il tempo delle capre di luan starova

me l’ha prestato una delle mie adorate signore del gruppo di lettura. “è un libro particolare” ha detto. aveva ragione, non avevo grandi dubbi. di diritto e per nascita entra a far parte di quel fiume in piena limpido e vivacissimo che è la letteratura balcanica. scrive in prima persona un bambino. è una lettura fortemente storico-politica che ha il sapore della favola. dall’alto del castello che domina la città un gruppo di bambini vede scendere per le strade fiumi bianchi. sono le capre con i loro pastori arrivati in città a discutere dell’idea di esser trasformati in proletari. stalin è incorniciato e appeso ai muri delle case ma le capre e il loro latte son più necessari alle persone di quanto lo siano i proletari al partito. il padre del bambino narrante è un immigrato, un letterato, calmo e cervellotico che vive nel suo studio mentre la madre si occupa di tutto il pratico e il materiale per non far implodere la famiglia. il padre insegnerà a leggere al capo dei pastori con cui condividerà libri, amicizia e pensierose notti in bianco.  quasi una favola dove anche i cattivi non son così cattivi.

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