intanto anche dicembre è passato di fulvio abbate

dicembre_passato

presentato nella curva sud di d’orrico come uno dei migliori incipit. ha ragione lui, come sempre. “hitler venne ad abitare da noi durante l’autunno del 1961. pioveva a dirotto […]”. quello che d’orrico non mi aveva detto era che parigi c’era tutta dentro: teatri, mitologia e musica. l’ho iniziato pigramente all’imbarco del volo per parigi con un entusiasmo sempre crescente, per poi finirlo sul maledetto volo che mi ha riportata a casa, avendo negli occhi tutti gli sfondi precisi, perfetti, giustissimi. questo libro è scritto con la pancia: con le mani sporche della storia che si racconta, messa dentro ad una storia più grande (quella dei libri), con le persone che ci son dentro che sanno di buono, di vero, di famiglia, di sapone di marsiglia nelle camicie bianche, delle bugie di una mamma strepitosa e parigina honoris causa, dei gelsomini siciliani. la sicilia si mescola alla storia di uno zio hitler che diverte, ma che fa sentire chi legge un mostro proprio per i sorrisi che provoca. hitler dà solo la spinta ad una storia di famiglia a cui manca solo un centinaio di pagine per diventare saga. adoro questi libri che costringono a sacrificarmi (?) al sarcasmo: del clero “in slip inginocchiato ai piedi di una donna, una signora, occasionalmente in abiti da madonna, e su tutto il ronzio della cinepresa 8 mm“, del cinema “il don sarebbe diventato una valido autore, capace di far concorrenza a russ meyer” e della storia “hitler riusciva ad essere sistematicamente detestabile, un grumo di prepotenza, per giunta pusillanime”. la parte migliore del libro, magnifica per conto mio, è la seconda metà: fulvio abbate racconta dei nonni, degli zii, ma soprattutto dei genitori con la penna di un bambino che è stato felice di star al fianco dei grandi in situazioni ad altri vietate. alla fine, con la penna da grande, mette in ordine i pezzi e la composizione appare morbida e perfetta -come dovrebbe esser ogni famiglia- sbiadita agli occhi degli altri quel poco che serve e con i colori giusti delle foto che si tengono in una scatola di cartone sopra l’armadio in camera.

ancora un autore italiano che merita merita merita.

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