zibaldone al profumo di rosa

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maggio è come un vortice quando hai a che fare con la scuola, perché sei alla fine, sai che non riuscirai a far tutto per tutti e mancano venti giorni e capitano anche cose tue che ti fanno percepire il tempo come scansioni immediate e velocissime, accelerate su uno schermo che proietta la tua vita. e le giornate passano fulminee e non ci si accorge del sapore che hanno. maggio è il profumo delle rose in giardino, le orchidee che sbocciano, il te rosso di jarno a litri, i piedi scalzi troppo presto che mi fanno venire raffreddori fuori stagione e così alla page perché non dipendono da pollini ma da semplice volontà di esibire le estremità finalmente libere. maggio è sempre di corsa, ogni anno da quando son a scuola, sembra eterno quando mi sporgo a vederlo dal 30 di aprile, poi salto giù e passa. maggio son gli aperitivi al qb, in giro, sotto al portico, con una temperatura perfetta, son le uscite nei prati a mangiare costa, sbranata da primordiale donna delle caverne alla faccia delle buone maniere che non ho mai abbastanza. maggio va di corsa.
quest’anno più del solito. gente che arriva, trasferimenti, tante cose buttate via, foglietti, biglietti che avevo tenuto pensando di non poterne fare a meno (biglietti di treni presi 20 anni fa, di pianti in stazione che adesso ricordo con un sorriso come fosse l’inizio di un c’era una volta…), bustine di zucchero di città lontane nel tempo e nello spazio, biglietti di mostre gioiose viste in solitaria in giorni di festa. maggio a scuola poi è teso e silenzioso, me ne sto sulla mia panchina a guarda giocare le mie fanciulle, quelle che mi fanno i balletti. quelle che adoro ma che spero il prossimo anno di abbandonare, di abbandonare culonia e di trovar una scuola dove andare in bici. al sole, a ricreazione, con la tazza del caffè in mano, silenziosa ma con la testa come un flipper, ci son dei giorni lunghi che non passano, mi chiedo cos’ho in comune con le altre maestre, non ho niente da dire, non faccio amicizia, sono una gatta rabbiosa, dovrei esser più morbida, più buona, meno stronza. meglio non aprir bocca. pochissime eccezioni fra il comparto maestre, mi salvano i fanciulli curiosi e sorprendenti.

sto bene, tanto bene. tante cose mi girano intorno, alla fine salto su e giro con loro.
e quando resto sola come adesso, a fare le mie cose, a leggere, a perder tempo per me, senza nessuno che mi tormenti, tutto si avvicina alla pace.

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