c’era una volta…

najo

prima o poi capita a tutte le insegnanti di tornare.
le finestre son rimaste le stesse, le porte di legno con una fascia nera ad altezza maniglia anche. anche il modo che avevano di sbattere per la corrente d’aria è lo stesso. la mia classe adesso è diventata aula insegnanti e quando ci sono entrata mi son ricordata di quando ho vomitato davanti al prof di matematica, che poi mi ha portata a casa perché stavo malissimo. i bagni dove passavo le ricreazioni quando pioveva, con due pluribocciate che ci sembravano navi scuola, sono impraticabili, per me dico, che son dall’altra parte della cattedra, e mi son ricordata di quando mi hanno chiusa dentro con samuele. e anche lì non ci siamo mai baciati. ieri sono andata a scuola in bici, la prima volta in assoluto che mi capita di raggiungere il posto di lavoro così. non a culonia, ma in una scuola media ad un passo da casa per una trasferta rapidissima ma felice. hanno aggiunto pezzi e dipinto le pareti, i bidelli non urlano più e non minacciano nessuno di sospensione. mi hanno chiamata prof per tutta la giornata e si sono alzati quando sono entrata in classe. non è la prima volta ma mi sorprende sempre. e non mi hanno abbracciata quando son entrata, non hanno abbracciato nessuno delle prof, ma fra di loro si, tantissimo. alla fine della giornata ho pensato che non potrei mai cambiare le mie fanciulle con queste brutte anatroccole che fra due anni diventeranno cigni. prenderei tutte le loro ansie e le loro paturnie. sono come loro. vestita uguale. da paura. mi dimentico sempre che in certe occasioni dovrei vestirmi da marescialla. hanno scarpacce che mettevo anch’io alle medie e magliette con le scritte, don’t care le loro, don’t STRASS me la mia. sempre don’t. si vede che la gente fa troppo. per me son gigantesse dal futuro imprevedibile e le ho guardate sorridendo per tutta la mattina perché si divertono come matte, sono bellissime anche se sono gobbe e storte perché hanno troppe tette o per niente tette e magari inizieranno a limonare dietro la porta dei cessi della palestra, a piangere isteriche e litigare come gatte rabbiose per un biglietto del samuele di turno.

ogni volta però mi sento un po’ di serie B ad essere solo una maestra. e chissà come sarei da prof…

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