venezia è un pesce di tiziano scarpa

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delizioso libretto da leggere se per venezia non siete dei novellini, anche se nasce come una guida io mi ci son accoccolata dentro e, di nuovo a venezia come cicerona, ho seguito tracce, orme e onde, tante onde. è vero, la bellezza sta ovunque a venezia e i veneziani devon esser abituati (istruzioni per difendersi dalla bellezza), ma devono avere anche le palle strarotte a sentir quello che si dicono/commentano fra loro i gondolieri da una gondola all’altra con branchi di orientali ad arraffare di tutto solo con le lenti e non con gli occhi. o i camerieri che pare non ne possano più di portar cappuccini e organizzare i doppi prezzi fra turisti e non. perché a venezia è così, o siete dei loro o siete turisti: stop. venezia è un pesce è libello diviso in piedi, gambe, cuore, mani, volto, orecchie, bocca, naso, occhi, libri, coda. 

mia personalissima venezia è un pesce:

piedi – ha piovuto tutta la mattina, fin quasi le due. alla faccia delle previsioni che davano sole. sandaletto e piedi sporchi luridi, da buttare in acido muriatico. ma poca gente soprattutto nelle prime ore. trattati sociologici si potrebbero scrivere solo sulle calzature usate nelle calli.

gambe – quello che ti serve con i piedi, altrimenti difficile, anche se lo scorso anno mia cuginetta made in usa se l’è fatta con gamba rotta, stampelle e sedia a rotelle portata dai fratelli e usate in emergenza. avventura epica di collaborazione e famiglia (a cui non son abituata): su e so pei ponti.

IMG_5038cuore – il mio, mi innamoro ogni volta e, anche se non riesco più a perdermi come una volta, mi colpisce al cuore sempre. il primo ricordo che ho di venezia: io piccola in piazza san marco con un vestito azzurro ricamato a fiori che mi piaceva tantissimo, sandali bianchi con gli occhietti davanti e calzettini con il pizzo. ogni volta mi rivedo lì a 7/8 anni schifata dai colombi co le mani dietro la schiena e i piedi storti.

DSCN8388mani – la zampata di possesso di questo qua sul ponte di rialto per foto da fare vedere agli amici su facebook. mia la bionda, mio il culo, mio rialto.

10481157_10152361149768821_141680503_nvolto – più di uno. scegliete voi. come vi piace. a me piace senza passare per piazza san marco, senza luoghi comandati, senza negozi. se però dovessi scegliere un volto solo, sarebbe quello di peggy -guggenheim-, palazzo dei leoni, mio personale luogo dell’anima, così li chiamano. persa nei pollock che mi entrano nella pancia come quando sento un bandoneon suonare dal vivo e odio per l’ulivo: l’albero dei desideri -regalo di yoko ono- piantato in giardino. la detesto, poco da fare. tanto quanto adoro peggy. equilibri ci sono, basta provarli. fra tutti: quelli di calder: orecchini, testata del letto e capolavori che oscillano dal soffitto. perfetto giocare a stare su un filo e camminare in equilibrio (se cado sotto c’è l’acqua del canal grande).

orecchie – tapparsele spesso e volentieri. venezia senza audio è più bella. da provare con colonna sonora da scegliere con meticolosa attenzione. le parole sono importanti: ne basta una fuori posto per disintegrare un sogno, poi quando cercate di ricostruirlo mancherà sempre un pezzo.

DSCN8390bocca – mangiare e bere a venezia. uscire da percorsi tracciati per trovare cose belle, inutile chiedere info su “posti non turistici”. cercateveli, se esistono. provate. passate oltre, fermatevi dove vi piace e vi trattano meno peggio. io ne ho trovati bellissimi, buonissimi e trattata bene. ci sono esistono. e non sottovalutate i mercati e i fiori freschi sui tavoli. mai.

375676_10151537785598821_281600939_nnaso – all’insù. non limitatevi allo sguardo altezza uomo. venezia ha livelli diversi. mio naso all’insù a caccia di alberi. è piena di giardini segreti che non son mai riuscita a vedere. fiori e pennacchi verdi e (ancora meglio in autunno) gialli e rossi bucano cieli e limitano sguardi. ci sono anche platani che fanno da porte ai piccoli che giocano a calcio. riuscite a scorgere anche qualche soffitto e i lampadari, si immagina siano impolverati e vecchi, soffiati lì vicino.

occhi – quelli che si tiene in mano santa lucia tanto da lì si deve passare: dalla sua stazione, la porta di venezia se non avete barche. fate due passi e arrivati alla scalinata un sipario si apre e vi si schianta addosso. dove una volta c’erano una chiesa e un convento adesso c’è solo il nome  della santa e i binari tronchi, manca il binario 20 fra il 19 e il 21.

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libri – le giornate passate alla marciana per la tesi, in un autunno di acqua alta, 1997. triste, sola e preoccupata, in un periodo di non felicità, avevo fretta di attraversar venezia e tornare a casa, usavo il vaporetto per fare prima, sbagliavo e prendevo quello lento, canal grande col freddo, al buio, bellissimo e tutti i giapponesi in viaggio di nozze che escludevano tutto il resto del mondo, arrivavo in stazione e regolarmente il treno mi partiva sotto agli occhi, e io piangevo. mi sarei lanciata sotto una lancia. degna conclusione: farla finita a venezia con buona pace di quel mona di marin sanudo che era nella mia tesi, fatta malissimo peraltro.
ancora libri. libreria acqua alta. cercatela. solo a venezia poteva esistere un posto simile. con il gatto giusto e il fantasma di corto che si perde per le sconte e, sicuro, passa di lì. e tonnellate di titoli. incanto distillato. 

coda – 1987 in coda con mia mamma e mia sorella per entrare a palazzo grassi a vedere arcimboldo. da lì niente è stato più come prima. poi me li trovo davanti a vienna e a parigi, per una triangolazione mistica.

foto mie.

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One thought on “venezia è un pesce di tiziano scarpa

  1. il primo ricordo che ho di venezia: io che mi fermo a cinque centimetri da un lampione piantato appena fuori S. Lucia, tale la botta del vederla davvero che ci stavo andando dritto contro.
    non tutti si chiamano Stendhal, a me è toccata quella sindrome lì…

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