"l'inizio di ogni grande epopea comincia con l'accensione di una vaporella"

aspirapolvereparto dal presupposto che tutto non posso esser capace di fare. ci ho provato, quindi son in pace con la mia coscienza. cambio casa. vado nella casa che ho sempre voluto abitare. mi sogno interruttori,  isole, penisole e arcipelaghi gastronimici, cucine e scaffalature, dove metter l’orchidea [wanda] e le piante grasse, dove appendere i geranei (che si chiamano o parigini e cinesini a seconda di chi li guarda ammirato) che neanche il planner ikea funziona così bene. solo che ho avuto la folle idea di far (è una parola grossa) anche le pulizie. io che m’intendo più di fusione a freddo che di pulizie. obiettivo fallito: vaporella che, dopo avermi ringhiato contro, ha iniziato a svaporare dopo appena un’oretta, causa tappo che ha deciso di rompersi e macchie che non si smacchiano e fughe che non  portano da nessuna parte. a un certo punto bisogna dire basta. basta. risotti e vaporella son per maschimaschi, non per me. ho chiamato un’esperta: la salvavita signora delle pulizie. scampato pericolo, sono salva. quindi mi son occupata di capelli, tappi di vaporella e specchi. capelli so che ci tenete in particolare: deciso per diventare edna mode mescolata a louise brooke. la sciampista confida che prima dell’attuale cagnetto idolatrato, esisteva una cagnetta idolatrata. cagnetta che ha cercato di riprodursi secondo natura con suoi pari, scelti dalla padrona, ma inutilmente. son seguiti tretentativitre di fecondazione artificiale, avete letto bene, ma inutilmente. alla fine l’amore ha trionfato e la diletta ha figliato con il bastardo del vicino per l’incazzo -che posso purtroppo solo immaginare- dell’inseguitrice del pedigree a tutti i costi. il tappo della vaporella è stato ordinato da un gentil fanciullo che mi ha trattata benissimo, ha parlato lentissimamente per farmi capire tutto e ha dimenticato un occhio di vetro nella mia scollatura. ordinato lo specchio per il bagno dopo aver ascolato per dieci minuti un intervento del vetraio su teoria e tecnica dello specchio da bagno. momento topico dell’esposizione la definizione di biselli. perchè di piselli ne so, ma di biselli…
 

dedicato a: matteo membro onorario della federcasalinghe (a lui dobbiamo il titolo del post) ad eva sorella illuminata tramortita dall’otite senza aulin e a j. che presta gentilmente quello che io distruggo.

foto da qui

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21 thoughts on “"l'inizio di ogni grande epopea comincia con l'accensione di una vaporella"

  1. Invece per me è impagabile anche l’arte di potersi permettere una donna delle pulizie! Del resto, è anche un modo per dar lavoro a coloro che ancora accettanno di fare qualunque mestiere…
    P.S: carino il tuo blog!

  2. piccolo il bisello, che sia almeno piccolo, se dev’essere.
    Ma perchè? Non bastava smussare il filo? O è così che il consulente vende, una perizia non così necessariamente estrema come il lessico lascerebbe sottoindendere, o concupire?
    Sì a E.M alias (o versus) L.B.,
    ma si sa.
    Ma /o è un nuovo modo per friggere.. il pesce, a queste temperature?
    Cioè portarlo inopinatamente al… punto di fumo?

    Se sì basta dirlo, e seguiremo la ricetta come pesci al macello, cioè.. scusate… come capretti alla griglia, o pomodori all’ammasso.
    Insomma come agnelli allo spettacolo del sacrificio.
    Basta dirlo, basta saperlo.
    :-)
    A questo punto il bisello diventa scolpito, con l’intarsio e il cesello, ed una luce flou o retrò perchè si accende per di dietro.

