la spilla di janesich di antonio della rocca

sto dormendo come un tasso. a botte di almeno 12 ore l’una. si vede dalla mia faccia. non so se dar il merito al sonno o alla mia nuova crema antirughe. insolitamente leggo pochissimo. ieri sera ho preso un libretto che mi girava per casa da un po’. trovato, al solito, nello scaffale delle cose nuove in biblioteca da mia sorella illuminata. è del 2008 collana “i libri dello zelig” moby dick editore faenza.  l’idea del romanzo breve mi è piaciuta moltissimo e andava sviluppata anche di più. trieste anni 20. ricca famiglia ebrea. per un anniversario viene regalata la spilla del titolo. acquistata da janesich, storica gioielleria di trieste. la prima pagina è quella dove la spilla viene battuta all’asta, l’ultima pagina sono le mani della nuova proprietaria. quattro generazioni di famiglia saralvi, la spilla viene passata di moglie in moglie, viene affidata al gioielliere perché la difenda da tutto quello che le leggi razziali hanno prodotto, finchè la nonna teresa la regala alla nipote marina che parte per londra nel 1999. la spilla cui s’ispira il romanzo è quella riportata in copertina. mi è piaciuta moltissimo l’idea di raccontare vita e drammi di una famiglia attraverso un gioiello che diventa simbolo.  le tradizioni ebraiche, la vita lenta e ricca degli anni venti, trieste che riconosco dalle parole, i drammi: quando sposare una gentile o essere omosessuali era un dramma familiare e sociale.  una delle mie fortune, perché ne ho moltissime, è abitare fra trieste e venezia e potermi permettere di andarci quando e come meglio credo. trieste è splendida e meno esibizionista di venezia. venezia dice di aver segreti, trieste li ha ma non lo dice a nessuno.

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3 thoughts on “la spilla di janesich di antonio della rocca

  1. Trieste è la mia seconda patria, ci ho vissuto più di dieci anni, e sono stati i migliori della mia vita. I miei genitori potrebbero non dire lo stesso, dato che la mia carriera universitaria si è allungata di molto proprio perché a Trieste io mi ci trovavo benone. ora che sono di nuovo in patria isolana, è bellissimo, ma a Trieste ci ho lasciato mezzo cuore :)

  2. la differenza è un confine rispettato, quello tra terra e mare. venezia non ha considerato questo confine, ha offeso il mare e ne riceve offesa. questo la rende unica e fragile. e isolata. trieste è terra di mare, di confine, di rispetto. un’educazione che leggi sulla faccia della gente. occhi stretti e sorrisi larghi, abituati alla bora e allo straniero.

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