    … ch’al è encjemò ca mi ramene”.

    E finiva la storia, lì. Come finisce questa.
    Il libretto, l’ho pagato un euro, in osteria.
    Costava lire 4 . Un sorriso, e forse di più.
    flavio.

    (krasnoff, non vale niente come romanziere, a differenza che come atamano.
    Ma narra del comandante di un presidio cosacco sui monti dell’Altaj (lui dice.. “Altaus”) ai confini con la Cina. Di valli e monti inviolati, dalle vette coperte di neve. E di una d
    olce e tenera ragazzina, un’amazzone sbarazzina capitata lì per avventura. E dell’ufficiale valoroso…
    Insomma non serve che narri la storia.. potete immaginarla da sole, da soli.

  6. nel frattempo…
    attendo dettagli sul colore, dei capelli.
    Perchè ne ho vere ansie; e profonde ambasce.
    Che mi lasciano curioso.. e inquieto.
    Prossimo a crisi di panico e (o) terrore.
    (perchè sono un uomo all’antica. O meglio: all’antich’a -per dirlo alla toscana-)
    Non mi far ammattire

    :-)

    fl’

  7. questo perchè.. anche l’occhio abbia la sua parte (e non solo la lettrice mente. Per ogni bibliofilo, anche il libro ha il suo aspetto, colore, sapore. Densità, contatto. E quindi, almeno che si veda.. la copertina. Che non si citi solo.

    Couliano.

    “ ”

    Sacred books of the Hindus: The Siva Samhita

    Ed… nel 1914, all’Indian Press, di Allababad

    Vasugupta, dallo Sivaismo monistico del Kashmir.
    “8. Il corpo è offerta sacrificale. ” sariram havih
    “9. La conoscenza è cibo. ” jnanam annam

    ED.. EDNA MODE, come regalo a Dida

    “ Ok, questa donna è strepitosa… è la cinica, insopportabile, superba, irritante, irresistibile Edna Mode, la “fashion designer” della famiglia di supereoi “Incredibili” con la voce unica di Amanda Lear… Non ricorda un po’ Krizia?
    Il suo motto? “Non mi interessa il passato, cara, mi distrae dal presente”…

    (http://ulysses.splinder.com/post/3544223/Edna+Mode) “

    (flavio naturalmente)

  8. Proseguendo gli studi su Edna Mode, abbiamo scoperto degli archetipi della nostra non solo nella perfida Anna Wintour e in Edith Head e in Mary Quant, ma anche in tale Linda Hunt..
    e la ricerca continua.
    Ma… nel gioco di specchi (o di riflessi) fra queste e l’inconfondibile Brooke Luoise…
    ci mettiamo oggi, perchè di sì o non fosse che per la battuta…
    la qui chic/osissima Uma Thurman..
    a completare la galleria.

    Flavio

    ” E’ solo allora che sai di aver trovato qualcuno davvero speciale:
    quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio.
    in santa pace.”
    (Mia Wallace – Uma Thurman)

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