balkan circus di angelo floramo

cop balkan circus def

angelo floramo è professore di materie letterarie e direttore della biblioteca guarneriana di san daniele del friuli -UD-. è friulano e di padre balkanico. è una persona incredibilmente colta che ha il dono immenso di poter, voler e saper divulgare con semplicità, ironia e manifesta passione quello che non è pane quotidiano per tutti, senza nessuna sfumatura di pedanteria o fastidiosa lista di titoli che -comunque- avrebbe tutta la facoltà di esibire. ascoltarlo dentro quello scrigno, che difende e cura, che è la biblioteca guarneriana, in guanti bianchi e sottovoce mentre sfoglia volumi incredibili o sentirlo trattare di libri proibiti schivando ogni noioso accademismo proposto, me l’ha fatto subito amare e mi sono persa, travolta, dalle sue parole per poi farmi guidare al porto -sicuro- che mi era predestinato. qualche mese fa è uscito balkan circus, l’ho letto ieri: ho trovato le stesse parole che mi hanno incantato ascoltandolo. conoscendo la sua voce, balkan circus non è stata lettura ma racconto.

“[… celti, goti, alani, longobardi, svevi]. noi friulani ne portiamo ancora qualche rabbiosa risata nel sangue, che ci rende talvolta ombrosi e insieme sognanti.”

non è la prima volta che parlo dell’esser di frontiera. in meno di un’ora da qui si va in slovenia, e poi oltre. ci siamo sempre andati anche quando i confini facevano paura a tanti. si andava al mare quando la croazia non era di moda e l’ufficio turistico, se mai è esistito, era quello jugoslavo non quello patinatissimo che pubblica strepitose foto dei tetti di dubrovnik con le tegole nuove. quelle tegole nuove (che mi danno un’idea di distruzione) son fotografate dalle mura, da torme barbariche vomitate dalle navi da crociera. su un autobus una signora italiana -bollinata con nome e numero di cabina- si è accorta di avere sbagliato direzione.. “perché questi slavi hanno tutti la stessa faccia..”. quando floramo parla delle spiagge croate in agosto noi sappiamo. perché le abbiamo viste prime della guerra, vuote.

il balkan circus di floramo non si ferma in croazia in bosnia in serbia ma va ben oltre. invoglia a percorrere strade e a riuscire ad entrare in altri scrigni persi e conservati in quella parte dell’europa che, forse perché si sente meno nostra, siamo pronti a prender d’assedio con pullman e guide turistiche con bandierina in mano.

chi ha mangiato un burek a sarajevo da sac, chi ha preso il fresco camminando lungo la miliacka, chi ha aspettato senza fretta che la sua bosanska kava si depositasse facendosi sciogliere lokum sulla lingua, chi ha guardato anse di fiumi nel mezzo delle foreste bosniache pregando nella sua lingua religiosa (quale sia) per quelli che son stati buttati dentro e non ritrovati ancora, chi ha guardato con occhi non felici le tegole nuove e i buchi dei mortai sui palazzi, chi andava a prender la carne, il pane e la marmellata con il passaporto e all’ultimo ci infilava anche la stecca di sigarette, chi guarda a est, chi guarda e non sa con chiarezza chi sono i buoni e i cattivi, chi si è trovato davanti un ponte fatto dai turchi in uno spazio che non si sapeva dov’era su una cartina.. ma era tutto in cirillico. chi si è perso o vuole perdersi per quelle strade. questi qui devono leggere balkan circus. per forza.

“tanto per ricordare che la tragedia non va mai presa sul serio. e che la leggerezza è la vera trama di cui è intessuta la vita”.

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