c’era una vodka -un’educazione spirituale da 0° a 60°- di sapo matteucci

c_era_una_vodkala mia iniziazione all'alcool: a una festa, ero credo al primo anno delle magistrali. io e la mia migliore amica bionda dell'epoca (tale lara) a un festino in una cantina della bassa friulana. ci ha accompagnate mio padre, che è entrato per primo e dopo due passi voleva riportarci a casa perchè c'erano due buttati su un divano invetato che si scambiavano reciprocamente la lingua. non so poi come siamo riuscite a restare. luci rosse (nel senso di lampadine, unica cosa a luci rosse dei miei 14 anni) e malibù. il gusto del proibito sapeva di cocco! tornate a case abbiamo voluto calvalcare l'onda e abbiamo aperto il girevole delle bottiglie dei miei, incontro devastante con il chivas regal. ho vomitato nel cappuccio dell'accappatoio di mio padre e poi buttato tutto -molto furbescamente- in lavatrice. l'indomani ho dato la colpa all'acutil che prendevo per studiare… questo il primo pensiero che questo libro mi ha fatto tornare in mente! già con qb sapo matteucci si era fatto ben volere, con questo è scoppiato l'amore! incroci divini, di vini, di alcool, di letteratura da papa a dylan thomas a frost a stevens a faulkner a leopardi , e libri dalle correzioni (amato moltissimo)  al giovane holder e romanzi e poesie e film -blues brothers, hollywood party, casino royale- e luoghi visti e toccati! il signor sapo dev'essere un bon vivant, di quelli che ti guardano e sanno come metterti in croce con due mosse e tu sei lì che non aspetti altro che esser crocifissa. si va dagli analcolici a bottiglie da 500 €. non è uno di quei volumi noiosissimi con elenchi di beveraggi sterili. con questo qui ogni pagina vi fa pensare di aver bevuto sempre troppo poco. son edonistiche indicazioni liquide (!) legate sempre al momento, al luogo, all'umore. la birra l'ho iniziata a bere tardi, da grande e mi piace di rado: zahre affumicata, menabrea di amaca e ichnusa di acqua salata, imperial e platano fritto con majonese, in costarica, ad aspettare che passare il tifone tropicale. di più quelle bianche. ho schivato tutta quella serie di aromatizzazioni inutili su vodka che tanto andavano anni fa. qui ci si fa di vutti velati -vodkatonic- spesso e volentieri ma la greygoose no, quella senza tonic e senza limone. ho imitato chi beve lagavulin e ho capito -con sommo gaudio- di averci preso: chiudo gli occhi e sembra di aver i piedi a mollo e le scarpe e i calzettoni di lana già troppo bagnati. rum: a cuba, all'havana alla bodeguita dalle undici di mattina, perchè come fai a non andare a prendere una sbronza col fantasma (anche turistico) di papa. cuba: quando dal frigo della casa particular dov'eravamo ci hanno preso la nostra bottiglia per lasciarcene un'altra senza etichetta, imbevibile ma grandi risate! bollicine: si, quelle francesi tantissimo (un bollinger mi ha fatto passare un'influenza devastante), no franciacorta, bocciato. vini rossi: come per i maschi, non giovani e con una storia da raccontare, e che si portino dietro tutto il bagaglio di legno e vaniglia che hanno raccolto. ho un montsclapade del 2000 che sarà anche ora di aprire ma ho paura… vini bianchi: praticamente tutti. dopo qualche corso di degustazione, ho capito in maniera inequivocabile che mi piacciono tanto, soprattutto quelli verdi (no tanti dolci e no il vermentino di sardegna). rimando indietro tutto quello che ha anche solo una puntinetta di frizzante quando non dovrebbe averlo, detesto quando mi portano tocai frizzante e poi si stupiscono, assaggialo, scusati, cambialo e portamene un altro, punto. tocai, io lo chiamo ancora tocai, sono friulana, arrestatemi pure. tocai ma anche chardonnay e ultimamente in lento avvicinamento seppur con molta cautela anche ribolla gialla. amore puro, intimo, rispettoso per vernaccia di san gimignano, grechetto umbro, provo tutti gli uvaggi che mi propongono e poi vedo. passione dichiarata e visibilissima per la vitovska -quella di kante nella bottiglia da litro-. amicizie di lunghissima data con tutte le brocche slovene e croate, di vetro vecchio e spesso sbeccato, di malvasia sul mare e su tonnellate di scampi. vini dolci: diffido in genere, ma memorabile sauternes con terrinetta di foiegras e marmellata di arance amare. curiosità: per tutto quello che non ho ancora assaggiato, vicino e lontanto. coincidenze: mi parlano delle anfore di gravner e me le trovo a pag 182. per chi è dei paraggi appena oltre confine a vencò mi dicono bene di kabajmorel dove si può anche bere questo, segnalato ma ancora non provato. cocktail: di rado ma negroni e americano su tutti, margarita negli states mangiando messicano (il cameriere mi ha chiesto il passaporto e avrebbe potuto chiedermi anche qualsiasi altra cosa visto che avevo da tempo superato la maggiore età e volevo tanto ringraziarlo per l'omaggio!) cocktail a lubijana lungo il fiume in un posto che si chiama romeo (scritto con la grafia dell'alfa) senza fretta facendo attenzione a non tagliarsi la lingua con i cubetti di ghiaccio veramente a forma di dado e trasparenti come diamanti. dei 18 bar da ricordare che sapo segnala: venezia è vicina ma entrare all'harry's mi mette tantissima soggezione; a vienna, passati davanti al loos american bar e titubanti, abbiamo optato per andar a farci trattare male all'hawelka (come indicato sulla lonely). ma è stata la vienna dei caffè storici, la prossima sarà dievrsa e piantoneremo -quel- forte. premio bottiglia più bella: cantina mesa sant'anna arresi (sardegna) che fa dell'eleganza e della semplicità bandiera. anche con i nomi: buio, meno buio, buiobuio, malombra, moro, piccolo moro, opale, giunco anche solo per i nomi meriterebbero fiducia. in più fanno un formato da mezzo litro che è da borsetta! ultima sbronza a capodanno: il colpo di grazia del mirto bianco (o verde) dopo notevolissimi ospiti sardi. sbronza memorabile, qualche natale fa: degustazione goduriosa di vecchi legnosi rossi rovinata con vodkatonic finale, tolta i tacchi laccati rossi e dignitosamente (?) incamminata -tenere le scarpe per i tacchi con una sola mano, grazie- verso casa. la casa produttrice delle calze -che hanno retto incredibilmente la passeggiata a piedi nudi- è stata ringraziata.  l'amico sapo raccomanda di aver a portata di mano due bustine di alka seltzer per queste occasioni, in alternativa, se avete collusioni con un farmacista: due bustine di peridon, due compresse masticabili di gadral e 8 goccette di en, passata la paura. 
volume da regalare a goduriosi non integralisti. di diritto questo libro finirà nella mia libreria in cucina, vi diverte, vi arricchisce, vi consiglia e vi fa capire (anche lui) che si vive una sola volta.
merci monsieur sapo!  

