capire un tubo di berlino

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a natale ero a berlino, schivati cenoni e pranzi. arrivati il 24 in una città incredibilmente deserta: tutto chiuso. ristoranti, negozi, bar, sony center compreso, TUTTO CHIUSO. appena vista la porta di brandeburgo, il sole stava andando giù, saremo stati forse in 100 (tutti non berlinesi) lì sotto,  abbiamo pensato a cosa doveva esserci nel nostro centro commerciale alle 5 della vigilia di natale: delirio dell’ultimo minuto. invece noi, in solitaria, abbiamo fatto una passeggiata anche sotto la pioggia fino ad alexander platz (con canzone milva/battiato nelle orecchie.. inevitabile). fametta risolta al volo in un baracchino con panino e insalata di patate e una birra che non son riuscita a finire per il freddo che faceva. siamo saliti su un autobus (100 o 200 non mi ricordo) fino al capolinea in pieno di quello che doveva essere quartiere est estremo con palazzoni a definizione sovietica. con le luci dei negozi spente, pochi colori, la pioggia e immaginazione q.b. ad occhi chiusi ci siamo solo avvicinati all’idea di quello che doveva essere. la sera della vigilia ce la siamo passata in un ristorante cinese (unico aperto trovato!!!) con la famiglia dei proprietari che cenavano accanto a noi. passare vigilia e natale fuori poteva rivelarsi disastroso dal punto di vista emotivo ma (a parte una leggendaria litigata con chéri all’ hamburger bahnhof, a noi piace così: ci togliamo la pelle litigando all’estero) siamo stati ottimamente. il giorno di natale ho chiamato la sacra famiglia in italia, quando eran tutti seduti a tavola (e non ancora abbastanza alcoolici) dalla cupola del parlamento dopo aver salito la rampa, visto arrivare il sole e sentito la voce della mia solenne audio-guida pronunciare “la trasparenza della cupola è simbolo della trasparenza del nostro parlamento”. nostro.. vostro.

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la cena di natale non ce la siamo però risparmiata: pasternak, lo aspettavamo da settimane, un ristorante russo dove non solo abbiamo mangiato benissimo ma siamo stati magnificamente, complice anche pianista poco improvvisato ma molto ispirato e servizio di un’ironia gustosa. non sto qua a raccontarvi quello che abbiamo visto, fatto, mangiato al millimetro, quanti gluewine bollenti ho bevuto anche in orari mattinieri per scaldarmi un po’. quando abbiamo deciso per berlino non ero per niente convita, volevo tornare a parigi e considerata l’esperienza agghiacciante di monaco di baviera non avevo entusiasmi di tornare in germania. mi son ricreduta immediatamente: berlino è stupefacente e ha una percettibilissima dimensione a misura d’uomo, è economica e godibilissima, si respira sicurezza, che non è poco di questi tempi.  il fatto che i negozi siano stati sempre chiusi (tranne un giorno), ha evitato salassi ulteriori alle mie già non proprio floride finanze ma ha anche sottolineato il fatto che si vive lo stesso bene forse anche meglio. memorabile anche una cena a sushi con inutili tentativi di riscaldarsi con zuppe di miso (con -8 fuori), non solo per la qualità eccellente ma anche per il tavolino poco lontano dalla porta d’ingresso!

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sono animale da museo ma se una cosa non mi interessa abbastanza non ci entro, tempo perso correre nelle sale solo per dire di esserci stati, e qui non ricomincio la polemica louvre, ringraziatemi perché vi evito il pippone. da vedere di musei a berlino ce ne sono a decine anche escludendo tutte le baracconate storiche, tornerò per quelli che eran chiusi nei miei giorni berlinesi. visto con sommo godimento il museo/fondazione helmut newton (vicino alla zoo), il brücke-museum (lontano dal centro, deserto e per questo esclusivo e di pochi a perdersi dentro pennellate violente, dolorose e coloratissime in un silenzio che solo la neve sa fare), l’hamburger bahnhof con tutti gli amici che si ha la gioia di veder più intensamente quando di rado si riescono ad incontrare dal vivo. qui anche pranzate o cenate: ristorante di sarah wiene da ricordo indelebile! per edibilità ed atmosfera. una delle cose che mi piace di più fare è mangiare nei musei, eccezionale quasi sempre all’estero, mai nei patri confini, purtroppo (per quello che ho provato). [maledizione perenne a quei bifolchi che hanno in gestione il ristorante della mia amatissima peggy guggenheim collection a venezia.]
inevitabile poi calarsi come bustine di te in acqua bollente con godimento mistico nella dimensione essenziale e mitica del bauhaus archive. e voler portarsi a casa OGNI cosa.

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ho avuto sempre gli occhi lucidi, perennemente e non per il freddo. per le piastrine quadrate di ottone incastonate nei marciapiedi davanti alle porte dei palazzi dove abitavano, con nome cognome data di nascita e campo di concentramento di destinazione; passando attraverso, dentro il monumento in memoria dell’olocausto e odiando quei genitori che hanno lasciato saltare i bambini su quei “blocchi” che urlano, e dovranno continuare ad urlare. in bebelplatz (ex opernplatz) a pensare al rogo del 10 maggio 1933: 25.000 libri pericolosi; davanti alla sinagoga a non riuscire nemmeno ad immaginare cosa doveva essere quella notte dei cristalli e tristemente vedere polizia e barriere ancora davanti agli ingressi. mi fa paura quest’empatia così violenta.

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altra storia per il muro, ma emozioni fortissime. quando è caduto ero davanti alla tv, ai telegiornali, grande per ricordarmi tutto bene, devo avere da qualche parte ancora un quotidiano dell’epoca.  la zona immediatamente intorno a checkpoint charlie è una sorta di baraccone storico, come ne esistono tanti in giro per il mondo li schifo e li odio, con gente in divisa sovietica e americana e bandiere d’ordiananza per far la foto (2€) davanti alla casoppietta ricostruita e museo (con tanto di biglietto non incluso nella museum-card) in cui comprare pezzi di muro originali (?). altra cosa, completamente diversa -e questa sì- imperdibile e da brividi è il berlin wall memorial in bernauer strasse: un centro di documentazione asciutto, essenziale, preciso e senza souvenir. se non ne avete abbastanza pezzi di muro in giro ce ne sono, il più lungo: east side gallery. 

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e poi i tubi. belli, colorati con spiegazione semplicemente ingegneristica al seguito.     da inseguire per tutta la città, impossibile non fare altrimenti.

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