la simmetria dei desideri di eshkol nevo

simmetriame ne starò zitta e sola tutto il giorno. a fare dolci probabilmente. devo svampare un po’ di cose ed è meglio (per tutti) così. credete. in più ci si mette anche una procedura rapidissima da evadere (10 minuti) per un corso che devo fare fuori dai sacri confini, burocrazia che viene trascinata da giornate dall’ufficio che se ne deve occupare, ritardando la prenotazione di un volo che da 400€ è schizzato a 900€. e per giovedì prossimo dev’esser tutto fatto. stop.
poi c’è questo libro che mi è piaciuto immensamente e mi è stato consigliato da murasaki, che non ne sbaglia una. di libri amicali (di quelli che parlano di amicizie) ne ho letti tanti. quello che mi ricordo meglio è due di due quando andrea de carlo ancora non aveva buttato via le penne che funzionavano bene per scrivere, e io partivo per la grecia a 19 anni con la mia migliore amica dell’epoca. mi son sempre piaciuti di più i libri di amici maschi. la simmetria dei desideri mi ha tirato ganci (libera interpretazione sul significato più o meno letterale) e sollecitato coincidenze (se mai esistessero davvero, a me fanno sempre impressione). quattro amici tra haifa e tel aviv. scrive in prima persona uno di loro. le scadenze temporali le danno i mondiali di calcio. primo pensiero dopo aver letto haifa è stato il tempio bahá’í e i giardini, poi si legge di una passeggiata in quel posto che ho visto così tante volte in foto e di cui mi hanno sempre raccontato in un periodo lontano della mia vita passata. ma anche riferimenti più piccoli, sottili, che mi hanno tirata per i capelli per far uscire le cose incastrate nella memoria. uno dei quattro amici, churchill, ha la faccia e l’indole -e anche un po’ la vita- di un amico che non vedo più da tempo. uguale. è scritto bene, i quattro sembra di averli avuti a cena l’altra sera e quando il libro finisce si prende il telefono in mano per invitarli di nuovo. tanto non mangiano kosher.

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6 thoughts on “la simmetria dei desideri di eshkol nevo

  1. “i quattro sembra di averli avuti a cena l’altra sera e quando il libro finisce si prende il telefono in mano per invitarli di nuovo. tanto non mangiano kosher.”solo per questo viene voglia di leggerlo

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