in viaggio con la zia: vienna

dopo due tre/volte che vai in una città, quando hai finito di sbavare adorante dentro tutti i musei comandati in cui entreresti con le pattine (le stesse che usavo dalla zia evelina per non graffiare il “palchetto”)  tanta è la reverenza, ecco, dopo, ti puoi permettere di perdere tempo senza paura di dimenticare qualche cosa di imperdibile. perché, qualcuno non lo sa ed è bene dirlo, nei posti si può tornare. anche in quelli in cui si è stati follemente felici. anche in quelli in cui si è stati male in maniera devastante. ho perso tre giorni a vienna. e poter perder tempo è un lusso raro che ho la fortuna di potermi permettere, nonostante la crisi. ho fatto solo un pellegrinaggio -obbligato- a casa di sissi, ci ho trovato anche carlo e zita, ma poi mi son persa a bere robe più o meno rosse. a mangiare quello che trovavo (o andavo a cercare) senza orari prestabiliti. mi son lasciata stordire dai profumi delle spezie dei mercati, dei lokum alla rosa e ho mangiato turco, per strada, in piedi solo perché mi ricordava tantissimo sarajevo, anche se avevo pensato di andare da demel per la vanilletorte. la sacher a me non piace. non affrontate neanche la polemica: non la mangio.

poi mi son persa fra concerti di rock durissimo alle 9 del mattino fuori stazioni liberty della metro, con bassista bonazzo. ho capito che le viennesi amano l’ hot pant e io non ho più l’età. continuano ad affascinarmi le auto non più nuove e tremendamente stilose, gli stencil sui muri e il wurstellone nel baracchino davanti all’albertina con una bottiglietta micron di don perignon. poi la città mi ha coccolata, calmata, fatto bene. avevo così tanta paura di una vienna estiva che deve aver fatto di tutto per farsi amare più che con il vento gelido dalla tundra russa e la voglia di rinchiudersi in un caffè a bere cose bollenti. ho trovato il ginger candito e rimpinguato la scorta casalinga. la delusione c’è stata: il cafè museum ha cambiato tutte le sue straordinarie sedie tonet rosse per passare drammaticamente a divanetti anatomici, il cameriere isterico però c’era.

le foto sono tutte mie.

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