come sono riuscita a sopravvivere ancora una volta a novembre (e non è neanche finito)

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lo odio.

mese infinito. arriva e non riesce a finire. ogni anno. non c’è sweet november che tenga. anche quest’anno sono sopravvissuta (ma mancano tre giorni e non posso ancora garantire.)

1. tagliatelo a metà. il 16 ho aspettato la mezza maratona con tutte le mie energie focalizzate sui piedi e le gambe. vi evito l’ennesimo pistolotto pro-running.il resto sembrava più facile. sembrava.
2. calze colorate. una volta scritto a lettere cubitali che il total black va sempre bene ma in alcun giorni (più di altri) il colore serve come terapia e che le calze color carne sono il male assoluto: sfogatevi. le ho di tutti i colori e come al solito, quelle che mi guardavano come fossi vestita in maschera fuori stagione, poi le hanno prese ma le mescolano come fossero vestite in maschera fuori stagione.
3. darsi obiettivi e tempi fissi e non estendibili per raggiungerli. io so che rendo di più sotto pressione e quando ho una meta da raggiungere. sono un esecutore. tu mi dici dove devo arrivare io faccio vado sbrigo e sistemo. automatismi che su di me funzionano.
4. avere un gatto di casa, per casa, che ci mette tre giorni ad imparare ad usare la gattaiola, con due perfetti imbecilli umani a far da personal trainer distesi uno dentro casa e uno fuori con crocchette e scatolette all’aragosta del maine; mentre il suo miglior amichetto di giochi in due minuti aveva già capito: dentro fuori divano copertina ok capito. tornare a casa e trovar in poltrona il tuo e sul divano disteso a profondamente addormentato il suo amico. si suppone ci siano party felini dalle 9 alle 5. li adoro.
5. mettersela via se non si riesce a leggere. per non tempo, non voglia o non entusiasmo. leggere non è un lavoro, non è neanche obbligatorio. son anni che non mi capitava di leggere così poco in un mese (di merda). verranno altri giorni (diceva il poeta, il mio poeta).
6. se già è un mese infame non serve prendersi zavorre ulteriori. c’è gente che se non ti tira per i piedi nella sua merda non è contenta. ma hanno paura di non trovare compagnia dove son loro? diteglielo che è pieno giù di là.
7. fare una cosa che non vuoi fare e che poi ti piace (ne avevi il sospetto). una ho detto. e si rischia, può anche andarti male.
8. non prendere ancora la cioccolata per i pacchetti di natale. perché poi a casa da sola, in piena PMS e crisi bulimica riscopri che un kinder è buonissimo, due son buoni, una scatola fa vomitare ed era meglio attaccarsi alla bottiglia della vodka, meno calorie.
9. prendersi un vestito nuovo, bellissimo a balette (si dice polka dots, eh). quello che quando arriva (già sei pronta a rimandarlo indietro per prenderlo di una taglia di più), lo provi e ti sta una meraviglia e quando lo vede chéri dice “ma non ne avevi già due a pallini?” segno dimostrazione e proclama evidente, inconfutabile di appartenenza all’universo cromosoma xy per cui diametro e circonferenza delle balette non sono tratto distintivo dell’abito.
10. occhiali neri e rossetto rosso anche se piove, se nuvolo e nonostante il colore verde della faccia che ti ritrovi davanti allo specchio certe mattine (sull’espressione da bulldog soprassiedo). quando ti fermi al semaforo e tiri fuori il rossetto e te lo metti in due mosse che neanche un samurai con la katana assassina, quello in fila a fianco non smetterà di fissarti e mancherà il verde che è già scattato, con tutto il casino di clacson a seguire. in altri mesi mandare baci, a novembre quel ghigno di perfidia che ci vien tanto bene.

e comunque finisce tutto. sempre. e finirà anche questo novembre.

immagine da tumblr

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One thought on “come sono riuscita a sopravvivere ancora una volta a novembre (e non è neanche finito)

  1. “ma non ne avevi già due a pallini?” è xy nel senso che noi maschietti siamo platonici; ci abbeveriamo all’idea iperuranica di vestito a pallini. Le bimbe, che restano incinte, sono aristoteliche, matter of fact, così e cosà.
    Ricordo del bignami del seminario.

    Se al semaforo, col vicino che ti guarda, baci il finestrino lasciando l’impronta rossa sul vetro, altro che clacson, arrivano pure le sirene.
    PxC.

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