l’arte di correre di haruki murakami

“[…] inoltre, le cose che meritano di essere fatte, vanno fatte con tutto il nostro ardore, anche a rischio di esagerare”.

correre

in giro per saldi, abbandonato per terra in un negozio di vestiti svelandrini, con musica brasiliana a palla, c’era l’arte di correre di murakami. avrei potuto prenderlo in biblioteca o scaricarlo su kindle, era tempo che gli ronzavo intorno. ma mi ha chiamato lui, così, in quel momento, forse solo per farsi togliere di dosso la polvere. l’ho chiesto in prestito e la tipa, sulle prime, non capiva. poi ha controllato che non avesse dediche di fidanzati o bigliettini persi dentro alle pagine, mi ha chiesto se volevo leggerlo per iniziare a correre. io corro già.
così è venuto a casa con me, con due paia di sandali con i tacchi, retrò e bellissimi. si sente che non è mio, si porta dietro un odore dolce e alcoolico. chissà da quanto era per terra, ad aspettare. l’ho finito, lo riporterò nell’angolo per terra, un posto che però non merita.

volevo leggerlo, solo perché corro. faccio una fatica impossibile a partire e mi servono tutti i mantra e le spinte possibili per mettermi le scarpe e iniziare a correre. dopo i primi 10’/15′ la questione cambia: le gambe vanno e quando torno sono felice. felice e devastata.

non sono una passionaria del giappone e per niente di murakami, quello che ho letto di lui mi ha sempre messo angoscia -sensazione che non riesco ad arginare e che mi terrorizza-, sto leggendo 1Q84 (il primo volume) da mesi e vado avanti lentamente, forse per paura. l’arte di correre l’ho finito in una giornata, dopo aver corso un’ora l’ho iniziato: al solito i diari, le confessioni, le (auto) biografie mi piacciono molto. anche se l’arte di correre non è un’autobiografia in senso stretto murakami c’è in prima persona e racconta il suo running (quasi 30 anni!!!) , ma anche l’arte della sua scrittura con calma placida e teorie inconfutabili. le pagine in cui scrive della sua solitudine -amata, ricercata, indispensabile- potrebbero avere il mio nome sotto. murakami corre per scrivere:

se continuo ad esercitarmi con tanto impegno, infatti, è “per regolare e potenziare le mie capacità fisiche in modo da poter dare il meglio nella scrittura”

a ottobre del 2013 mi è scaduto l’abbonamento della palestra. ho salutato il tizio dicendogli che il giorno dopo avrei rinnovato. non mi son fatta vedere mai più e invece quel giorno (dopo) ho iniziato a correre. son partita con 1 minuto di corsa e uno di camminata (ripetuto per 5 volte): credevo di morire. adesso corro un’ora, cerco di correre tre volte alla settimana. non farò mai 350 km al mese, un’ultramaratona o una maratona all’anno come fa murakami, ma corro. quasi sempre da sola, in silenzio, senza musica ascoltando il mio respiro, con la testa che va dove vuole, stando attenta a dove metto i piedi. ieri ho incrociato lepri, aironi e gatti: tutti correvano più veloci di me.

sono diventato scrittore perché ho fatto di testa mia. allo stesso modo, non si diventa corridori perché qualcuno ce lo consiglia. fondamentalmente, si diventa corridori seguendo il corso naturale delle cose

collegamenti: murakami ha tradotto anche il grande gatsby
rilanci: raymond carver

running

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