la primavera di praga la lasciamo a voi, per noi solo autunni gialli e inverni freddi

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ho litigato con praga nell'estate del 2003. perchè non era -fortunatamente per lei- come l'avevo io nella mia testa. a me praga non è piaciuta. mi son piaciute molto di più tante altre città da cui non mi aspettavo niente. praga l'ho conosciuta solo su pagine di libri prima di andarci. poi son arrivata lì e.. bum, schifo. la premessa era buona: un appartamento del regime fuori dal centro, al primo piano di una palazzina di un quartiere fuori, la fermata dopo il cimitero cittadino. con un viale di faggi che non avevano la minima idea di mollare una foglia gialla una, sarà stato perchè era luglio, forse. adesso che ho finito di ri-leggere, (questo pomeriggio bloccata sul divano da qualsiasi cosa mi abbiano attaccato i nuovi mostriciattoli che ho in prima che ti dichiarano amore perenne ma rilasciano una quantità inimmaginabile di virus) l'insostenibile leggerezza dell'essere, ho fatto i conti e la verità fuori che venga. praga l'ho vista con kundera, con chatwin, con chabon e quella meraviglia che è le fantastiche avventure di kavalier e clay, con kafka (obbligata a leggerlo solo dalla mia coscienza) e mai una volta mai, praga per me era in estate, mai in allegrezza, mai in pulizia ma con fumi di carbone e di legna umida, mai felice e con gli alberi verdi. mai piena di semafori. una città vecchia di duecento anni, o forse di 70 anni o forse solo di 40 anni che non era come quella che mi son trovata davanti. sbaglio mio, avrei potuto/dovuto andarci d'inverno, con -15, colbacco di volpe e una tristezza dentro da sfogare sola sul ponte carlo, perso nella nebbia. in seconda lettura l'insostenibile leggerezza dell'essere l'ho centellinato. poche pagine al giorno. di riflessioni, di storia moderna. di nomi su cui 20 anni fa non mi ero nemmeno fermata. probabilmente il personaggio che mi era piaciuto di più era sabina. adesso no. adesso ho preso le parti di tomas, del chirurgo lavavetri che faceva meglio a non rientrare in patria ma rimanere in svizzera. teresa mi sembra il ritratto di tutto quello che in una femmina a me non piace. son solo libri, qualcuno diceva. chissà… sto tornando sui miei passi, sempre più spesso. cambio idea sempre più spesso e non mi vergogno neanche di cambiare idea sempre più spesso. certe convinzioni son sempre le stesse altre son cambiate. mi chiedo quali siano gli ideali, quelli che cambiano o quelli che son sempre gli stessi? 

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