i giardini d’estate e le cose della vita

ogni anno in estate, quando le rose non si arrangiano da sole per l’acqua, la stessa cosa. devo attaccare al rubinetto della cucina il tubo dell’acqua, perché, si, io non ho un rubinetto in giardino, lasciare venti metri di tubo verde fuori che sembra un serpente infinito e ogni due giorni, a notte fonda, e con un abbigliamento che farebbe la gioia di russ meyer dar da bere agli assetati. ogni anno la stessa cosa: il serpentone verde è giù in cantina e l’attacco per il rubinetto da qualche parte in casa. introvabile. dieci giorni di ricerca e niente. prendo il pezzo su cui si deve incastrare e vado nella ferramenta dove ogni anno a luglio entro per la stessa cosa.  entro, con già l’idea, anzi la certezza della cosa che mi serve.  non trovo il reparto giardinaggio, tanto che esco dal negozio -“torno subito ho lasciato il telefono in auto”- per assicurarmi che effettivamente sia quella la ferramenta giusta. lo è. rientro. un tizio che neanche lavora lì mi chiede se ho bisogno d’aiuto. si. reparto giardinaggio. grazie. di là, prego non c’è di che. trovo reparto giardinaggio e uno scaffale con 6000 incastri per innaffiare. trovo i cinque papabili incastri che potrebbero andar bene. mi ricordo che quello dello scorso anno  era verde. ce n’è uno verde. avvicino il pezzo che ho in mano a quello verde. no. troppo grande. immagino che quello che serve a me sia proprio quello nello spazio vuoto, l’unico fra tutti, finito. pace, prendo la via dell’uscita. incrocio il tizio di prima che neanche lavora lì. hai combinato? no. ecco qua stefano ti aiuta. stefano lavora lì. stefano mi aiuta. stessa scena dell’anno scorso. identica. spiego tutto. lo seguo. guarda fugacemente il pezzo che ho in mano. arriviamo davanti allo scaffale con i 6000 incastri, prende il pezzo verde. fa: ecco. io: no è troppo grande. lui GIRA il pezzo e lo incastra perfettamente al mio. tipo cenerentola solo non di cristallo ma di plastica verde. bene, grazie. le rose sono salve. ripasso davanti al tizio che neanche lavora lì. trovato? si.. è che se mi mettete in un negozio di scarpe mi arrangio da sola. torna quando vuoi, siamo qui apposta per te. pago, grazie ciao sorrisone. la sera a casa, sbronzetta dalla nuotata e dalle birre, tenuta alla russ meyer,  incastro perfettamente, sguinzaglio il serpente, soddisfo le rose e altri vegetali. stamattina apro la borsa della palestra per elemosinare un minimo di docciaschiuma dalla riserva e.. puf appare l’incastro dell’anno scorso. identico. verde. esattamente da € 12,40. come sia lì non è chiaro. chiedere a stefano.

istruzioni per la ferramenta:

1. cercar di andar sempre nella stessa, possibilmente con dipendenti maschi
2. s-vestirsi bene, non fate i puttanoni
3. provare ad arrangiarsi da sole
4. ammettere l’incapacità, mancanza di cromosoma Y
5. tirar fuori tutta la gentilezza possibile (che se la tiro fuori io…)
6. eventualmente: far far le robe al maschiomaschio di casa

la foto è mia ed è stata fatta in settimana durante un aperitivo tropicale con magnum di prosecco, nel giardino di evelyn.

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One thought on “i giardini d’estate e le cose della vita

  1. Il fatto è, cara Dida, che trovare – o ritrovare – l’incastro giusto è difficile in tutti i campi.
    L’Y non invidiarlo, è solo un X degradato.

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