    Credo che il mio cuore non regga più, e troppi anni di applicazione sul restauro l’abbiano minato ad ogni successivo o prossimo colpo.
    Crollerò, svenirò mi inabisserò, mi autostruggerò o distruggerò tenendo una fotografia di Lulù fra le dita…

    Galeotto cesello del bisello. Quando arriverai al torello con cui di solito ti propongono di perimetrare il bagno? Sarà troppo tardi per me, perchè sarò fuso sotto una pila di Casabella, di Casavogue, di case e di cabanas di lecorbusier, sotto celle monastiche, colonne crollate di stiliti e specchi di legno di celle di cenobiti.
    L’ultima cosa che dico è: sì a E.M/L.B, e poi mi eclisso nei mari dello spazio e del tempo, come una medusa spaziale…

    Un sorriso (ovviamente da dietro l’oblò.. bisellato)

  3. O come un folpo, polpo.

    Bisello: Bisatto e Nasello

    L’altra sera abbiamo cercato il bisello per tutto lo vasto mare (lo mare oceano lagunare) pensando fosse un’incrocio fra bisatto e nasello..
    Chissà dov’era secondo noi finito. I resti del riso in insalata del Redentor, e sarde’e in saor.

    Quindi, informati da un pescatore, del… granchio in cui eravamo incorsi, ci siamo indirizzati “bisellando” verso san Clemente.
    “Va bene così –ci chiedemmo-? E’ il lessico-lemma corretto?”… Niente affatto, perché stavamo solo “bordesando”.

    I 2 rematori bisellavano ai remi. Cioè cincischiavano, raccontando avventure di voga.
    Io che più che scattare le foto non facevo, disteso a prua in questo finto compito, come un finto bucaniere.
    Sullo sfondo imbruniva il profilo dei colli Euganei, terra di vino bisellato, e rosmarino.
    Il vino che sa di lava, terrorir di densi gusti minerali.

    Fra Jungans e la Palanca (scimiottando qui “Giudeca nostra abandonada”, avocata come propria da qual cane di D’Amico) ..archeologia industriale contro il cielo: le gru dei dismessi cantieri Toffoli, mentre la luce scemava.

    La cupola della Salute.. chiusa fra forcola e remo.
    Ovviamente non… bisellata. I contrafforti o meglio le controventature, fatte come tentacoli di un polpo arricciati, sono solo scanalati. Da un dizionario d’architettura. Firmato da un sorriso, Vitruvio.
    (Nemo. Nettuno)

  4. beh, io oltre ad avere qualche vaga dignità (e vaghissime qualità) legata all’abitazione, secondo stilemi.. e stilisti… non conformisti (sono infatti specializzato in grotte, abitazioni subacquee, campeggi clandestini ed ambientazioni alla Che Guevara, con l’approvazione di …maghi, d’architettura, cioè e di persone normali, ma non normalizzate, cioè abitate ed abili al comune genio, che vive in noi)
    SO… (cioè sono in grado, di)

    ..rompere tutti o molti specchi (ed anche vetri) nuovi,
    oltre agli scatoloni dei traslochi,
    (e
    alle scatole normali…

    E mi chiedo se queste qualità abbiano alcuna utilità e valore.
    (nel frangente.)

    Forse potrei trovare accoglienza.. in relazione a questi saperi..
    come rondine sotto a un cornicione (o a un modiglione..)

    I sottoscala me li figuro già occupati, per cose di ben altro interesse e spessore.

    O forse potrei trovare alloggio e destinazione sui pomoli delle testiere, come l’Eta Beta disneyano.
    O appollaiarmi sotto agli sbordi di una grondaia,
    O avere assegnato un metro di marciapiede.
    Non dico la rimessa ma il vano porta della carbonaia.
    La cassetta della posta, il vano dei campanelli.
    …ci sono..un sacco di luoghi, di solito trascurati.
    vecchie canne fumarie, sottotetti, tettoie e cantine, legnaie.
    Se ne ricavano per lo più vani.

    Saune, laboratori, studioli o… gattabuie.
    Piccionaie o verande, serre-serliane-ballatoi, osservatori.
    E’ la mia scuola, e sarà il mio destino (gli spazi residuali).
    Per l’avuta destrezza.. nel rompere specchi o cristallli o vetri.
    Scatole e scatoloni, o consuete eresie.