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7 thoughts on “c’era una vodka -un’educazione spirituale da 0° a 60°- di sapo matteucci

  1. il gentile signor sapo, dopo aver avuto la gentilezza di leggere la mia recensione, mi ha pure onorata con un suo commento. lo trovate qui sotto copincollato ad imperitura memoria. :)

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    Diciamo "vivant" ed è già molto. Grazie di essersi "permessa". La frase di S. Plath sul blog (è un blog?) è bellissima: modestamente (vedi Gasmann nel "Sorpasso") anch'io ho problemi con le opinioni. Tento di averne pochissime, ma loro si vendicano con una pessima opinione su di me. Anche quella della S'ignora Nicole è bella: degna di… Celine. La sua scarpa ,invece, mi ricorda, da assennato feticista, K.Kraus che ha vissuto vicino a Udine: "Il feticista è il più infelice degli uomini: sarebbe beato con una scarpa e deve accontentarsi di una donna". La versione politically correct ne darebbe un'interpretazione d'abiezione; quella romantica che tutto, anche le suole, non fanno che ricordarci lei, imporci la sua mancanza.
    Grazie ancora.

  2. mmmmhhhh…. appena ordinato su ibs. insieme ad altre interessanti letture, che potranno essere ospitate nella mia libreria nuova di zecca, in attesa di essere lette.. visto che i miei tempi da lettrice sono di gran lunga più dilatati dei tuoi …
    :-)
    Colgo l'occasione per farti un saluto…. Stare nel tuo salotto è sempre gustoso. Ho riletto qualche vecchio post… e mi sono fatta due sane risate.
    Ad ogni modo… anche qui si fa pausa dal tango ballato
    ma la tanghitudine è qualcosa che permane a prescindere.

    Un abbraccio
    Luana

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