sixta, pixta, rixa, xista di elena vesnaver

prima avventura con un ibook. che ha aspettato tanto di esser letto, fermo, incastrato dentro la libreria dell’iphone. strano perché mai avrei pensato di scendere a compromessi non cartacei. ma, ai compromessi, ho imparato ad arrivarci lasciando in pace orgoglio e quel carattere che ho tanto cambiato nel corso del tempo. mi manca solo quella sicurezza, che ero tanto sicura e fiera di avere ma, che credo di aver perso durante l’ultimo anno. la verità è che i libri aspettano e ti si presentano quando vogliono loro. questo mi ha comandato stamattina. ho provato a metter il piede fuori dal piumone e ho trovato freddo anche solo per tener una mano, il naso e gli occhi fuori. preso iphone e acceso, senza bisogno nemmeno della luce. il periodo per leggerlo è quello giusto, il pignarul è il fuoco che qui dalle mie parti si accende il giorno dell’epifania. a seconda della direzione che il fumo prende si ha la previsione per come sarà l’anno appena iniziato. quest’anno il 6 se ne sono accesi pochi a causa di un vento troppo forte. nessun buon auspicio. ieri le accensioni rimandate,  il pignarul grant ha detto che sarà un anno faticoso per tutti. quindi le e-pagine sono arrivate proprio ad hoc.
corre l’anno 1647, mancano pochi giorni all’epifania. a cormons (GO) fa freddo e ancora peggio sulle pendici del quarin dove cresce ancora il vischio sui ciliegi selvatici. son luoghi che conosco ed è bello leggerli. luzie non ha un’età. è la strega del paese, strega come sua nonna. raccoglie erbe e piante per guarir dai mali i paesani che non ammetteranno mai di averle affidato corpo, cuore e spirito. berto è un beneandante, figura tipica del friuli agreste che doveva liberare dalle streghe i paesi ma che era comunque considerato eretico. il gatto è nero, morbido e senza nome. su tutti arriva un inquisitore, anche lui, senza nome.  luzie aspettava da una vita un qualche evento, il grande amore al quale non si può in alcun modo resistere.  inizia ad invecchiare appena si rende conto della situazione. non c’è più via di scampo per nessuno, e luzie non la vuole nemmeno trovare. bella storia con tanti riferimenti alle tradizioni friulane, al friulano e al friuli. sembra di sentire il rumore del vento e il freddo che entra dalle inferriate della prigione, e il caldo del fuoco che il pignarul ti fa arrivare in faccia quando brucia la strega.

compratevelo qui a € 2,99, prezzo da crisi. non avete scuse se non la pigrizia di metter mano alla visa.

4 thoughts on “sixta, pixta, rixa, xista di elena vesnaver

    • bottiglie… qui da noi si quantifica in bottiglie ;)
      ma non solo di picolit, anche refosco, schioppettino, pignolo…
      o gran classico che io amo molto tocaj. si tocaj e non lo chiamo friulano manco sotto tortura.
      alla faccia degli ungheresi… che avranno altro a cui pensare adesso.

      • il tocaj è vostro, l’avete difeso sul carso, coi fucili che per freddar la canna la infilavate nel fango delle trincee. certe cose non le compri, le conquisti. e non parlo di vino, ché sono astemio.

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