agatha raisin e il mago di evesham di m.c. beaton

agathagià la scorsa estate mi aveva dato soddisfazione con la sua quiche letale: agatha raisin è il giallo da ombrellone leggero e svelto. agatha si è ritirata dalla city per la campagna inglese, fa parte di un comitato parrocchiale femminile, non è capace di cucinare e se si occupa del te delle 5 per le sue signore l’unica azione capace di fare è pagare una ditta di catering e cambiare i loro contenitori con piatti della sua credenza. si annoia a morte, cerca di socializzare ma non le riesce sempre bene, benissimo invece le riesce investigare su omicidi della zona. alla fine il bello non è scoprire il colpevole (non c’è nulla di misterioso, è anzi fin troppo evidente il colpevole) ma seguire le sue avventure rocambolesche: lady per niente asessuata senza un pelo sulla lingua, non fa mistero di voler soddisfare ogni suo bisogno e capriccio. questo episodio con il mago di evesham (parrucchiere piacione e ricattatore di signore âgé) è in gran parte ambientato in saloni fra pieghe e permanenti. finito di leggere proprio questo pomeriggio, in un paio d’ore di iper-relax passato con stagnole in testa (per iniziare la mia carriera da bionda) e massaggi alle tempie. quando il giovanissimo splendido massaggiatore di teste è in azione su di me (potrei esser sua madre) mi vedo come una di quelle placide gattone morbide che si fanno accarezzare per ore ricambiando con fusa rumorose ma tenendo sempre a disposizione artigli affilati nel caso qualcosa non andasse per il verso giusto. va tutto per il verso giusto, non son mai stata così fedele e per così tanto tempo a nessun precedente salone.

un parrucchiere è come il divano dell’analista, pensò agatha.

agatha è un portento: determinata nelle azioni, british come ci piace e incerta sulle cose della vita come siamo. un po’ come la signora in giallo che basta muova un passo perché scappi il morto, così succede ad agatha, ma nella campagna inglese e in tweed e con tutto lo humor necessario ed indispensabile, che è meglio.

agatha esitò. “che tipo di approccio possiamo adottare?” “odioso e diretto, direi, cara agatha. quel genere di cosa che ti viene benissimo.”

ci sono 25 romanzi che la vedono protagonista ognuno ha un suo finale ma solo nove son stati tradotti in italì: fate le furbe e leggeteli in ordine, non come me (ho letto il 1^ e il 9^) altrimenti si perdono pezzi della vita di questa fantastica agatha raisin che è un po’ come tutte noi vorremmo essere da grandi: vedove, con qualche soldino da parte, una bella casa, due gatti, uno maschio che ci sollazza e ci versa da bere e un amore che continua a sfuggirci.

  – sono la signora agatha raisin, alloggio all’hotel giardino. – c’è anche un signor raising? – è morto – mi dispiace – a me no

se vi piace l’ambientazione con messe in piega e sciatush, ma a roma, leggetevi un diavolo per capello.

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