trilogia di new york di paul auster

trilogia_new_york

i primi contatti con mister paul auster li ho avuti in un cinema porno di udine, il cristallo in piazzal cella, a metà degli anni '90. anni di università con quattro soldi in tasca e fame bulimica di tutto quello che si poteva fagocitare con occhi, orecchie e testa, e di conseguenza vomitare. fame che con l'andar degli anni è peggiorata aumentando in maniera esponenziale rispetto a quel periodo. il cinema cristallo dopo anni di onaratissima carriera, (solo a natale tralasciava ansimi, gemiti, supplenti calorose e prodighe e alunni troppo cresciuti per il cartone disney dell'anno) un pò alla volta ha tentato di risorgere, alla fine si è rivelato poco araba fenice. cercando un novello risorgimento ha sparato degli abbonamenti a prezzi irrisori per universitari poveri in canna per una serie di svisti di stagione o non mi ricordo bene cosa, impossibili da non vedere. quindi il cristallo ci ha avute. e speravamo che avessero almeno dato una pulita a tutto quello che era un cinema porno. smoke l'ho visto lì, mi ricordo che mi era piaciuto sebbene di una lentezza troppo esasperata. blu in the face non l'ho retto. ho resistito credo 15 minuti e mi son fatta una solenne dormita su quelle poltroncine che di certo non eran abituate ad avere ospiti narcolettiche. a distanza di dieci anni mi capita in mano la trilogia di new york. più che tre racconti lunghi mi piace dire siano tre romanzi brevi: città di vetro, fantasmi e la stanza chiusa. tolgono il fiato tutti. mettono ansia, agitazione, senso di vuoto e fanno amare i momenti in cui si scrive. non vedevo l'ora di chiudermi in casa, in questo pomeriggio di bora forte, grigio e di attesa per la neve. e scrivere. città di vetro è implacabile. fantasmi: gotico . la stanza chiusa, quello che mi è piaciuto di più, pronto per esser film. due bambini crescono insieme diventando inseparabili. uno geniale imprevedibile e difficilmente comprensibile nelle sue scelte, scrive. l'altro più addomesticato a quello che si deve fare nella vita e, nemmeno tanto in fondo, disperatamente invidioso, scrive critiche. da grandi si ritrovano, l'uno per pubblicare le opere geniali dell'altro. il trait d'union è che i tre romanzi hanno una non fine che non mi ha lasciata tirare nessun sospiro di sollievo. non facile, ma adoperatevi.     

pag. 177 "i libri vanno letti con la stessa cura e riservatezza con cui son stati scritti".
pag. 189 "sapere tutto delle vite degli scrittori […] mi aiuta a capire". e leggendo un pò della sua vita si trova molto di lui nelle sue pagine.

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2 thoughts on “trilogia di new york di paul auster

  1. gran libro davvero, ti consiglierei anche "Follie di Broocklin" ma immagino lo conoscerai già…
    ho dato un occhio al tuo blog e ho trovato parecchi spunti per prossime letture.. Capote, prima di tutto, mi manca del tutto e poi sono ancora nella fase "americana" post NY..
    ciao

    frad

    ps. sono finito nel tuo blog cercando notizie sul fantomatico libro de sanctis reliquis… condividiamo la passione la vargas..

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