ristorazione approssimata

pasta-zafferanosi torna a parlar di cose che si mangiano. dubbio amletico: si parla e si dice nomi e cognomi o non si dice nulla e si parla solo di dove si mangia bene? perchè di questa cosa se ne parla con chi cucina e si, va bene, io non sono nessuno per dir se si mangia bene o male in un qualche posto, e non posso io precludere eventuali incassi… come se il mio scritto precludesse al posto in questione eventuali incassi. da notare che non è la prima volta che vado a cena in questo posto.. la prima abbastanza bene, la seconda medio.. e questa era la prova del fuoco, in caduta libera. intanto scrivo poi vedremo che dite anche voi, se scrivere dove ho mangiato male o no.
il posto è un casale restaurato decisamente bene, a pochi km da casa mia,  ha una potenzialità scenografica immensa. ieri: stanca, non volevo cucinare, non volevo far strada, sembrava la scelta giusta. alle nove nel parcheggio 3 auto.. magari è perchè piove e la gente non è uscita, dico io. locale vuoto. musica insopportabile senza nessuna cura. mi metto in un angolo. bicchieri SPORCHI. non uno solo, entrambi e in maniera più che evidente su tutta la circonferenza del bordo. begli stampi di labbra col rossetto.  le travi di legno del soffitto rovinate da file interminabili di boccali da birra, completamente stonati. menù stampato ed elegante ma lista dei vini scritta a mano su un foglio A4 con una calligrafia per niente curata. nessuna bottiglia aperta, o tantomeno proposta, per bere solo un bicchiere di vino, tanto che abbiamo scelto mezzo litro del vino della casa e ci è andata abbastanza bene. crostini (preantipasto) portati senza dir nemmeno di cosa eran fatti, ma poi abbiamo capito da soli: pane vecchio e una poltiglia lardosa. antipasti non male (in quantità notevole tanto da togliere la fame) polentina calda con lardo e prosciutto d’oca affumicata su letto di rucola e funghi caldi. il posto ha come specialità la carne alla brace, chiesta una costata molto al sangue è arrivata troppo cotta e ricoperta di sale grosso. almeno i piatti erano bollenti. contorni: le zucchine in padella le faccio meglio io, le patate al forno al rosmarino erano appena uscite da una busta da surgelatore sbattute in forno 5 minuti e lasciate intoccate nel piatto. quelle di quattro salti in padella son decisamente più appetitose. servizio lasciato alla buona volontà di fanciulle giovanissime che si barcamenano oziose dal banco del bar ai pochissimi clienti in sala. totale senza caffè senza dolci ma con un incazzo notevole: 80 €. la titolare, se non altro ha avuto la buona creanza di evitare di chiedere "tutto bene?". ma non ci vedranno più, nonostante amici e parenti ci avessero cmq dato feedback non proprio positivi ci siamo ritornati. posto freddo, glaciale nel trattamento.
andare a cena fuori è uno dei miei più grandi piaceri, e queste situazioni mi disturbano immensamente: di rado ho avuto un’esperienza peggiore sia dal punto di vista gastronomico che sensazionale, siamo SCAPPATI dopo nemmeno un’ora. 
pertanto trattasi de "il marangon" a orgnano -ud-
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14 thoughts on “ristorazione approssimata

  1. se il casale è restaurato bene, in posizione paesaggistica di pregio…beh, metà del lavoro è in fondo praticamente già fatto e ai ristoratori resta da farne solo l’altra metà. Ma dal tuo resoconto si capisce che si sono così impegnati da riuscire ad azzerare tutto (e poi i bicchieri sporchi di rossetto….mancava che sapessero di freschin, sebbene ciò possa essere considerato meno grave).

    In quel locale non ci metterei piede -aldilà della scadente cura nell’offerta gastronomica- forse più per banali questioni legate all’incolumità personale: se quella che hai descritto è la loro cifra stilistica non oso immaginare come i boccali di birra siano stati fissati alle travi.

  2. Addirittura..
    addiritura "è GIUSTo" , addirittura una "TRAgedia.." per i cannolicchi al burro, travasati qua  o di là. Il "salotto" s’inalbera, s’indigna e s’impenna. (E poi conserva la spugna, con gran dignità -parafrasando ..
    De Andrè-)
     Ma sono le ragnatele, o gli zucchini, trifolati, a rendere tutto così terribile, e noioso, e in fondo …crudele?
    Il "giusto", è dai farisei (dell’antico testamento) che non risuonava, su questi temi; la tragedia… da Sofocle almeno.
    Il Casale… non diciamo da dove, o da cosa. Ma ne vale la pena?
    Ovvero è il radicale (vero)? Tale sciabolar d’alabarde, a nascondere ed incensare una meschina pietanza, persino troppo cara? Ci giochiamo l’onore,
    l’amore, la dignità e lo spessore della vita, o forse solo la serata?
    Lesa maestà, e corifei a solidarizzare -intollerabile affronto, o indegno, alla pochezza della civiltà, della infranta.. o struprata, lealtà?
    A questo dobbiamo condurci, per toccare un’importanza, una rappresentanza, uno spessore qualsiasi?
    "Facciamo i nomi", "salviamo la praivasi" è l’espressione della nostra indignazione, delle nostre veementi crociate?
    Non è tutto questo il vero, o la sostanza del nostro essere, ed accadere.
    Per quanto obbriobrioso sia stato il luogo, l’ora e l’ira, l’occasione e la speranza, o aspettativa.
    E’ altro (l’altro) che sotto non quadra, in un mondo (in noi) che non ha più verosimiglianza, o realtà/verità o spessore; è altra l’inadeguatezza, a far quadrare, una realtà che non quadra.
    E trame trine e merletti, decorano e reggono cheratine (di qualità, percezione e consapevolezza e lucidità), finchè "morte non ci prenda" -o ci sorprenda persino- se vogliamo.
    Ci sono scene (intese come palcoscenici o scenari) più adesive, altre più da operetta o più improbabili, come fondali, a rappresentare i drammi. Del sè, o del presente.
    Il mediocre
    è solo mediocre, non assurge ad emblema o tragedia; nè ne è sintomatico.
    Può essere corrente o persino emblematico. Ma non significante, nè rappresentativo e significativo.

