LA CASATI la musa egoista di vanna vinci

luisa_casati

nei miei giri, fra libri e case visitate, l’ho trovata per merito di incroci bellissimi e imprevedibili, di colpi di fulmine che mi hanno marchiata a fuoco e non mi hanno mai più abbandonata. il primo al vittoriale, nel periodo in cui ci andavo almeno una volta all’anno a perdermi fra i muri, a legger romanzi e poesie, ho avuto in camera un ritratto incorniciato di d’annunzio e la curiosità su di lui e tutto quello che lo riguardava in qualsiasi misura me l’ha fatta incontrare: amanti per lunghissimo tempo senza legami e continuità, lei era coré lui ariel. da li son arrivata a palazzo venier dei leoni a venezia: residenza in laguna di luisa casati stampa che passeggiava in san marco -poco- coperta solo da una pelliccia con al guinzaglio (di diamanti) due ghepardi. in quel palazzo che poco si abbinava a quello che c’era in giro, che poi ho adorato per via di peggy (guggenheim ovvio), dei baci solitari nella sala di pollock da milioni di dollari e noi due a baciarci soli. un po’ si respira della marchesa e dei suoi pitoni vivi intorno al collo, un po’ si respira di peggy e dei suoi cagnetti, un po’ si cerca di trovare un alito, un respiro, una sfumatura che ci si possa svelare davanti, a noi e non agli altri che magari non sanno nulla. non hanno letto niente della marchesa, niente di d’annunzio, niente di peggy. perché ho sempre fatto così: quando mi son fissata su qualche icona (e ce ne son state tante..) ho sempre letto tutte le memorie, le testimonianze, i carteggi, le biografie, tutto quello che potevo trovare fino a conoscere il gusto del gelato che prediligevano. amazon e compagnia bella mi hanno dato una grande mano. quando son arrivata alla marchesa poco ho trovato ma mi ci sono immersa fino al collo, negli auguri alla nomade, in Infinita varietà. Vita e leggenda della marchesa Casati di Scott D. Ryersson, Michael O. Yaccarino e E. De Medio, nei ritratti che al pari di misia l’hanno vista protagonista della parigi glamour, eccentrica, vitale e ritrattistica del primo ‘900. perché il mio nodo è quel periodo lì, poco da fare. mi ritrovo fan di misia, come di dora, come di peggy così anche della marchesa di cui ho adorato ogni singola surreale scandalosa irreplicabile testimonianza. casati

questo libro è bellissimo, il primo che ho comprato dopo mesi. il kindle ha cambiato radicalmente la frequentazione, in modi e tempi, di librerie, ma questo era imperdibile. la vita della marchesa che voleva diventare opera d’arte, con tutto quello che serve, iconograficamente perfetta con i protagonisti dell’epoca che ce la raccontano. vanna vinci e i suoi pennelli hanno conosciuto la marchesa intimamente ed estasiato me che accarrezzavo le pagine, cercando di trovare i livelli più alti di lettura. il fumetto è un’arte sottile che raggiunge qui un livello di fascinazione che mi ha lasciata estasiata e spinge alla ricerca, di nuovo, di quello che la marchesa ha lasciato. una vita incredibile di passioni ed esibizioni dichiarate, dimostrate, sbattute in faccia fino all’ultimo giorno quando, ridotta sul lastrico, dopo aver sperperato una delle più consistenti fortune della sua epoca, è sepolta a londra con ciglia finte, occhi bistrati e ai suoi piedi il pechinese prediletto imbalsamato.

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7 thoughts on “LA CASATI la musa egoista di vanna vinci

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