la revancha del tango

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a gennaio del 2006 quello con cui “stavo” (parole grosse) è completamente sparito dalla circolazione da un giorno all’altro. no chiamate no sms no risposte. io massacrata, anzi di più. andavo in ufficio facendo tutta la strada in lacrime, poi arrivavo con gli occhi pesti e andavo a lavarmi la faccia. perché avevo sempre il sole in faccia dicevo, ma c’era sempre nebbia. per uscire dal momento, volevo una cosa che fosse solo mia, dove non ci fosse nessuna faccia conosciuta. nessuno che sapesse niente di niente di me. tabula rasa e ricominciare a scrivere. risultato: m’iscrivo al corso di tango. senza compagno. il mio maestro già lo conoscevo, mi sembrava un dandy incantatore catapultato non si sa bene per quale strano motivo a udine. la mia maestra l’emblema dell’eleganza. errori spazio temporali ne capitano, pensavo. il primo corso l’ho fatto con uno altissimo e con un paio di ballerine rosse che adoravo ma che in un mese son state disintegrate a forza di pestoni. poi mi hanno regalato un paio di scarpe rosse della paul (in seguito perse dimenticate in qualche milonga). ho scritto di tango, ho parlato di tango, ho letto di tango. ho iniziato ad andare a milonga in giro, ci si andava in branco in modo da ballare un po’, perché altrimenti nada. ho preso la scarpa e la zoccola, primo VERO paio di scarpe con il tacco, queste verdi in foto, meravigliose e credute irraggiungibili. son passati anni e l’incazzo che mi tenevo dentro non accennava minimamente a scemare. ogni corso ho cambiato ballerino, sempre meno milonga, sempre meno lezioni. un sacco di scarpe e di vestiti pro tango che mettevo in occasioni di non tango. una vacanza di tango in umbria, da un abbaino della stanza si vedeva un campanile, ma ho sempre ballato poco. impaurita dalla situazione milonga, non è mai stato facile star seduta, senza saper dove metter le mani, senza parlar con nessuno. ho sfuggito occhi e son fuggita perché non ballavo. col muso duro non si balla: prima legge del tango. poi ho fatto pace con me, un po’ alla volta e nemmeno completamente. anche se il tango non è sempre stato nella mia top ten, è venuto il momento di far pace anche con lui. una lezione one to one con federico naveira -ero emozionatissima- e una (su tutte) FONDAMENTALE con i miei due maestri e ho capito cosa sono REALMENTE l’asse  e il cambiopeso. 2010, nove mesi di stop e poi rientro, più serena, più calma, mordo molto meno. ho un alfista come ballerino che mi porta dove vuole e mi fa sempre ridere. 2012: dopo una milonga memorabile in piazza a settembre, chéri decide di iscriversi. con lui ricomincio il corso principianti assoluti. e cammino. e abbraccio. e faccio ochos cortados e ogni tanto metto a posto i pesi anche se non me li marcano. e rido, e sto bene. e quando mi dicono che sono leggera è il più bel complimento che possano farmi. vado in palestra con i gotan project e salto per aria con pugliese. mi godo gli abbracci di signori e signore del tango. mi manca poco anche per tornare a milonga. prima o poi ci vado, giuro.

grazie.

a mara e michele. alle mie maschiette (ale, anna, giulia, mellina), a olivia, a ga, a le tanghiche o quel che ne rimane, a no lo comentes, a don ugo, a l’alfista, a barbara che penso sempre, a pugliese.

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