    Saranno
    barchesse-rimesse e stalle, pagliai o pollai.
    Casini e casotti, roccoli e posterne, forni e liscivere, calcinaie o lanterne.
    Torri e cisterne, case-torri e case-forti, case turrite o a trullo,
    casematte e cassematte,
    casse-maestre e casse-forme…
    casseri centine e casseforti,
    cassetti, casette e cassette,
    cassepanche;
    cassoni caldi, cassoni freddi e limonaie,
    arancere, polveriere e scuderie,
    santabarbare ed armerie,
    caseifici e latterie, modanature e lattonerie,
    forge fucine e fonderie,
    lavatoi e lavanderie, guardaroba e stirerie….
    o.. solo
    …il deposito del carbone, il cassone
    della carta riciclata.
    Le batterie scariche, la differenziata.

    Dalla causa alla cosa d’architettura (parafrasando Gian Emilio Simonetti.
    Lui diceva della rivoluzione –forse Arcana Editore-, ma parlava dai tempi dell’internazionale Lettrista, o meglio situazionista.
    Dal gruppo Ludd, o Commontista.
    Insomma dal gruppo Cobra, parlando d’artista.
    Pinot-Gallizio, faceva “pittura industriale”.
    Potrebbe servire, per rivestire pareti, soffitti, corridoi bui.
    So fare anche il tappezziere, nel caso.
    Questa ultima cosa non è vera… non mi piace.
    Col mocio o con la scopa a frange invece ho una destrezza dignitosa.
    Non portentosa.
    Ma non credo serva.

    Per la casa nuova.

    Stimo non siano pertinenti, le mie competenze,
    alle diverse pertinenze.
    Inutili al collaudo.
    Alla funzionalità ed alla messa in moto.
    Rimarranno quindi intonsi i vetri, e gli specchi non bisellati.
    Buona rimanenza di giornata.

  5. In Festa mobile Papa Hem racconta i suoi anni a Parigi, posti incontri dialoghi filtrati dalla nostalgia di un uomo ormai alla fine. E’ bello, e fa male. A me, almeno.
    Ho letto che ne è uscita un’edizione integrale, senza gli interventi dell’ultima moglie su pettegolezzi e scabrosità; pare che ne esca un Papa feticista dei capelli – proprio il taglio alla Brooks. Vedi le tue affinità con lui…

    Don (manteniamo le proporzioni) Ugo

    Vaporella, il mito di mia sorella… risolverebbe tutto a botte di vapore, dalla depressione alla fame nel mondo… io invece sto con gli acari.

  6. Libri di cucina… stava traslocando, Dida.

    Quindi un contributo per l’occhio, come si deve, ed insieme per la gastronomia.
    Con un’occhio per i fornelli (per Dida). Materia prima.
    A me interessa la materia prima (grosso modo, in culinaria. O fondamentalmente la sua fortuna. Il resto spesso diventa lezioso, oggi. E non solo perché è estate.
    Mentale: ci dà la perfezione delle corolle e lascia stare il cuore).
    La materia prima –più importante- in cucina… è incompresibilmente l’amore. (E non solo in cucina.)
    Provare per credere.
    Una fetta di pane all’aglio, e un po’ d’olio, una bruschetta, una pasta con rucola o pomodoro.. fatti con amore (e quattro destrezze non proprio da… cannibali, ovviamente) hanno un risultato meraviglioso, al quale non c’è compensazione che tenga, o soluzione.
    Chi non ci crede, chi non lo vede, è di un ateismo cervellotico senza rimedio, di una miopia che sfiora o sconfina nella stupidità, e non ci può far nulla.
    Quindi,
    Un angolo di parete bianca –mi figuro- su cui appoggiare l’idea di una foto estiva.

    Slovacchia, Alti Tatra.
    Dlhé pleso
    (“lago lungo”, in slovacco).
    Presov, Distretto di Poprad, Starý Smokovec.

    Lì… andavamo ad allenarci per la resistenza contro il nazifascismo.. nei primissimi anni ’50.
    Credo.
    Ora ci si va a funghi (un po’ più in giù, che lì ci sono solo pietroni).

