lost in venice

picisto-20130604044120-798477da quando ho memoria venezia c’è sempre stata. mi ricordo una giornata calda in piazza san marco, forse avrò avuto 4-6 anni con un vestito celeste con dei fiorellini ricamati, calzettini bianchi e sandaletti, di quelli con gli occhi davanti, quelli che poi a 20 -quando ho messo a ferro e fuoco la grecia con catia- mi ero portata ai piedi, solo blu. di quel giorno a venezia mi ricordo i colombi e  forse mi ero anche persa davanti alla basilica. poi ho iniziato ad andarci da sola. sempre di più e sempre più spesso. a livelli diversi. con i morosi del momento e una volta con hugo pratt, o per incontrare  amici. la tesi l’ho fatta alla marciana (biblioteca in piazza san marco). partivo la mattina presto, andavo dal prof che mi inceneriva perché “non sei capace di scrivere”, mi chiudevo in biblioteca, aspettavo ore i volumi e i documenti che mi servivano (no internet, no pc) in un periodo di brutti pensieri e solitudini lontane. quando uscivo faceva freddo, pioveva freddo, tutti i giapponesi appena sposati si baciavano, sbagliavo vaporetto, perdevo il treno in stazione e mi mettevo a piangere, dopo quello c’erano solo treni locali che ci mettevano ore per tornare a casa. dei giorni arrivavo con l’acqua alta, un sorriso meravigliato e il cambio delle scarpe in borsa. della tesi non ho capito granché, adesso la rifarei diversa e sicuramente migliore. all’epoca volevo lavorare con QUEL prof e avrei accettato anche di scrivere per sua moglie la lista della spesa ogni giorno, per un anno. ho preso una tesi a caso, lasciando un prof e un’altra offerta che mi sarebbe piaciuta tanto di più. poi venezia è sempre stata a due passi, si partiva in treno e si girava, fino a perdersi. adesso non mi perdo più, e mi dispiace tanto. quando ci si perdeva per venezia, senza mappa, senza gps, senza telefonini era più bello. ma mi strega sempre nonostante tutto e tutti. adesso mi perdo nelle sale che erano della marchesa casati e di peggy. a guardare i pollock in solitaria con chéri e cercare di entrar dentro ogni goccia di colore lanciata. a bere in giro per campielli e a fare foto alle suore, fuori, in fila, come capinere sui fili del telegrafo. e qui mi passa per la testa la sicilia.

foto mie, lunedì scorso a venezia.

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10 thoughts on “lost in venice

  1. scrivo in modo simile al tuo, ma a differenza di te ho vissuto a venezia per tutti gli anni dell’università e per un paio di anni di lavoro e l’unica cosa su cui sono d’accordo è che è bello perdersi, ma non necessariamente in venezia; una città che ora detesto profondamente.

      • yesss….infatti vivo come una disgrazietta il non esser stato capace di trasmettere al mio figliolo l’amore per Lei, quando per me e (graziadio) per sua sorella è un piacere fisico tornare ad entrarLe dentro in ogni ruga.

  2. Cara Di, ultimamente leggo di cose turche, più precisamente ottomane, e in biblioteca ho incrociato uno scritto che… insomma… sì?
    Non essendo ammesso al prestito, magari un giorno… me lo presterai tu?

    PS Certo tu conosci gli ottomani meglio di me… scommetto che ne hai incontrati più volte… Eh… ;-)

    don Ugo

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