lo sbaglio di flavia piccinni

qualche settimana fa a palmanova -ud- una sfida scacchistico-letteraria fra flavia piccinni e paolo maurensig. perché entrambi giocano a scacchi ed entrambi ne hanno scritto. lui nella variante lüneburg, lei ne lo sbaglio. di scacchi non ne so niente. non mi ha mai sfiorato l’idea di poter imparare a giocare, a casa non c’erano scacchi, la dama e le carte si. le carte mi piacciono, ho iniziato a leggere sul corrierino, skorpio e lanciostory e a contare giocando a briscola e a scopa. poi scale 40 ovunque, la zia evelina era imbattibile. a las vegas mi son molto divertita con il black jack, a scuola la mia matematica è fatta anche di tornei con le carte dismesse e comprate nei casinò.  la loro partita a scacchi mi ha molto divertita pur non capendo nessuna delle mosse -con tutta probabilità già previste- sulla scacchiera, commentate da un surreale avvocato presidente di un circolo scacchistico. mi è molto piaciuta anche la partita generazionale che c’è stata fra una mossa e l’altra, a rispondere a domande più “letterarie”. perché si gioca a scacchi, come si inizia, come si finisce e perché anche nei libri. poi l’ho trovata su radio3 a raccontarmi di irene brin e così son arrivata al libro che si legge d’un fiato. piace l’autore piace il libro. flavia e la sua caterina un po’ si assomigliano: nate in puglia, trapiantate a lucca, giovani e belle con una passione per gli scacchi che fortunatamente non diventa ossessione. caterina ha un fidanzato ricco e bellissimo, una madre che sa di perfezione con la piega impeccabile, un castello dorato, una farmacia pronta come regalo di laurea, un esame da passare dopo averlo tentato tre volte. d’un tratto casca tutto e lei diventa una pallina di flipper scaraventata ovunque e poi bum. una storia matriarcale. i maschi fanno una pessima figura. la nonna arrivata dalla puglia a cercar di sistemare le cose col suo profumo di ragù, le friselle e la pelliccia è magnifica. mi  ha ricordato tanto la zia evelina. in una pagina -che non mi son segnata- c’è “come se le piovesse dentro”. auguro a flavia di poter seguire quelli che, grandissimi della letteratura italiana, ci hanno lasciato -a partire da “come se le fosse nevicato dentro” ne la donna della domenica- storie indimenticabili. che sia solo l’inizio!

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