il paese dove non si muore mai di ornela vorpsi

sull’onda della letteratura balcanica che continua a riservare sorprese. libretto violento, abbastanza delirante con una scrittura talmente asciutta che anche il sole non scalda: stupra. ambientata in un violento comunismo albanese quando ancora l’italia era vista come vicino e irraggiungibile eldorado. le fanciulle son divise in belle, scopabili e da sposare, e in brutte, scopabili e da buttar via. maschilismo che trova radici e affonda dentro una società matriarcale di cui si nutre, a cui scappa solo una coraggiosa che viene scambiata per puttana appena tocca un’altra terra. troppo vero per una giornata al mare, circondata da furibondi adolescenti con ormoni grandi come conigli che balzavano in giro e un delfino esibizionista che ha deliziato gran parte dei presenti con le sue acrobazie  mettendomi una bella felicità addosso. che mi serve. finita scuola oggi. nessuna palestra mi ha attirata più del divano di casa. morta cadavere e risorta.

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