una città o l’altra di bill bryson

unacittà_olibro datato (2002 in italia) per esser considerato un libro di viaggio, e non lo è. correva l’anno 1991 quando è stato scritto. bill bryson è americano ma ha vissuto -fortunatamente per noi che lo leggiamo- abbastanza a lungo in inghilterra per esser ripieno del più puro british humor. racconta di un lungo viaggio in solitaria (4 mesi) in europa: dalla ricerca dell’aurora boreale nel grande nord a istanbul, passando per oslo, parigi, il belgio, la germania, la svizzera, l’olanda, il liechtenstein, l’austria e la (ex) jugoslavia fino alla bulgaria e istanbul come ultima e prima porta d’oriente. in quest’edizione guanda (2002) non c’è il resoconto della permanenza in italia, gli editori non hanno avuto abbastanza fegato? o erano solo convinti che italiani non avessero sufficiente ironia per sopportare i famelici commenti di bill? esiste fortunatamente un’altra edizione della tea che comprende anche i capitoli scartati nell’edizione che ho letto io. non è un libro di viaggi anche se così è catalogato: è una lettura estremamente piacevole, graffiante, piena di aneddoti irresistibili, battute acidissime sui vari popoli e considerazioni strettamente personali di stampo politico e polemico. pag. 45 i tedeschi non capiscono l’umorismo; gli svizzeri non hanno idea di cosa significhi il divertimento, gli spagnoli trovano non ci sia nulla di ridicolo nel cenare a mezzanotte e gli italiani non avrebbero mai dovuto beneficiare dell’invenzione delle automobili. bill usa i treni e gli autobus e gli uffici turistici per trovarsi una stanza, viaggia in solitaria e più di una volta mangia al mcdonald. ho riso su ogni pagina e ho letto a voce alta a chéri i capitoli sulle città che abbiamo avuto. se siete viaggiatori la cui felicità è direttamente proporzionale al numero raggiunto dal contachilometri alla fine del vostro itinerario o spettatori stanziali delle vite degli altri in città che vi assorbono fino a togliervi tutte le residue forze con l’ultimo, unico e nobile scopo di restituirvele nuove e frizzanti, fate amicizia con bill. io appartengo al secondo genere. a me piace cambiare città e starci ferma: nei caffè, nei musei, nei ristoranti, nei supermercati, nei parchi e vivere completamente la città. a me piace andare nello stesso supermercato del giorno prima ed essere riconosciuta dalla cassiera. a me piace girare e pensare che domani avrò ancora tempo di bere un caffè e perder tempo, fare flanella, in quel locale che oggi è chiuso per turno.  pag. 150 c’è forse qualcosa di meglio, a parte un’ottima torta alla crema di cioccolato e un robusto assegno inatteso recapitato con la posta, che trovarsi libero in una città straniera in una bella serata di primavera, a oziare lungo strade sconosciute nelle lunghe ombre di un tramonto pigro, fermandosi a guardare le vetrine o una chiesa o una piazza graziosa o un tratto tranquillo lungo la banchina, esitando agli angoli delle strade per decidere se quel ristorantino così cordiale e familiare che ricorderai con affetto per anni si trovi più probabilmente lungo questa via o l’altra? è una cosa che adoro. e poi c’è la magia del partire sola e star sola. nell’estate del 2011 son stata due settimane a brighton da sola, è stato meraviglioso. prima di partire mi è preso il terrore cieco. ho tormentato tutti. alla fine, il peggio è stato che la famiglia dove stavo mi ha presa per una cretina perché quando mi hanno fatto gli spaghetti alla bolognese, come cena di benvenuto, per far un complimento alla cuoca ho detto che li aveva fatti come mia madre (solo che mia mamma non li lascia bollire 27 minuti di orologio, questo comunque non l’ho detto). son state due settimane di super poteri: ho girato ovunque, sola, in pace, con autobus e treni, camminando tantissimo per la città e sulle scogliere, facendo milioni di foto a tutto, a tutti, bevendo decine di litri di té col latte e senza zucchero e mangiando al volo se avevo fame. alla fine ho fatto anche amicizia con una magnifica tedesca che dice sempre che la germanica fra noi due sono io!!! ci siamo perse camminando sulle bianche scogliere, pestando cacche di mucche e di capre, aprendo cancelli per attraversare campi e siamo rimaste stupefatta davanti a case orgoglio&pregiudizio o rosamunde pilcher style e poi ci siamo sbronzate a canna, con una bottiglia di merlot australiano che ha fatto diventare il mio inglese eccellente, sgranocchiando pane e tutti i tipi di cheddar che abbiamo trovato. e il mare è rimasto ai nostri piedi inghiottendosi un tramonto pigro, come quello del mio amico bill.

le foto sono mie, fatte con la mela, in quelle due settimane di super poteri.

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