la danza del gabbiano di andrea camilleri

danza_del_gabbianocamilleri è un genio: ci fa leggere in siciliano tanto da mutar il vocabolario d’uso quotidiano, cosa che mi piace sempre. qui potrebbe finire il discorso. si legge in fretta e furia e c’è la fila di prenotazioni in biblioteca per prenderselo e portarselo in spiaggia. montalbano torna, e questa volta, senza paura d’invecchiare che ad un maschiomaschio non s’addice proprio. la danza del gabbiano di andrea camilleri ed. sellerio € 13.00 si legge la mattina di un’estate che sembra non ne voglia proprio sapere di riscaldare l’aria. fazio sparisce, salvo si dimentica di aver livia per casa, e iniziano le ricerche e le indagini. unico neo: non mi son piaciuti i riferimenti al montalbano televisivo, il commissario ha paura d’incontrare zingarelli (lo chiama così) per strada.
pag. 250 "e figurati che scandalo, che vrigogna! qualisisiasi cosa fanno, i nostri onorevoli oramà sinni fottono dell’opinione pubblica! si drogano, vanno a buttane, arrobbano, ‘mbrogliano, si vinnino, spergiurano, fanno affari con la mafia, e che gli può succederi? massimo massimo che ne parlano i giornali per tri jorni. pò tutti si scordano di loro."
chi non conosce ancora montalbano è bene che inizi a leggere quello che diventerà storia della letteratura italiana.
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6 thoughts on “la danza del gabbiano di andrea camilleri

  1. Camilleri mi piace molto: ha una scrittura che non conosce cali di tensione dalle descrizioni di luoghi e personaggi ai dialoghi anche interiori…..la lettura scivola via…nonostante il dialetto.. :-D

    Buona giornata!

    marco

  2. Commento… a modo mio.

    (Come gli strinzichi, putizici,e precipiti; i presnitz gli strudel e gli strucoli.. in strazza, che in ogni buona collezione di ricette di una volta… recitava appunto:“a modo mio”.)

    E così mi associo, al montalbano. In questo salottino a tema.

    Ma (io) non leggo montalbano (Neanche. In realtà non leggo quasi niente). Ma non posso commentare di cicogne, o premio strega. O amaro strega.

    E quindi, messi da parte paste sfoglie, mattarelli/matterelli e frutta secca, spruzzate di rhum e spolverate di cannella… devo attenermi quantomeno al tema (se non all’autore). Né alla Sellerio (in questo caso), e neanche alla Sicilia.
    Al giallo.

    Però, siccome non posso essere serio, né alternativo (al tema della serata), deve essere… (e vada per) un finto giallo.
    E quindi un finto giallo di un furto… finto, di un prezioso corno di un animale.. inventato, il tutto rigorosamente vero, ambientato nel 1500. (Anzi accaduto, perché è assolutamente vero).

    L’animale inventato è l’unicorno (non il suo corno, che è vero). Il finto furto è al tesoro della Serenissima (di S. Marco..) -che non c’è stato- e non c’è nessun mistero, perché non c’ere nessun mistero sotto al Consiglio dei Dieci. Immaginarsi… che il kgb, l’Fbi e l’Intelligence Service sono dei ragazzini, dei pivelli al confronto della polizia segreta della Repubblica Veneta, (lo “Stato de Tera e lo Stato de Mar”..) del ‘500.

    STORIA DI UN ALICORNO
    -Flora Mazzonetto-
    Centro Internazionale della Grafica di Venezia

    Insomma.. da Silvano. Stampatore, editore, anarchico, grafico . Nella sua scuola hanno imparato giovani del veneto e dell’italia intera (e del mondo, da new york all’argentina, dalla germania ala cina) le arti della stampa (litografia, serigrafia, incisione) A 15-16 anni… partì volontario nelle Brigate Internazionali della Guerra di Spagna, combattente. Tuttora e sempre anarchico militante, appassionato, irredento e focoso. Ancora bello e attivo (siamo sugli ottantanove-novanta) e brillante, gioviale, sorridente. Con lo sguardo aperto e l’occhio chiaro.(anche se ha il cuore mezzo a ramengo e l’ultima volta che sono andato da lui siamo andati a bere un bianco (naturalmente pessimo) al Bar della Fenice, quest’inverno. Lì si è dovuto telefonare alla lancia della croce azzurra che venissero a recuperarlo, che stava andando in là da solo. (a san micel -a san Michele- non a casa sua). “Ciò.. moro (muoio) –diceva- So drio a morir” Seduto sulle sedie fuori, un secondo cappotto sopra, nel gelo della sera.
    Poi la lancia è arrivata, e ci siamo salutati in strada. Ora sta di nuovo bene, il nostro giovane… militante agitatore, stampatore di grafica. Gentile di una gentilezza antica, che non si usa, e sorridente come pochi.

    Insomma, ve la faccio breve.

    L’unicorno, come sapete tutti, è un animale che non esiste. (Il “corno” è il dente del narvalo.)
    Calma… che non esiste. Esiste.. da sempre. Fino a Darwin e Linneo. Cioè non è un invenzione dei bestiari basso medioevali, come forse crediamo. Ne parla Gulio Cesare, ne parla Plinio (il Vecchio, il grande studioso di storia naturale). Per lui è il “monocerus”, famoso. Con corpo di cavallo, piedi d’elefante, testa di cervo e coda di cinghiale.

