miele di ian mcewan

mieleinfinitamente piaciuto. ho paura a definirlo perché potrebbe sviare e compromettere la vostra voglia di leggerlo. è una spy love story incantevole. non amo i romanzi d’amore ma qui ci sta tutto e la storia è una di quelle cose travolgenti che poi esistono solo nei libri (?). dalle prime pagine si fa amicizia con serena frome: una belloccia ma abbastanza sfigata, primogenita e quindi meno ribelle e più abituata a seguire docilmente i dettami genitoriali, che finisce, nemmeno troppo per caso, a lavorare per la MI5. miele è il nome in codice dell’operazione cui deve prender parte. serena è inconsapevolmente formata da tutti quelli che le stanno in torno, quando non trova la voce per parlare si lascia fare e riparte con quello che c’è:  ero una ragazza dai gusti incolti, una mente vuota, pronta per essere occupata. serena dice si: talvolta non parlare è il miglior modo per superare una difficoltà. mcewan parla in prima persona al femminile: “sono serena frome”, e mi stranisce sempre un autore maschio che si fa portavoce di un protagonista femmina. in queste pagine c’è molto british: dai commenti botanici ai riti quotidiani e imprescindibili di ogni giornata passata sotto il grigio cielo della perfida albione. ho camminato con serena e tom per le strade di brighton, ho fatto quella salita ogni volta per tornare a casa e ho fatto colazione nello stesso posto, con il giornale davanti, in un tavolo accanto alla vetrina, un cappuccino, un croissant alle mandorle, perfetto. non ho amato molto il royal pavillion. ho preso il treno per londra. ho seguito a distanza di sicurezza i loro spostamenti nella zona dei lanes e passeggiato con il mio english tea nel cartoccetto sull’infinito lungomare. conoscere la città dov’è ambientato un romanzo al punto da poter ripercorrere le strade nel dettaglio è straordinariamente coinvolgente, più che un libro mi son fatta il film.. dopo solar  (‘na sola come si dice a roma) mi son tenuta a distanza di sicurezza da mcewan ma con questo mi ha chiesto scusa implorandomi perdono e magnanimamente gliel’ho concesso. miele è meglio di espiazione, ecco: l’ho detto. a parte la trama godibilissima e intrigante fino all’ultima riga, l’altra trovata vincente è quella di inserire nella storia altri racconti che tom (mi era entrato nella pelle, e mi chiedevo se fosse uno di quegli uomini indispensabili) scrive, che potrebbero esser benissimo embrioni di altri romanzi.
si riflette sul potere dell’autore, sulla condizione di chi si trova a conoscere l’autore dopo averlo tanto letto e amato.

pag. 76 mi rimproverava perché lasciavo i libri aperti a faccia in giù […] il libro poi si apriva automaticamente in una certa pagina, il che significava un’intrusione casuale e non pertinente nei disegni dell’autore e nel giudizio di un altro lettore.

pag. 117 ai loro lettori, gli scrittori dovevano riguardo e clemenza.

pag. 122 scoprivo che l’esperienza della lettura è viziata quando conosci o stai per conoscere l’autore    

ci son trovate letterarie acute e furbe che, son sicura, più di qualcuno si è segnato su libretti e agende, la più bella secondo me è la biblioteca di camicie bianche che ogni uomo dovrebbe avere  di pag. 219, poi lo chablis avvinghiato a my funny valentine e a chet baker, le ostriche che devono piacere per forza e il primo bacio in libreria e di corsa su per le scale,

questo mi ha presa come se avesse a portata di mano il mio libretto d’istruzioni e l’avesse studiato a memoria.

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le mie foto: brighton&hove di serena e tom

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4 thoughts on “miele di ian mcewan

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