A come parigi

parte l’alfabetiere parigino, perché parigi mi ha riempito totalmente e non riesco a fare un post unico. a distanza di tre mesi ho ancora la testa come un flipper e non riesco a far ordine, come in 3/4 delle cose della mia vita. l’alfabetiere (son maestra che ci posso fare, deformazione professionale…) non è un raccontare, non è un diario di viaggio, non è una guida turistica posso allungarmi e dilungarmi come mi pare collegando tutto quello che le sinapsi mi suggeriscono. ho aspettato anni prima di arrivare a parigi e quando ci sono arrivata non c’era niente di nuovo, ho avuto la sensazione di conoscere già strade e posti, probabilmente dimostravo sicurezza perché in diversi si sono fermati a chiedermi indicazioni, la cosa ridicola è che gliele ho sempre date! ho passato anni a leggere di parigi, del periodo d’oro, degli anni ’20, dei caffè, di chi ci andava, di chi ci stava, di chi ci moriva, della vita, di scrittori, di pittori, di galleristi e di modelle e una volta arrivata ho usato una scorta infinita di capacità di astrazione per amare -ancora di più- infinitamente una città che non avevo mai visto. ho camminato a caso. ho perso tempo, non ho visto metà delle cose che erano in lista, ho lasciato fuori librerie e biblioteche, negozi, ristoranti e pasticcerie, mi son fermata mille volte davanti ai mazzi di fiori, ad un campanello, alle targhe appese ai muri che hanno unito i puntini di un gioco enigmistico che mi ero costruita in testa da 0 a 1000.

lettera-aA come alice prin alias kiki de montparnasse alias la regina di montparnasse.
siamo arrivati a montparnasse stanchi morti, in metrò. sbucati nel carrefour con la rotonde, le select, quel che rimane de le coupole e le dome. tutti vuoti e con le insegne che si stavano accendendo. ostriche da poter imagesprender [huitres a emporter] e portarsi via con una bottiglia di champagne, due bicchieri e un paio di limoni per andar a far pic-nic da qualche parte, magari davanti all’hotel istria rifugio di artisti (come illumina la targa per i non edotti) e brindare a man ray e kiki che non immaginavano di diventare mito e musa per fotografi e curiose vintage (come me). nessuno avrebbe avuto nulla da ridere. [caso vuole che a due passi da casa a villa manin di codroipo -udine- da settembre ci sia un’esposizione di man ray e che kiki sia ovviamente sul manifesto ufficiale]

DSCN2390ci siamo infilati nel cimitero di montparnasse (1824), a quasi orario di chiusura, con i parenti di un funerale appena celebrato sul portone e un guardiano che aveva tantissima fretta di andarsene: gli ho chiesto dov’era sepolta kiki, mi ha risposto “chi è kiki?” da ucciderlo, lentamente e con atroci torture. la musa, ritratta da decine di pittori, pittrice a sua volta, desiderata e amatissima lui non la conosce e io non l’ho trovata. quel giorno lì non l’ho trovata, ma è solo rimandato l’appuntamento perché ci sarà un autunno di quelli gialli e rossi e avrò altro tempo per cercarla e trovarla. non son riuscita a trovare neanche baudelaire e man ray, ti indicano la zona con coordinate che son troppo generiche e purtroppo c’è pochissima manutenzione, poi è suonata la sirena e l’orrendo custode col suo berrettino inutile ci ha sbattuti tutti fuori. DSCN2391non ci son colline come al père lachaise, è tutto un piano, un grande prato di amici. non ci posso far niente, son andata a cercarli tutti, nei cimiteri e nei musei, per sapere che son esistiti davvero e che non sono solo sui libri. deviate astrazioni. è strano da spiegare, lugubre per qualcuno, ma non voglio parlare di turismo funerario, è incontro, rispetto, ricordo, è non dimenticare, è esser legati a persone e luoghi, a storia e storie che mi hanno tenuto compagnia nelle pagine e che mi hanno portata nel loro mondo, nel loro tempo con i loro modi. sarà per questo che entro sempre completamente nelle biografie che leggo.

DSCN2384montparnasse ha perso più di qualsiasi altro quartiere e zona di parigi l’antica allure, pochissimo è rimasto, ho sentito molto poco e ed è stato il posto che più mi ha deluso, quell’orrenda torre montparnasse pubblicizzata ovunque è un fastidioso pugno nell’occhio e come dicono i parigini “l’unica cosa buona è che quando ci vai sopra non la vedi”, vero. d’altra parte non credo sia possibile riuscire a mantenere lo charme dei primi del ‘900 in una città fagocitata da milioni di visitatori, solo la mia sperimentata capacità di astrazione l’ha fatto il più delle volte, ma qui ha fallito miseramente.

se volete leggere le memorie di alice alias kiki qui un librino scritto (dettato) da lei.

lettera-acome amélie de le fabuleux destin d’amélie poulain perché, sarà commerciale quanto volete, ma quando a montmartre son passata davanti al suo caffè e non ho capito subito perché mi era così familiare e poi ci sono entrata: i poster e i nani non mi hanno lasciato scampo e un grande sorriso me l’hanno fatto fare. camerieri discutibilmente educati e tanti parigini e far colazione. giapponesi che si coccolavano davanti al nano ma nessuna traccia della tabaccaia. il sacro cuore non è bello come quando ci è stata amélie. quel giorno pioveva una pioggia leggera e i colori dei fiori e dei dolci erano più belli. DSCN2418

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