    Lasciamo perdere l’unicorno che “esiste e non esiste”, sennò non ne veniamo fuori.
    La Repubblica Serenissima, nel Tesoro di San Marco, ne ha ben TRE ESEMPLARI!
    Oggetti introvabili, di inestimabile valore. Trofei… di un animale che non esiste (!) immaginate come potevano venir considerati. Ah.. fra l’altro sono d’avorio (non di corno o di pelli mezze spelacchiate). E naturalmente a torciglione. 3 m di lunghezza, perfino.
    Essi, custoditi accanto a preziosissime reliquie, esposti con le gioie più care ai veneziani come il corno ducale con cui si incoronava il doge, erano considerati simboli della ricchezza e della potenza della Serenissima.
    In modo diverso, ma con uguale intensità, l’unicorno era famoso anche presso il mondo islamico. Miti, panacee, antiveleni; araldica favolistica tesori magia e chi più ne più ne metta.

    Nel 1500, Venezia ha coalizzate contro di sé le più grandi potenze d’europa: Francia, Spagna, Impero Asburgico e Papato… che vogliono farla fuori.
    Ammicca e corteggia (più o meno segretamente) con il sultano.
    (Siamo.. prima di Lepanto)
    Questi, se non pubblicamente appoggiato, chiaramente non osteggiato dalla Repubblica gira in lungo e in largo per l’Europa, distrugge l’Ungheria, assedia Vienna.
    Poi, le condizioni si ribaltano, Venezia deve entrare per forza nella lega di Cambrai.
    Solimano si incazza tantissimo. M tantissimo come un toro. (E quando Solimano si incazza… son cazzi. Telefonano in città direttamente dal Levante e dicono che “a Costantinopoli el Signor Turco havia fato taiar la testa a sier Piero Zen orator e vicebailo nostro, et a domino Alvise Griti, fiol natural del Serenissimo, et questo per la paxe fata con l’imperator”. Poi non era vero ma non importa)
    Loro cercano di comprarselo di nuovo. Lui vuole l’unicorno (più probabilmente un sacco di altre cose). Loro ci impiegano un anno, per portarglielo. In segreto ma con contorno di un nuovo ambasciatore.
    Feste tripudi cene e bellezze.
    Gli ambasciatori del sultano non potevano essere turchi, perché per motivi di religione non potevano entrare in contatto con gli infedeli. Quindi erano rinnegati, marrani. Truffatori e commercianti convertiti, ribaldi e malandrini.
    Nuovi e costanti casini.
    Alla fine.. siccome la sparizione di un alicorno non si poteva non notare (dal tesoro) (ne avevano tre non trecentomila. E tre era già un numero.. spaventoso.. portentoso.) il Sanudo, rispondendo nel 1530 ufficialmente al Senato, dice che…” un alicorno… fu robato”.
    Perché essi, al pari di tesori ed oggetti simbolici o sacri, venivano esposti alla popolazione, in maniera normata e regolata, nelle scadenze previste e suggellate, nelle solennità di rito.
    La mattina di Pasqua e in quella di Natale… La vigilia di S. Marco a Vespero (e la mattina seguente)… la vigilia dell’Ascensione.
    Robato un cazzo: l’avevano dato a Solimano il Magnifico.
    Robato da chi, quando, come, per che cosa… nessuno se lo chiede: nessuno indaga.
    Non volevano Montalbano.
    Scomparso allora l’unicorno, nel libretto di Silvano.

    “(I)Eri Gianus Bey fu a disnar da me… Lui aveva referto, al suo retorno de qui al Magnifico Imbrahin Bassa da parte della Serenità vostra che per cosa grande da esso magnifico Imbrahin Bassa gli fosse richiesto, sempre era per compiazerli; e lui Gianus Bey l’aveva ditto haver veduto nel texoro della serenità vostra tre lionchorni, do rosi et uno biancho, et che esso magnifico bassa mostrò d’haver grande voluntà di averne uno delli rossi (1530. L’assedio turco a Vienna è del ’29..)”

    I veneziani vogliono “comprobar cum ogni mezo et via a Nui possibile l’amor et observantia havemo a Sua Maesta Solimano…” e glielo porteranno… “cum profunda secretezza et sacramento..”

  3. non ci sono grossi colpi di scena, e non sono allineato con montalbano.
    Qui si parla di “crimini..” per modo di dire (al di là di assedi di capitali e stermini di eserciti, di contorno, uccisioni e smercio di specie animali protette, traffici ed uso di veleni e cianuri, armi assortite di ogni tipo. Flotte. Insomma le solite cose del mondo civile.)
    Il mio, era solo l’omaggio a Dida di una cosa leggera.
    Che non si curerebbe di sicuro di piluccare da sola.

    Buon sabato e buon fine settimana

  4. Dimenticavo un dato. Uno dei tre unicorni… liocorni alicorni…
    (denti.. …è l’incisivo.. sinistro! -se il dato serve al commissario Montalbano. Quello sinistro. Nessuno sa perchè. altro giallo. altro mistero.-
    di narvalo) non so se esattamente quello in oggetto, regalato al Sultano… ma uno dei tre di sicuro, era stato “ROBATO”, ma questo davvero sì, dai Veneziani.

    Ma dove?

    Buffa risposta: a…
    COSTANTINOPOLI.
    Nel 1024, frutto del saccheggio cristiano della città… cristiana (durante la crociata, ovviamente contro gli infedeli, gli extracomunitari) cinquecento anni prima.

    Solimano (che era un perverso e raffinato) forse lo sapeva e, con sottile senso d’ironia (di liocorni lui ne aveva già sette o otto, anche se lo teneva nascosto) forse volle semplicemente avere il suo…:
    quello che in altro modo sarebbe stato suo bottino, secoli dopo.
    E così lo ebbe per altra strada:

    “Sic.. transit gloria mundi”: l’avrà detto in turco.

    Insomma, non è proprio un giallo ma… forse c’è materiale sufficiente per montalbano.

    I miei omaggi

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