MISIA di misia sert

il mio paradiso perduto è parigi 1890/1950.

erano i tempi del pollo a tre franchi, del french cancan, delle dame di chez maxim’s, delle cena allo chateau de madrid. era l’epoca delle violette a due soldi, delle allegre sartine e dello chat noir. delle feste sfolgoranti e delle visite dei sovrani stranieri. c’erano la fantasmagoria dei balletti russi, le discussioni appassionate tra gli amici di rodin e i detrattori dell’aprè midi d’un faune, c’era la leggerezza spumeggiate dei variétés, dei teatri dei boulevard, e insieme il fiorire dell’impressionismo, il debutto si stravinsky, la nascita del cubismo” pag. 96

mi perdo dentro a queste pagine, completamente. nessun romanzo mi fa lo stesso effetto. son arrivata al punto da riconoscere le persone che popolavano i salotti, i balli, i palchi a teatro dalle foto. voi riconoscete picasso, gide, apollinaire, toulouse, proust, coco, misia, colette per dire? ecco, io si.  e mi perdo, ogni volta che trovo qualche libro di memorie che parla del periodo. questo è uscito proprio il giorno in cui ho finito di leggere la vita di misia sert di arthur gold e robert fizdale e poi esiste il caso, eh. autobiografia del 1952, pubblicato in italia da adelphi nel 1981 e di nuovo adesso. questo fa da base alla biografia di gold e fizdale che tanto mi era piaciuta qualche settimana fa. questa misia si racconta ed è molto diversa dalla misia commentata, raccontata, letta in una dimensione critica. quando ci raccontiamo siamo sempre i più buoni, i più bravi e son sempre gli altri a non capirci, a farci male,  a non metterci dei cuscini sotto quando stiamo per cadere, a farci male. la vita di misia non si scosta da come l’ho letta due settimane fa, qui c’è più attenzione a se stessa, al suo quotidiano, a raccontare i fatti in prima persona con la sua percezione, famelica ed esclusiva.

a bilanciare, con garbo e ironia -ma senza perdonarle niente- a pag. 221 misia: la fata verde di claude arnaud, tremendo acutissimo e molto divertente bignami della vita di misia, la musa, la donna più ritratta della storia dell’arte. “tenersi i mariti è un’arte, ma anche in questo campo misia fu artista solo a metà.” la fée verte, la fata verde: l’assenzio con tutto quello che -nel bene e nel male- ha creato, dato, regalato. anche a noi.

misia

l’ordine di lettura corretto è: prima misia serta di gold e fizdale e poi l’autobiografia, per gustarsela incredibilmente senza lasciare nessun dubbio su chi siano gli attori protagonisti e i non protagonisti. misia non nomina mai coco chanel, la sua creatura più perfetta, quella che chiama la mia cara amica, comunque sia, è lei. misia era abbastanza grande da capire che una regina non può aver rivali di tale caratura. si capisce che le due, grande amiche si son fatte torti, dispetti e ruberie di maschi più di una volta.  nella sua vita si leggono le vite degli altri: di monsieur proust e la volta in cui l’ha offeso a morte dandogli dello snob [pag.97], di picasso [pag. 202], del povero toulouse, di renoir, di cocteau (per andare al fronte durante la prima guerra mondiale si era fatto cucire la divisa da infermiere da poiret!) che rimangono sempre suoi pianeti satellite. non manca nemmeno un richiamo a peggy guggenheim “abbiamo dogaresse e grandi sacerdotesse, abbiamo muse, ne abbiamo da vendere” pag.173.

per un ultimo saluto a misia: cimetière de samoreau (77) – tombe de misia sert, née marie sophie godebska

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3 thoughts on “MISIA di misia sert

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