la stasi dietro il lavello

stasi_dietro_il_lavellola stasi dietro il lavello di claudia rusch keller editore 2006 € 13.00 è il classico perfetto esempio di come una perfetta recensione di sole 25 parole spinga il lettore a cercare per mari e per monti un volumetto quasi introvabile per poi (a pagina 15) a volerlo lanciare fuori dalla finestra in modo da farlo esibire in doppi carpiati. il titolo è uno dei più belli fra quelli che ultimamente hanno attirato la mia (pochissima) attenzione. il titolo promette ma non mantiene, sviato dalla traduzione, era meine freie deutsche judend , porta altrove. sono 130 pagine che si leggono in -massimo- un paio di orette divise in micro racconti. ora, dalla recensione mi aspettavo di leggere qualcosa circa la vita di una famiglia di berlino est con particolari sulla presenza della stasi nella vita di tutti. invece. invece claudia rusch (classe 1971) nel 1989 ha 18 anni e non inizia a scrivere a quell'epoca ma lo fa da grande. questo è il dramma, se fosse stato un romanzo nato dalla necessità di dir le cose a 18 anni a berlino est sarebbe stato un capolavoro. invece il libro è stato scritto da grande mettendosi nei panni di lei 18enne. ed è troppo troppo semplificato. forse il mio pensiero è viziato da quel capolavoro che è la vita degli altri o forse avevo troppe aspettative ma proprio non mi è piaciuto. voleva scrivere ma non abbastanza. a 18 anni tutti volevamo andar via da dove eravamo, non solo chi abitava a berlino est, ma volevo sentire di più non solo che oltre il muro non c'erano banane e rider (ve li ricordate? oggi si chiamano twix, non li mangiavo neanche ma ne ho presi a milioni per poter partecipare a un concorso legato a dj television su italia1) o che le scuole erano politicamente regimentate. gran peccato perchè la curiosità per la microstoria non è stata soddisfatta. casa editrice da tener d'occhio. altra recensione qui da loro.
pag. 111 "sono certa che bob dylan non si è mai reso conto non si è mai reso conto dell'importanza che ha avuto il suo concerto tenuto a berlino est nel 1987. e ancora meno ha colto la delusione che ha suscitato il suo modo schivo, parco di parole della sua esibizione. come se quella fosse solo una voce di un lungo elenco di fastidiosi impegni. probabilmente per lui era così. per la gente, invece, era come vedere dio – ma il creatore passò e se ne andò senza degnarli di uno sguardo."

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