il vino della solitudine di iréne nèmirovsky

vinosolitudineprendete un treno a kiev con fermata san pietroburgo, avrete appena il tempo di orientarvi davanti al palazzo d’inverno per poi scappare dalle rivoluzioni russe verso le deserte steppe della finlandia, potete riscaldarvi e tirare un sospiro, quasi essere felici. poi di nuovo la fuga, arriverete fino ad un porto, un battello che trasporta scenografie teatrali vi trasporterà a destinazione: parigi. il più bello dei suoi romanzi, fin’ora. il più autobiografico, il più crudo. iréne se l’era dedicato, a ragione. hélène cresce con una madre che dir distante è poca cosa, sola con l’affetto di una tata francese che finirà per impazzire. hélène non perdona nessuno per aver reso la sua infanzia un dramma, anzi cerca vendetta, grazia il padre e fustiga l’amante della madre. è scritto meravigliosamente e la madre “bella” è creata non dalle parole ma intagliata con un bisturi affilato. senza pietà. nonostante non si possa non detestare una madre così, questa che assomiglia di più ad una matrigna cattiva è la protagonista indiscussa del libro, senza non esisterebbe neanche la pietà. regina cattiva, bellissima, amata e corteggiata, viziata, capricciosa, sempre all’inseguimento di demoni che le possano regalare la giovinezza eterna. su libri di questo calibro c’è poco da dire. capolavoro.

“ah, non sono nata, io, per fare la brava mogliettina borghese, placida e soddisfatta, con un marito e una figlia!”

“bella era troppo nervosa per restare inattiva, ma le sua mani non erano mai impegnate in qualcosa di utile: sicché scuciva dei vestiti: venivano da chanel e da patou,e li avevano consegnati quella mattina stessa; la sera erano già ridotti a un mucchio di stoffe e di ricami disfatti”.

“le collane di perle guizzavano come serpenti fra le ostriche  i gigolò si spaparanzavano nell’erba, chéris da quattro soldi, con il petto villosos e i polsi rossi e umidi da garzoni di macellaio”.

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3 thoughts on “il vino della solitudine di iréne nèmirovsky

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