    Slovacchia.
    Gastronomia: Coprinus comatus, o fungo dell’inchiostro. Squisito.
    Freschissimo (inizia rapidamente a diventare nero, e immangiabile), solo le cappelle (togliere il gambo ruotando) saltati velocissimimante a fuoco decisamente vivace, sul burro. Solo pepe e sale.
    2 minuti. Una prelibatezza.

    attenzione (per chi non lo sapesse..) il comatus è squisito; una prelibatezza. Ma è sempre coprinus.
    Suo cugino atramentarius, pure commestibile, ha la caratteristica di inorridire all’alcool; cioè, se associato all’alcool molla veleni che vi fanno pentire d’amare bacco: dolori al ventre, mal di testa feroci e chi più ne ha più ne metta..
    Non si muore, ma si paga l’affezione alla bibita.
    Si chiama sindrome coprinica, perché è scienza.

    E’ l’unico fungo della lega antialcolica, l’emblema dell’esercito della salvezza, il fungo sponsorizzato dagli etilometri.
    Lo chiamano l’Antabuse naturale, dal nome del farmaco degli etilisti. E non è squisito. (E’ anche meno bello del comatus, diciamocelo. E ciò ci toglie quasi ogni interesse.. speciale o dedicato.)
    Il comatus invece è bello.
    È di una delicatezza infinita, legata alla bellezza. (ci sono molte cose anche più delicate, ma non sempre così belle). Ma… è cugino dall’atramentarius. Io l’ho associato con il vino (poco) e non mi ha fatto nulla: ma non ne dò garanzia.
    Anche poco coprino c’era; poco più di un assaggio (per non privarsi del vino, e non sfidare la sorte).
    Nei boschi di Carnia, attorno a Bordaglia.
    Altre volte, padellate. Non si trova sui mercati, perché in pochissime ore annerisce. E si getta, e fa l’inchiostro. Ed è un disastro.
    Abbondante il burro, per favore. E che si inculi per una volta il colesterolo: è festa.
    (il burro –devo dirlo?- che sia d’affioramento. Altrimenti non è burro, si sa. E’ qualcosa d’altro. Che credo non abbia nome.
    Se possibile di malga. Se raffinati circa di luglio, quando tutto il mondo (il monte) è in fiore.
    Ed esso, giallo –il burro È giallo-, sa di fiore. La Carnia è la regione… d’Europa con la più alta quantità di specie spontanee vegetali, antropiche. Di fiori. Sono cose preziose.

    Albin Schmalfuß,
    disegno di C. comatus (1897)

  7. Cara Dida, il momento è topico, sicchè ti auguro di vincere contro i tuoi demoni (vaporelle e co.) e di rendere la tua nuova casa la degna reggia che meriti…! :-)

    magari ci delzierai con qualche foto…?

  8. In quanto ad Edna, e “Valentina”..


    E’ sempre una magnifica provocazione.

    ..
    E sempre insostenibile.
    (o… “sempre più.. insostenibile”, si dice in italiano? Ho perso l’uso della lingua. Della favella
    sarà il caldo, l’afa.

    .

  9. @pimpra: sopravvivo, soprattutto grazie a chi mi aiuta. libro scarpette invernali e parte dei vestiti son di là. abbastanza in ordine. qui invece delirio totale. grazie per il pensiero.

  10. Sicuramente la nuova casa vale il sacrificio ma, credimi, non ti invidio per niente!

    Dimmi dimmi, sei riuscita a buttare qualcosa?

    Mia madre ha da poco finito di far ridipingere casa e ha convocato mio fratello e me per eliminare nostri vecchi cimeli (leggi ciarpame) che ancora avevamo a casa sua… scatoloni di ricordi da cui è davvero difficile separarsi… eppure bisogna…

  11. … si dice che un trasloco é completo solo dopo un anno dopo due anni non si riesce a trovare le cose a cui tenevi di più al terzo anno ci rinunci. Mi piace la tua divertentissima ironia e le tue frasi bisellate. Ahh!! lo specchio monastico c’é l’ha le miniature ??? Un caro abbraccio Raf

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