    Altri sono i temi, del nostro non-collimare.. della nostra non-aderenza.. ad una realtà i cui abiti non coprono l’inesorabile…  nudità. E non fan fortuna abiti più ampi, cuciture più consone, drappi più fortunati o maestosi. Al di là dei tentativi e degli accomodamenti.
    Per fortuna e purtroppo.
    "Enore – dissero, ad un vecchio sarto- si rivie a tirâ fûr un cjapiel, da un capot?" perchè non a lui non riusciva di ricavare nulla, da un vecchio capo. Nè rivoltarlo, nè un giacca, nè un gilè e infine neanche una gonna. Con disappunto dei clienti, Comittenti.
    "A dipent da stoffe". Rispose il vecchio, lapidario.
    Nè c’è… contrappunto   possibile.
    C’è qualcosa di simile nel vangelo: non pensiamo di vestire con abiti vecchi uomini nuovi -o il contrario. O giù di lì.
    Non ho ne abilità nè cura di essere preciso. Nè esatto.
    O in Thoreau (che in negativo dice: "nessuno comperi abiti nuovi finchè non è un uomo nuovo.." che vale, nel mio percepire, come "non possiamo coprire con vecchie, o vetuste, o altre stoffe -o paramenti- la sostanza di una più vera o più profonda distonia, inadeguatezza (ai nuovi tempi, o temi)… a ciò che è.
    Non ne sono che emblema.
    E non serve cambiare nè stoffa nè colori alle bandiere.
    Ridicolo è il Pernod.
    E comunque, non "tragico". Senza voler del male /nè dire, nè pensar male/ di alcuno. E’ solo uno spunto. amoroso.

    Meni cjagliar.. è l’autore.

  3. A me piacerebbe sapere di che posto si tratta… in fondo ci sono siti creati appositamente per fornire recensioni di ristoranti e questa non sarebbe che la tua personale e soggettiva opinione. Nulla vieta poi di testare il luogo di persona. Concordo, cenare fuori è uno dei piaceri della vita… che ne valga la pena! E ben venga il tam tam di informazioni!

  4. ancora una volta ti confermi vera "luce del friuli"!
    grazie per la segnalazione, mi aiuterà a non sbaglaire dovessi passare da quelle parti.
    ho però un’oibiezione da fare: quando capita a me di trovare stoviglie e/o posate non adeguatamente pulite l’ho faccio sempre notare, anche in modo plateale, poi mi alzo e me ne vado.

  5. @anonimo (si fa per dire): il salotto s’inalbera perchè qui si tratta di gioie, di frivolezze e di bel vivere.. pertanto serve ed è giusto e me ne compiaccio. i gentili invitati lasciano i massimi sistemi fuori dalla porta ed entrano per discettare di quelle che son tragedie epocali: ristoranti che fanno da mangiare e non ristorano, sciampiste che sbagliano tinte o messe in piega, tacchi che si rompono, libri da coccolare e altri che ci coccolano… tanghi che fanno perdere tutte le buone intenzioni raccolte in anni di lavoro…

    pardon monsieur

    @beppe: verissimo… dovevamo andarcene immediatamente.. tanto più che ho fatto notare io le "sublimi" decorazioni ai bicchieri…
    per la dattilografia…sarà l’emozione di esser illuminati da tanta luce? ;)

    dd.

  6. Fai solo bene a dire i nomi.
    Cazzo, 80 euro!, vanno sputtanati sì. Se ne avessi pagati che so, 15, magari ci si poteva passare pure sopra.
    La maestra Elena.

  7. @maestra elena: non è uno "sputtanare" ma son le cose così come sono andate. i bicchieri erano luridi e non c’è nulla da dire di più: il lurido resta lurido. la costata chiesta al sangue era stracotta. il conto stato pagato per quanto ho detto. il giorno dopo in un locale molto meno pretenzioso dove i proprietari non hanno la puzza sotto al naso: da willy a gemona (dove c’era l’orso e ci si fermava a vederlo tornando dalle giornate sugli sci da piccoli, per chi è della zona) abbiamo mangiato benissimo (taglietelle ai porcini vicine al leggendario) in tegami di rame

    dd. 

  8. Carissimi, Dida ha assolutamente ragione e, da vera signora, si limita a fornire delle indicazioni sul luogo e le sue malefatte… CHissà, forse in privato e se saprete essere convincenti dirà di più…

    Quale sublime piacevolezza è andare al risporante e quale tremenda delusione per i sensi è uscirne scontenti e scioccamente alleggeriti nelle sostanze?

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