il seggio vacante di j.k.rowling

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non pensavo di poterla amare come l’ho amata per harry potter e invece ci si avvicina molto: j.k. rowling è una regina. nella migliore tradizione femminile , erede di agatha e di p.d. james anche se il morto non è stato ammazzato. barry muore di cause sue e lascia il seggio, di una sorta di consiglio comunale ma più potente, vacante.  al funerale, dietro alla vedova e ai quattro figli, il cadavere è ancora caldo, inizia la lotta “senza quartiere”, e senza risparmiare colpi per le candidature alle elezioni indette per rimpiazzarlo. più che la trama, che -ridotta al minimo- è quella che ho scritto qui sopra- è la perfezione, l’acume, la crudeltà nel descrivere tutti i personaggi che lega alle pagine. di personaggi ce ne sono tanti e tutti hanno il loro posto e le loro miserie, non potete perdervene nemmeno uno. perseverate e concentratevi sui nomi, perché quando chiuderete il libro, dopo più di 500 pagine, vi mancheranno. tre generazioni son a confronto, i nonni, i padri e i figli. nonostante tutta la merda sia stata infiocchettata dai nonni, i padri non solo non riescono a mantenere le apparenze ma non ce la fanno a non far precipitare  gli eventi. i figli subiscono accuse e aggressioni da parte di chi dovrebbe aver come unico scopo nella vita quello di proteggerli. di harry potter ci son le pulsioni del diventar grandi, qui purtroppo e tristemente con nessuna magia. una sorta di femminismo c’è, spolverato su tutta la storia: le donne decidono, salvano, chiedono scusa, partono e tornano, si mortificano, difendono -non sempre chi ne ha davvero bisogno-, agiscono mentre i maschi son sempre i peggiori, nonostante abbiano degne avversarie.  è un libro intenso e avvolgente che ci si aspetta sia ambientato in un qualche villaggio americano povero e ai margini e non nella verde perfetta intonsa inghilterra dell’immaginario collettivo. del tipico british humour non sono riuscita a trovar traccia. e bevono più caffè che te.

immagine da qui

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