via aquileia, 33100 udine

pomeriggio in immersione in una zona del mio passato. son entrata in un negozio di tappeti persiani per accompagnare amici in un acquisto. non nel negozio dove lavoravo ma nello stesso ambiente con lo stesso profumo di lana e polvere e con le stesse storie più o meno romantiche sui tappeti. mi ricordavo più di quanto avrei mai pensato possibile. mi sono persino emozionata. nella stessa via dove per anni ha abitato la zia evelina. la gelateria che una volta si chiamava “la cadorina” proprio sotto casa della zia evelina in via aquileia adesso si chiama “il cortiletto”. ho incrociato camminando la signora che mi ha fatto la prima nafta, quella che con fare tutt’altro che gentile mi negava l’eis-coffee e mi faceva deviare sulla nafta. troppo piccola per bere caffè. sarà per quello che poi non l’ho mai amato. solo che la metteva nella coppa d’acciaio. e mia mamma quando ordinava diceva sempre “in coppa di vero”. e poi l’ho sempre detto anch’io, perché mangiare nelle lattine non mi è mai piaciuto. non mi è sembrata tanto invecchiata. la zia evelina abitava sopra maffei. la cartoleria. non esiste più neanche quella. ho iniziato ad andare a scuola sui quaderni della cartoleria maffei: sbarlusseghi rosso, con le tabelline sull’ultima pagina. e poi erano anche argentati e dorati. avevo i quaderni più belli della classe. i maffei non mi piacevano da piccola e non mi son piaciuti da grande. la zia evelina abitava al terzo piano in un appartamento gigantesco con la vasca da bagno coi piedini e una terrazzetta che a guardare giù vedevi tutti in basso, come se lei dovesse guardare, ordinare e controllare tutto. son passata lì sotto, sui campanelli c’è un nome vecchio e conosciuto, un nome nuovo e in alto, anche il cognome della zia evelina. che è stata signorina fino all’ultimo dei suoi giorni. pare che l’appartamento sia rimasto sfitto, privato della grandiosa presenza della zia evelina, vuoto. in via aquileia c’era un cinema: l’ariston, teatro di una delle più grandi limonate della mia vita. c’erano due pizzerie: una nella galleria dell’ariston e, più avanti, la vesuviana dove mi ricordo di aver mangiato la più buona pizza di tutti i tempi, mettevano una fogliolina di basilico che mi pareva la certificazione dell’eleganza pizzaiola nel mondo. a casa della zia evelina si trovava sempre cose golose da mangiare, dolci. sul tavolo della cucina c’era stop e gente. nell’angolo della cucina una cyclette mai usata. nell’armadio il visone e il montone. nell’armadio delle pentole lo scolapasta incastrato in una pignatta con qualche milione in banconote. noi ci ostinavamo a dirle di lasciare tutto in banca che non si poteva mai sapere. lei rispondeva “go pur de pagar la dona…” non abbiamo mai saputo quanto venisse pagata la sua signora delle pulizie.

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13 thoughts on “via aquileia, 33100 udine

  1. qualche settimana fa qualcuno mi ha detto: ‘io non posso scrivere niente’, ora le rispondo: ‘ma vaffanculo, va… sei una forza della natura’

  2. giuro quando hai detto nafta pensavo che la tipa ti avesse fatto la miscela al motorino e che la chiamavate nafta.

    da noi quella coppa è il paciugo

    • grazie… anch’io ieri pomeriggio, mi sono commossa. poi mi è tornata in mente la zia evelina e ho sorriso tanto. ho iniziato a conoscere udine con lei. quella udine che non esiste più e che lei mi ha fatto vedere, sempre troppo poco.

      dd.

  3. “si trovava sempre cose golose….”.
    inserito così non è come sembra.
    è infanzia, e dolcezza, e ricordo, è nostalgia.
    è parlar di bambina che torna a casa sua dopo tanto tempo e si intrufola col naso e con gli occhi tra cose e persone.
    a volte tu scrivi innocente.
    e io leggo.

  4. Che tuffo nel passato! Che ricordi, la Cadorina, con quel gelato sodo e compatto, per niente cremoso. E la Vesuviana… mai più mangiata una pizza così buona. Aveva qualcosa di speciale, un ingrediente segreto, non so. Le pizze si assomigliano un po’ tutte, ma quella no, l’avrei riconosciuta tra mille. Ho ancora nostalgia di quel sapore.

  5. La signora della Cadorina era grande, bionda e con la couperose; io le compravo i coni da cento, anni di fragola e limone, sempre quelli. Poi scoprii cioccolata e nocciola.
    La nafta era per i siori. Il sugo dell’amarena che colava sul ricciolo di panna, guardato attraverso il vetro spesso della coppa, era metà del divertimento; l’altra metà era il cucchiaino prolisso.
    Anche per me, che pure stavo tra il Morettino e l’Orso, la gelateria era la Cadorina, e via Aquileia era quasi il centro.

    Dicono che gli dèi, quando vogliono punirci, esaudiscano i nostri desideri. Maffei non ti piaceva, ed ora abbiamo Giocarta. Io non volevo morire democristiano, ed ora… forse dovremmo farci buddisti.

    don Ugo

  6. Anch’io ho un posto così. E la zia era una nonna. Il profumo indimenticabile del suo armadio, e la scatola del cappello del nonno sempre piena di biscotti all’uvetta con la glassa e le codette di zucchero… Grazie di avermi riportato alla mente questi ricordi.
    Lamps.
    Aluya

  7. Un post bellissimo, dolce e malinconico, che risveglia tanti ricordi. Mia nonna, quel modo di parlare da “Udine centro” che non si sente più, gli spettacoli del sabato pomeriggio all’Ariston…

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