quintetto di buenos aires di manuel vázquez montalbán (1997)

il rimpianto più grande è non averlo letto prima. mi ricordo quando è morto. ma non ho partecipato al dolore, non lo conoscevo. così com’è successo per mordecai richler. ho letto, ai tempi, della sua morte sul corriere e poco dopo ho letto la versione di barney che, senza pensarci su credo sia il più bel libro letto. finora. ho letto il quintetto perché lettura mensile del circolo di lettura. grandissimo primo incontro con pepe carvalho. e non finirà qui. di lui qualcosina avevo imparato leggendo le ricette immorali (feltrinelli, 2002). pare che anche i libri capitino al momento giusto, dopo strani percorsi. inspiegabili ai più. questo è arrivato dopo aver letto di storia argentina, di madri de plaza de majo e di desaparecidos, dopo aver letto, odiato, amato e ballato tango, dopo aver sentito la mia pancia in agitazione umoral-erotica al suono del bandoneon che mi ha travolta già dopo qualche secondo la prima volta che l’ho sentito vibrar dal vivo. e meglio così.  l’avessi letto nel 1997, quand’è uscito, non l’avrei gestito. pepe lascia barcellona per buenos aires. spedito oltre oceano, in  missione:  riportare in spagna raul. raul portato fuori dall’argentina anni prima per salvarsi dall’esma/dalla dittatura militare rientra in patria per cercare la figlia ormai ventenne (figlia di desaparecidos). pepe  investiga -a pagamento per poter mangiare- e risolve cinque storie (da qui il quintetto) mentre si srotola tra presente e molto passato la storia di raul e alma. forse a chi non mastica nemmeno un pò di storia, argentina e tango sembrerà l’argentina dei luoghi comuni. ogni pagina ho sentito tango e mi son vista mangiare tutto quello che pepe ha cucinato. ho fatto un’orecchia alla pagina ogni volta che si parla di gastronomie col risultato di aver raddoppiato il volume del libro, come le smemorande alle magistrali. la cosa sconvolgente è stato trovare il cognome di mia madre addosso ad alma.

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3 thoughts on “quintetto di buenos aires di manuel vázquez montalbán (1997)

  1. spero tu non abbia preso chili a leggerlo. quell’uomo scriveva con le mani, leggi e senti il gesto, ti senti le parole addosso. come gli odori, o mentre fai l’amore. a me è successo di peggio, incontrare la protagonista d’un raccontino, ma non dirò mai chi né quale. bello leggerti, anche qui.

    • non ho preso chili REALI. ma tutti gli altri si. ho iniziato a mangiare nelle prime pagine e non mi sono mai fermata, però ho anche tanto ballato. e son andata pure a riprendermi le ricette immorali. che poi ci penso e mi convinco che tutto quello che cuciniamo son ricette immorali se le prepariamo con immoralità per fini immorali a persone immorali. ci piace. e mi piacerebbe ancora di più esser immorale più spesso. invece lo sono troppo troppo troppo poco. hai reso proprio il punto di come doveva esser manuel vasquez montalban. “leggi e senti il gesto”. poi il raccontino me lo confiderai.. c’est vrai?
      baci

      dd.

      • i raccontini sono come il tango. non importa con chi lo balli, chiudi gli occhi e lo balli con l’armonia. per questo non ti dirò ulla dei protagonisti. sull’immoralità ho molto da raccontarti invece. sorrido.

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