l’imprevedibile viaggio di harold fry di rachel joyce

L-imprevedibile-viaggio-di-Harold-Fry_main_image_objectuno dei rarissimi libri che ho regalato fidandomi esclusivamente della critica inglese, e che mi è ricapitato in mano proprio in due giorni di fatica emotiva. quando dico che i libri non capitano così, a caso, nei momenti indifferentemente, ho ragione, questo ne è la prova. leggevo per staccare la testa da un fatto e me lo son trovato tale e quale nelle pagine. la signora che l’ha scritto è una furbina.

fg

ha preso da forrest gump harold fry che si mette a camminare per andare a trovare la sua amica queenie che sta morendo di cancro. cammina incontra gente, tanti lo seguono come un guru, arrivano i pubblicitari, i giornalisti.. ve lo ricordate anche voi forrest gump che si mette a correre per l’america, si forma un cordone di seguaci e si inventano i business più fortunati. l’idea è quella, l’itinerario. harold è un pensionato che vive giornate sterili con una moglie segnata dagli eventi e per questo insopportabile. lui è accomodante, paziente, grigio. di loro si sa poco. lui parte, inizia a camminare dopo aver ricevuto la lettera, parte da casa per andare a spedire la risposta e non torna più indietro. con vari flashback si riesce a ricostruire i legami fra harold, sua moglie e queenie. alla fine della camminata, settimane dopo, harold ha incontrato molte persone

pag 153 “parlò con una giovane donna alla ricerca del vero padre, con un prete che gli confessò di usare twitter durante la messa, con varie persone che si allenavano per la maratona, e con un italiano con un pappagallo canterino […]”

ha fatto chiarezza con se stesso e con la moglie e ha fatto pace con i suoi fantasmi.

blake-edwards-colazione-da-tiffany altra furbata rubata a colazione da tiffany -versione cinematografica- (si riferisce ad un cane che lo accompagna per strada):

pag. 239 “gli hai dato un nome?”
“solo cane. non mi pareva giusto chiamarlo in nessun’altro modo. è un animale indipendente, e dargli un nome sarebbe stato come farlo diventare di mia proprietà”.

probabilmente la critica inglese è stata tropo buona, almeno quella che mi è capitato di leggere, di british ci son i nomi dei fiori e delle piante che a me comunque piacciono sempre. sono in debito con silvia di un libro.

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