diario d’inverno di paul auster

23134562_ho-letto-diario-inverno-di-paul-auster-0oggi è il compleanno dell’amato paul. e non siamo noi a far regali a lui, è lui che ogni giorno, e non è neanche il compleanno di tutti, ci regala pagine, righe, parole. ha scalzato philip roth dal primo posto della lista dei miei protetti, nella mia personale egoistica classifica. ieri ha piovuto tutto il giorno, son stata in aeroporto a prender la bionda sardegna e poi dopo pranzo, ha continuato a piovere, e son stata davanti al fuoco tutto il pomeriggio, finché è arrivato il buio e chéri e mia sorella son tornati dal cinema. dovevo finire una relazione per scuola, completare il registro, perfezionare i giudizi finali, ma no. ho iniziato  a leggere il diario d’inverno: con la schiena contro il fuoco e poi, pagina dopo pagina, sul divano, sul tappeto, a gambe incrociate, cambiando i cuscini, togliendoli, camminando, scostando le tende son arrivata alla fine. ed è stato uno dei casi rarissimi e illuminati in cui un libro si plasma esattamente sul tipo di giornata che stai vivendo: quella dei ricordi, delle chiacchiere, del bilancio dei 40 anni, delle scelte fatte e mai di quelle mai fatte, della tranquillità di poter parlare di quello che è stato senza patemi e grosse sofferenze. diario d’inverno è un libro struggente e dolcissimo, un ricapitolare, fare il punto della situazione prima di passare ad un’altra fase, quella finale e conclusiva della propria esistenza. come i miei fanciulli a scuola vanno dal pediatra a fare il bilancio dei 7 anni, e ne parlano come fosse uno dei grandi appuntamenti con il destino, dovrebbe essere obbligatorio, per legge, fare il punto della situazione arrivati ad un certo punto. il genio di auster si mette ben in evidenze nel raccontare la sua vita in 180 pagine facendo elenchi di luoghi (bellissimo quello delle case in cui ha abitato), di gesti (quello che ha fatto nella sua vita con le mani), di cibo (i dolci mangiati da bambino) e raccogliendo fra le sue pagine solo l’essenziale, l’indispensabile, l’indimenticabile. io amo quest’uomo, si sappia: perché sa unire i drammi (che violentemente e con estrema sofferenza contraddistinguono anche roth) ad una leggerezza (che a roth manca) che ci fa sperare che anche il peggiore dei drammi possa essere vissuto, gestito, attraversato in almeno due modi diversi. se non avete ancora letto niente di paul, questo sarà un colpo di fulmine e ne leggerete ancora ed ancora. se di paul ne avete già letto questo sarà il conclamare un amore prezioso lasciato in segreto, per non esser condiviso: si chiama gelosia.
paul auster lo vedo camminare a brooklyn, sui marciapiedi che ornano le browstone e fermo, in attesa che il semaforo diventi verde,a specchiarsi con un labrador nero, sulle vetrine pulite di una gelateria appena aperta, in una primavera che tarda ad arrivare, con le sedie di metallo che son ancora fredde.

gli auguri qui sotto son della mia personalissima BB. tks

paul

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2 thoughts on “diario d’inverno di paul auster

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