una questione privata (fenoglio mi perdonerà)

800px-HENRI_ROUSSEAU_-_La_Encantadora_de_Serpientes_(Museo_de_Orsay,_París,_1907._Óleo_sobre_lienzo,_169_x_189.5_cm) 513certe città son questioni private. privatissima è parigi tanto quanto venezia. l’unica cosa che mi salva dall’esser lontana da parigi é l’esser molto vicina a venezia. la mia questione privata con venezia è iniziata il 20 gennaio del 1991. qui ai confini dell’impero la domenica a venezia è un grande classico fin da piccoli. venezia è IL mio regalo salvavita (non solo di compleanno) una giornata o anche solo mezza mi rimettono in piedi sempre: spritz, passeggiata, spritz, mostra, spritz, museo, spritz. un giro senza nessuna fretta e senza la voracità turistica di dover vedere tutto perché non si tornerà mai più, o chissà quando. negli ultimi anni la cosa si è amplificata a livello emotivo, le fughe son segrete, silenziose e senza mete definite, con posti che son diventati miei e dell’anima tanto da chiamare intitolazioni solo col nome di battesimo, e il ghetto mi costringe a in-seguirlo, ogni volta emozionata e chiedendo il permesso. ieri pranzo lungo a chiacchiere, spritz bianco, olive, cicchetti e baccalà con biscotti e candela pirotecnica finale che mi hanno portato per la fine della settimana di festeggiamenti! e poi parigi a venezia. parigi e TUTTI QUELLI CHE VOLEVO INCONTRARE a palazzo ducale in un tardo pomeriggio con piazza san marco mai vista tanto vuota. rousseau il doganiere mi ha trattata con i guanti con sale deserte e silenziose prendendomi per mano fino a farmi esser parte di quella cage aux fauves amatissima. c’eran tutti e tutti hanno preso vita in un girotondo incredibile di solitari intimi silenzi che mi hanno travolta: rousseau trainante padrone di casa; picasso che a novembre 1908 organizza celebrazioni per lui al bateau lavoir; cézanne con quelle mele che hanno stupito parigi e hanno fatto scivolare me sul pianto inclinato delle sue tovaglie; morandi e carrà a portare in un vuoto immobile anche un tricolore con il verde; delunay ipnotico e vorticoso; frida da una collezione privata berlinese (ieratica e non convenzionale) separata da diego nella sala accanto; la cricca del blau reiter. e poi baudelaire e apollinaire a scrivere il finale epitaffio (“[…] perché tu dipinga nel sacro ozio della vera luce”) che brancusi, mancava solo lui ma è arrivato all’ultimo momento, scolpisce. tutto perfetto per una festa di compleanno nelle sale di palazzo ducale con abbracci caldi di cento anni fa.

mi hanno già detto che non appartengo al mio secolo

1910, henry rousseau (e dida)

11063372_10152908635783821_892285675_ntappa finale in una libreria incredibile e ultimo giro di spritz.

foto micio di dida

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