rosa candida di audur ava òlafsdóttir

son arrivata a pagina 5, mi son interrotta e son tornata alla prima riga perché ero convinta ci fosse UNA protagonista. invece c’è UN protagonista, con i capelli rossi. benedetti islandesi con i nomi strabelli.. manca solo che audur ava òlafsdóttir sia la nostra maria rossi!  benedetta lingua italiana che immediatamente ti fa tornare punto a capo. la storia inizia benissimo, una di quelle partenze che fa sperare nel capolavoro. che fa ben accomodarsi sulla poltrona preferita o, nel mio caso, in spiaggia stesa sotto i pini o con le gambe a mollo in piedi come una fenicottera in mare. lobbi, 22 anni,  parte dall’islanda per un non meglio precisato luogo con le talee di una rosa nello zaino. molla padre, fratello e figlia neonata per andare in un monastero a dar nuova vita ad un leggendario giardino medievale. il viaggio, con un’auto giallo canarino, non è solo nella foresta ma per migliaia di chilometri anche attraverso tutte sue le vene e le sue arterie passando per il suo cervello e il suo cuore.  la prima parte mi è piaciuta straordinariamente: si sente il fresco e il verde della foresta, il rumore degli pneumatici sulle foglie e sulla ghiaia, la cura attenta delle talee, il giardino che risorge e l’incontro con i frati.  peccato che a metà libro tutto si semplifica, diventa piatto, con quel sottofondo mistico da casalinga di voghera, e nel finale audur ava òlafsdóttir si affretta a chiuder la storia.  gran peccato.

“a entrare per un attimo nella vita di un’altra persona, si rischia di diventare più importanti di quelli che ne fanno parte da anni. e per esperienza diretta, so che le coincidenze a volte si rivelano astute e fatali.”

“nel giardino mi sento bene: è bello sfruttare la solitudine delle aiuole per sondare i propri desideri e le proprie aspirazioni, in un muto contatto con la terra. non ho nemmeno bisogno d’imparare la lingua”.

“essere uomini significa questo: capire quando è il momento di dire ad una donna che non deve crearsi angosce inutili”.

“non è la prima notte ad essere pericolosa: è la seconda, quando è scomparsa la magia dell’ignoto ma non la magia dell’imprevisto”.

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